E-STATE IN ITALIA - V^

…tra Castelli da Mille e una notte

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Chi tra voi punta al Veneto per una vacanza indimenticabile alzi la mano. Dico subito che non è una regione da mordi e fuggi perché il patrimonio storico artistico è smisurato. Complice la variegata geografia del territorio e l’altrettanta molteplicità di accadimenti storico politici che l’hanno reso protagonista il turista si trova davvero smarrito se costretto a dover fare i conti con il poco tempo disponibile. Nel mio viaggio alla scoperta dei castelli ho censito quelli per i quali magnificenza si coniuga meglio con storia e leggenda in un contesto da lasciare letteralmente incantati.

Castelbrando

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CastelBrando è uno dei più grandi e antichi castelli d’Europa. Domina le colline del Prosecco, da poco Patrimonio Unesco.

Sorge alle pendici del monte Castello, dominando i borghi di Valmareno e Cison stessa. CastelBrando affonda le sue radici in 2000 anni di storia stratificata e rappresenta una pagina aperta sul passato del territorio e sulle gesta di popolazioni, condottieri e illustri personaggi che ne hanno evidenziato eroiche imprese. Abitato sin dalla preistoria, il primo castrum venne eretto a partire dall’età romana come struttura di controllo e difesa della Via Imperiale Claudia Augusta, che collegava l’Adriatico al nord Europa.

Il castello ha origini assai antiche e il primo nucleo dovrebbe risalire all’epoca delle invasioni barbariche, quando c’era la necessità di difendere la vicina Ceneda - che pure ospitava un castrum - con una fortificazione rivolta verso la pianura. Come testimoniano i reperti, già allora si era formato negli immediati dintorni un centro abitato stabile ma il tutto decadde con l’arrivo dei Goti non potevano essere avvistati perché giungevano dai valichi a nord.

Il castello fu però recuperato dai Longobardi, la cui presenza era qui molto forte vista l’istituzione del Ducato di Ceneda. Tuttavia, essi ne fecero ben presto dono, con tutta la Valmareno, ai vescovi locali (forse per iniziativa della regina Teodolinda) che la tennero anche sotto i Franchi e, successivamente, il Sacro Romano Impero.

A partire dall’XI secolo castello e feudo appartennero ad alcune signorie locali. Nel 1154 finì ai Caminesi e, nel 1343, tornò per un brevissimo periodo alla diocesi. Con la morte del vescovo Ramponi, infatti, il feudo fu assoggettato alla Repubblica Veneta che lo diede a Marin Faliero, futuro doge. Questi però fu più tardi giustiziato e la fortezza ritornò alla Repubblica. Nel 1436 quest’ultima lo donò a Brandolino IV Brandolini e al Gattamelata, condottieri di ventura al servizio della Serenissima. In seguito, a causa di una promozione militare del Gattamelata egli lo cedette totalmente al primo.

La dominazione veneziana portò un lungo periodo di pace e Castelbrando, cessate le funzioni militari, fu adattato tra il XVI e il XVIII secolo alle esigenze dei Brandolini che lo trasformarono in un palazzo signorile applicandovi lo stile delle ville venete e creando un interessante nonché innovativo per l’epoca sistema di "riscaldamento". I conti tennero il castello sino al 1959, quando lo vendettero ai Salesiani che lo utilizzarono come seminario e luogo di ritiro. Rivenduto da questi nel 1997 all’imprenditore Massimo Colomban, è stato restaurato di recente e ospita oggi un albergo.

I giorni 18, 19 e 20 aprile 2009 è stato sede internazionale del primo G8 dell’agricoltura, presieduto dal ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Luca Zaia.

Il Castello carrarese di Padova

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Col nome di Castello di Padova (o Castelvecchio) si identificano una serie di costruzioni militari difensive che si sono succedute durante i secoli alla biforcazione del Bacchiglione in Tronco Maestro e Naviglio interno. L’ingresso del fiume in Padova era infatti un punto di eccezionale valore militare ed economico (la vicina torre della catena svolgeva infatti funzione di dogana per le merci che arrivavano via fiume).

Il Castelvecchio sorge infatti in un punto nevralgico a sud di Padova, un importante incrocio di strade romane e luogo nel quale il Bacchiglione entrava in città diramandosi verso est con il Naviglio, reso poi navigabile. A costituirne la prima traccia fu la Torlonga.

Castello e torre divennero la pietra angolare della prima cinta muraria della città eretta, a sistema di difesa dal libero comune, tra il 1195 e 1210 attorno al nucleo abitato.

Nel 1237 Padova, comune Guelfo, perse la sua indipendenza: Ezzelino III da Romano, vicario dell’imperatore Federico II di Svevia, assediò la città fino al 1256. Fu lo stesso tiranno ad affidare la ricostruzione del Castello all’architetto Zilio, il quale rinforzò la torre già esistente e ne costruì un’altra all’angolo opposto del Castello.

Dopo la sconfitta di Ezzelino il Castello, abbandonato, cadde in degrado fino all’avvento della nuova signoria Carrarese, nel 1318. Durante la signoria di Ubertino da Carrara venne collegato alla Reggia Carrarese dal traghetto alle mura, un passaggio sopraelevato che aveva la funzione di collegare i due complessi, e nel 1374 Francesco il Vecchio ne affidò una vera e propria ristrutturazione a mastro Nicolò della Bellanda.

E’ possibile ancor oggi vedere la struttura di quest’ultima fortezza in un affresco che rappresenta la città, realizzato da Giusto de’ Menabuoi nel 1382 presso la Cappella di Beato Luca Belludi al Santo. Dal dipinto si evince come Castello e torre fossero affrescati esternamente con un motivo a scacchi rossi e bianchi, i colori dello stemma cittadino.

Molti affreschi sono stati ritrovati anche all’interno, durante i lavori di restauro dell’Osservatorio e del Castello. Tali splendide decorazioni testimoniano che la struttura, oltre a conservare il suo aspetto difensivo-militare, era adibita a residenza nella quale soggiornavano il Principe e i suoi ospiti quando vi si recavano.

Con lo sterminio della famiglia Carrarese da parte dei veneziani e la conseguente Damnatio Memorie ogni traccia della signoria venne cancellata.

Dal 1405, anno della definitiva caduta della signoria, al 1797 Padova divenne provincia veneziana perdendo la sua indipendenza. Il Castello gradatamente perse la funzione di fortezza e già agli inizi del ’600, con il modificarsi dei sistemi di difesa, venne adibito a magazzino per munizioni, rimanendo tale fino a metà del ‘700.

Nello stesso secolo la Torlonga divenne Osservatorio separandosi nettamente dal resto della vecchia struttura che, nel 1805 mediante un edito di Napoleone, venne relegata alla funzione di “Casa di forza” rimanendo tale fino al 1992, anno della sua chiusura.

Attualmente il Castello sta vivendo un’importante opera di restauro, bonifica e rivalutazione per essere restituito in maniera integrale alla città. Le principali fasi progettuali dei nuovi interventi sono il restauro della struttura e degli affreschi. Il Castello è destinato così a diventare un’importante polo culturale cittadino attraverso una serie di progetti ed iniziative che prenderanno forma una volta completati i lavori di bonifica e restauro.

Il Castello del Catajo

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Il Castello del Catajo è un monumentale edificio di 350 stanze, fu costruito a partire dal XVI secolo da Pio Enea I Obizzi presso Battaglia Terme (Padova). Ampliato dalla stessa famiglia nel ’600 e ’700 e trasformato poi in reggia ducale dalla famiglia Asburgo-Este in esilio da Modena.

La famiglia Obizzi, originaria della Borgogna (in Francia), si può considerare, nella storia italiana, una famiglia di "Capitani di ventura", giunti in Italia al seguito dell’imperatore Arrigo II nel 1007.

Dopo una prima residenza in Toscana, la famiglia si stabilì nel territorio della Repubblica di Venezia, allora molto potente e raramente in guerra con gli stati Italiani perché più interessata alle conquiste esterne all’Italia, legate alle sue attività marinare.

In un periodo di pace Pio Enea degli Obizzi (il quale impose il nome all’obice, il cannone da assedio), attratto dalla bellezza dei luoghi, decise di costruire un palazzo adeguato alla gloria della famiglia.

Esso fu ideato dallo stesso Pio Enea senza l’aiuto di architetti e quindi sta a metà tra il castello militare e la villa principesca. Fu costruito in soli tre anni fra il 1570 e il 1573 (tranne che per l’ala in alto, risalente al secolo XIX). All’inizio erano previste pitture solo nei muri esterni (ora scomparse) ma nel 1571 Pio Enea chiamò Gian Battista Zelotti (allievo di Paolo Veronese) ad affrescare i muri interni con le gesta della sua famiglia.

La famiglia Obizzi si estinse nel 1805 con il marchese Tommaso, che lasciò il castello agli eredi della casa d’Este (Arciduchi di Modena); sotto Francesco IV fu costruita l’ala visibile più in alto e detta "Castel Nuovo". Alla morte di Francesco V, senza figli, il Catajo passò all’Arciduca ereditario d’Austria Francesco Ferdinando.

Fu per opera di questi due ultimi proprietari che l’armeria ed il museo degli Obizzi, assieme ad una vasta collezione di strumenti musicali e quadri, furono trasferiti rispettivamente nel castello di Konopischt ed a Vienna. Dopo la prima guerra mondiale il Catajo fu assegnato al governo italiano come riparazione dei danni di guerra ed esso poi lo vendette alla famiglia Dalla Francesca nel 1929.

Il Castello di Bevilacqua

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E’ un castello del Trecento situato nella pianura veronese vicino Montagnana, a soli 40 minuti da Verona, Padova e Vicenza. Un luogo incantato, una location per matrimoni, ricevimenti, cerimonie e banchetti di indiscutibile charme, unica ed incantevole in tutte le stagioni. La raffinata eleganza rinascimentale rivive nei saloni affrescati del Castello, negli arredi d’epoca e nei magnifici giardini pensili.

Costruito su una preesistenza tipicamente romana come il castrum, edificato nel 1336 da Guglielmo Bevilacqua e ampliato dal figlio Francesco, il Castello di Bevilacqua è inizialmente concepito come fortezza destinata a resistere agli impetuosi urti del tempo: la guerra con Venezia nel XV secolo, la conseguente occupazione dei Serenissimi e gli scontri fra Veneziani e Imperiali agli inizi del XVIsecolo.

Il Cinquecento segna un rinascimento anche per il Castello, che viene riammodernato e trasformato in villa con ampi e ricchi saloni dal celebre architetto Michele Sammicheli. Nel 1756 Gaetano Ippolito Bevilacqua prosegue l’opera di restauro, ricavando i grandi saloni del primo piano coperti da volte ribassate.

Neanche un secolo dopo, in seguito agli eventi napoleonici, nel 1848 l’edificio viene incendiato dall’esercito austriaco, quindi restaurato dieci anni dopo dalla contessa Felicita Bevilacqua e dal marito, il Generale Giuseppe La Masa. Dotato di un coronamento a merli, il complesso acquista un’immagine neogotica in assonanza col gusto romantico del tempo.

Ma l’Europa non trova pace e con lei il castello: durante la seconda guerra mondiale è posto di comando dell’esercito tedesco; successivamente ospita un collegio di Salesiani fino al 1966 anno in cui è nuovamente colpito dalle fiamme. Nell’ultimo decennio, grazie all’impegno della famiglia Iseppi - Cerato, il Castello viene finalmente restaurato e restituito allo splendore dei suoi anni migliori, confermandosi meta privilegiata per incontri con la storia.

Il Castello di Zumelle

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E’ situato in una valle inserita nall’ambiente naturalistico della Valbelluna. Oasi di verde e di spazi naturali per escursioni a piedi, in bicicletta ed a cavallo. Il maniero domina la vallata di Mel, sulla Sinistra Piave. La sua storia è antichissima e, seguendone le tracce, ci troviamo improvvisamente catapultati nell’antico Impero Romano. La posizione strategica del territorio – una porta d’accesso al cuore dell’Europa – rese quest’ultimo il sito ideale per la costruzione di una torre fortificata che doveva vegliare sulla Claudia Augusta Altinate, strada militare romana di cui ancora oggi si può seguire il tracciato.

Secondo la leggenda, dopo la morte di Teodorico (526 d.C.), sale al trono dei Goti la figlia Amalasunta, che annovera tra i suoi uomini più fidati un tale Genserico e tra le sue ancelle Eudosia.

Teodato, cugino di Amalasunta, desideroso di prendere il potere trama una congiura e dopo averla imprigionata nell’ isola di Bolsena (535 d.C.) la fa uccidere a tradimento. Genserico, fugge con Eudosia e si ritira nella Val Belluna dove, su rovine di un insediamento difensivo antico, (...) edificò un Castello con una torre per sua fortezza (...), ben munito da fossati e mura. Egli prende in moglie Eudosia, l’ancella fuggita con lui, e da questo matrimonio nascono due gemelli. Per questo al nuovo possente castello viene dato il nome di "Castrum Zumellarum" (Castello dei Gemelli detto poi di Zumelle). L’importanza di Zumelle cresce con gli anni, ben presto il castello controlla direttamente il territorio che ora comprende le terre di Mel, Lentiai, Valmarino.

Antonella Giordano

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