E-STATE IN ITALIA - VII^- TOSCANA

Tra castelli e fortezze le orme inquietanti di storie sinistre

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Qui “ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”…
Eccoci giunti in una delle regioni dove tra castelli e manieri pullulano storie dal fascino incontaminato dai secoli. Cari amici che mi seguite lungo le escursioni nei castelli dopo aver letto questa pagina di oggi siete autorizzati a credere che la densità di horror consumato all’interno possa aver ispirato le più inquietanti produzioni artistiche.
Castello di Brolio

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Eretto nel XI secolo su un altura che domina le morbide colline della zona sud del Chianti, il Castello di Brolio deve il suo attuale aspetto a Bettino Ricasoli, che nella seconda metà dell’Ottocento volle farne uno dei più alti esempi del Neogotico Senese ed eseguire gli esperimenti che portarono alla nascita del moderno Chianti.

Le vicende che segnano la storia di questo castello fantastico sono un intreccio tra realtà e fantasia. La sua fama è legata, dunque, alla figura di uno degli uomini che lottò con passione per l’Unità d’Italia: il Barone Bettino Ricasoli deceduto il 23 ottobre 1880 in seguito ad attacco cardiaco. Uomo d’affari, fondatore del quotidiano La Nazione, massone (partecipò all’assemblea costituente di Firenze) e per ben due volte Presidente del Consiglio del neonato Regno d’Italia non venne inumato subito. La sua salma venne tenuta presso l’altare della cripta della cappella di famiglia e, si racconta, che da lì il suo spettro cominciò a terrorizzare i presenti con improvvise raffiche di vento, finestre che si aprivano e si chiudevano con violenza e un’invasione di falene. Al momento della sepoltura ben quattro uomini forzuti non riuscirono a sollevare la bare finché un prete non pronunciò la formula di liberazione dal demonio. Da quel giorno la leggenda si radicalizzò nelle visioni di molti testimoni: il barone appariva di notte tutto vestito di nero, in sella al suo destriero entrava nelle cucine per rompere i piatti, disfare le lenzuola del suo letto, terrorizzare i viandanti ma anche divenire misericordioso (pare che un contadino con l’aiuto del fantasma riuscì a liberare il suo carro immerso nel fango).

Nel 1965 Renato Polese, giornalista della Domenica del Corriere, nel passare una notte al castello incontrò il fantasma del barone e subito fece uscire un articolo di tre pagine . Grande potere del giornalismo!!!!! Il barone divenne lo spettro più famoso d’Italia.

Castello Pasquini

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Il Castello Pasquini domina il centro abitato di Castiglioncello. Il Castello Pasquini viene edificato a partire dal 1889 dal Barone Lazzaro Patrone, spregiudicato imprenditore arricchitosi col commercio del guano sudamericano, sulla proprietà di Diego Martelli, costretto a vendere le sue tenute di Castiglioncello e di Castelnuovo della Misericordia per le disastrate condizioni economiche.
Circondato da pini e lecci secolari, decorato all’interno in stile Coppedè, con fregi in parte di natura araldica, il Castello ebbe come ultimi proprietari privati i Conti Pasquini. Nel 1980 fu ceduto alla Regione e al Comune di Rosignano. Ristrutturato subito dopo accoglie importanti manifestazioni espositive e culturali. La recente installazione nel parco adiacente di un teatro-tenda dà la possibilità di accogliere manifestazioni convegnistiche di grande rilievo.

Castello Malaspina

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Il castello è attualmente in fase di restauro, ma è comunque aperto al pubblico, che può visitare i cortili, gli ambienti monumentali del palazzo rinascimentale, arredati con mobili d’epoca parzialmente originali, la parte militare del mastio.
Anche il castello Malaspina di Fosdinovo è un crocevia tra fantasia e storia. Si dice che sia stato teatro di delitti, che nelle sue stanze si trovassero strumenti di tortura, che vi abbia soggiornato Dante Alighieri ma soprattutto lo si ricorda per una storia triste.
Nel lontano 1221 la famiglia Malaspina si divise in due rami, detti dello Spino Secco e dello Spino Fiorito. A questi ultimi venne assegnato il potere sul territorio feudale di Fosdinovo. Tra alterne vicende, il potere dei Malaspina dello Spino Fiorito sul feudo di Fosdinovo si protrasse quasi per cinque secoli, fino agli inizi della Rivoluzione Francese.
Il castello rappresentò sempre un punto di osservazione privilegiato ben protetto da possibili attacchi e dotato di terribili strumenti di tortura. Alle sinistre storie delle torture è legata la vicenda della marchesina Bianca Maria Aloisia Malaspina. Si dice che, innamorata di un giovane stalliere, fosse allontanata forzatamente dal castello dai familiari, decisi a farle prendere i voti pur di interrompere quella relazione scandalosa per l’epoca. Di fronte al suo ostinato rifiuto di intraprendere la vita religiosa, la Malaspina sarebbe stata internata dai genitori in una cella del castello, attraverso la quale poteva ricevere solo acqua e cibo senza mai uscire. La sua precoce morte per stenti, causata da quella segregazione, è stata ipotizzata anche in base al ritrovamento di uno scheletro, presumibilmente attribuibile a una giovane ragazza, in una stanza dei sotterranei.

Questa drammatica storia è alla base della leggenda del fantasma: si tratterebbe, secondo gli appassionati di misteri e leggende, dell’anima irrequieta della marchesina.

Castello di Poppi dei Conti Guidi

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Il castello dei Conti Guidi a Poppi, in provincia di Arezzo, si trova su una rocca antica. Il piano terra del castello è adibito a museo storico in ricordo della battaglia di Campaldino del 1289, tra i Guelfi fiorentini e i Ghibellini di Arezzo, e vanta ospiti del calibro di Dante Alighieri e Taddeo Gaddi, allievo di Giotto. Ma le parti più interessanti da vedere sono i sotterranei, luogo morte di migliaia di innocenti e della leggenda della bella e spietata Matelda, contessa Guidi, nonché moglie dell’uomo più potente di Poppi.
Si narra che fosse così bella che molti spasimavano per lei sfidando il signore del castello, un uomo rigido e spietato.
La bella Matelda, non lo amava ma lo temeva e così trovò il modo per raggirarlo: si circondava di amanti di cui si sbarazzava dopo la notte di lussuria che offriva loro. All’alba invitava l’amante ad uscire dal castello da un passaggio nei sotterranei dicendogli che era un’uscita segreta. Il passaggio portava, invece, ad cunicolo buio e pieno di botole e lame acuminate. Le botole erano molto alte e nessuno poteva sfuggire a quella terribile trappola, nemmeno l’amante più agile.

Il numero di “sparizioni” in quella zona crebbe a tal punto che dopo l’ennesimo giovane che non fece più ritorno a casa, gli abitanti di Poppi decisero di assaltare il castello. Mentre il signore di Poppi era lontano con il suo esercito, abbatterono il portone e catturarono Matelda. Le poche guardie rimaste poterono ben poco e la folla inferocita riuscì a trascinare la castellana in cima alla torre e lì a murarla viva.
Ancora oggi si crede che la sua anima non abbia ancora trovato pace e che vaghi ancora nei corridoi e nelle stanze del castello di Poppi. Molti abitanti del luogo affermano di averla vista affacciarsi di notte da una finestra del castello di Poppi, vestita di bianco e con un viso ancora bellissimo. C’è anche chi sostiene che visitando il museo capiti di avvertire una voce flebile e provocante e di sentire soffi sul collo in grado di procurare brividi di freddo e di piacere.

Castello di Vincigliata

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Il complesso ha origini nel 1030 circa. Poco distante da Fiesole il castello possiede una magnifica struttura e giardini di straordinaria bellezza. Fanno da cornice un laghetto costruito facendo arrivare l’acqua dal torrente Mensola, sentieri tortuosi che attraversano il fitto bosco incontrando, ponticelli, muretti, statue di mostri mitologici e una grotta ninfeo, tipici elementi del giardino romantico.
Qui si consumò una storia di amore e morte, risalente al XIII secolo, tra due nobili fiorentini: Bianca degli Usimbardi e Uberto del Mezzecca.
Appartenenti a due famiglie rivali i due giovani si amavano follemente.
Ovviamente il padre di Bianca vietò la relazione clandestina ma quando scoppiò la guerra tra Firenze e Castruccio Castracani, signore di Lucca, fu costretto a partire per combattere. Al suo fianco c’era costantemente un cavaliere che salvò la vita di Giovanni rimanendo ferito. Solo in quel modo il padre di Bianca scoprì che il suo salvatore era Umberto del Mazzecca, l’amore segreto della figlia.
Giovanni, riconoscente, concesse la figlia in sposa al giovane. Il giorno del matrimonio però Umberto fu assassinato da un suo parente che non voleva le nozze tra le due casate nemiche.
Bianca distrutta dall’avvenimento morì pochi mesi dopo di dolore. Sembra che il suo spirito si aggiri ancora tra le mura del castello, tormentata dal ricordo di quell’amore infelice.

Castello di Lari

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Le prime fonti storiche riguardanti la struttura risalgono al 732, sebbene essa sia stata ricostruita più volte sotto le famiglie che la gestirono nel corso dei secoli. Nel periodo medievale appartenne alla Repubblica di Pisa e alla famiglia fiorentina dei Vicari a partire dal 1406. Nel sedicesimo secolo il castello divenne la sede del Tribunale dell’Inquisizione e alcune sale vennero usate come prigioni e stanze di tortura. Fu quindi utilizzato come un carcere fino alla seconda guerra mondiale e, dal 1991, è considerato un patrimonio artistico italiano di valore inestimabile aperto al pubblico. Proprio perché qui trovarono la morte centinaia di persone molti sono i fantasmi che si crede che vi abitino.

Uno di questi è di Gostanza da Libbiano, una donna processata per stregoneria nel 1594 perché curava i malati con erbe ed altri ingredienti naturali. Fu accusata di avere rapporti con il demonio e di aver ucciso un giovane con le sue cure, e fu quindi rinchiusa in una cella dove subì violenze tremende. Dopo essere rimasta menomata fisicamente e traumatizzata psicologicamente, venne liberata e confinata a tre miglia di distanza dalla sua casa fino alla sua morte, in preda alla pazzia. Da allora, si crede che il suo spirito torni talvolta nelle prigioni e che attraversi i muri vestita di cenci e catene, o che le sue urla disperate riecheggino nella valle.

Altro fantasma è quello di Giovanni Princi o “il Rosso della Paola”, un contadino incarcerato nel 1922 per le sue idee politiche antifasciste e morto impiccato nella sua cella. Sebbene sembrasse un normale suicidio, in realtà si trattava di un omicidio: dopo esser stato picchiato dai guardiani, venne impiccato solo dopo essere morto. Quando il carcere fu chiuso, il custode e i sorveglianti dichiararono di aver incontrato il fantasma del Rosso nel castello, che si presentava come un uomo avvolto nella nebbia che, dopo poco, si dileguava tra i corridoi.

Castello di Strozzavolpe

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In questo splendido maniero situato a Poggibonsi (Siena) vi attendono sorprese che noi umani mai potremmo immaginare!!! Il fantasma non è un valoroso cavaliere innamorato, né un principe valoroso e nemmeno un nobile tradito. E neppure trattasi di dama cortese o malefica bensì di una…volpe!!!
Il principe Bonifazio lo fece costruire ma una volpe pare terrorizzasse tutta l’area e un mago di corte predisse che una volta uccisa ne dovesse esser conservato il corpo, dunque il principe la imbalsamò riempiendola d’oro.
Cari amici per non oltrepassare i limiti editoriali devo interrompere qui il mio viaggio tra i misteri castellani toscani. Si dice che esiste uno spettro che infierisce sui giornalisti e che non sia un tipo “democratico”. Per amore di chi legge la Pagina della Cultura preferisco non provocarne le ire …al prossimo appuntamento.

Antonella Giordano

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