Donare un organo, è donare vita

In calo donazioni e trapianti durante la pandemia

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Donare un organo, significa dare speranza e vita a tante persone. Quello della donazione, è un gesto che dovrebbe spingerci noi tutti, senza riserve, a compiere. Nel 2019, in piena crisi del governo Conte (1), si riuscì ad approvare un Decreto che contiene le norme del regolamento sul Sistema Informativo Trapianti (Sit). In sintesi, vale la regola del “silenzio assenso”: se al momento del decesso non si “dichiara nulla, nessuno si può opporre”. Ma esiste, ovviamente, anche la manifestazione di volontà da parte del cittadino di esprimere la volontà con il consenso o dissenso nel donare organi. Ma come stanno andando le donazioni e, soprattutto, i trapianti di organi con la sanità nazionale impegnata su larga scala a combattere la pandemia da coronavirus?

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Purtroppo il Covid-19 "ha rallentato" donazioni e trapianti di organi in Italia. Ma il calo "è attutito dal contemporaneo aumento del tasso di consenso al prelievo". È quanto rileva il report del Centro nazionale trapianti (Cnt) che, in occasione della 23esima Giornata nazionale della donazione di ieri, fa il punto della situazione sull’attività della Rete trapiantologica in questo periodo di lockdown. "Dall’inizio dell’emergenza i donatori di organi utilizzati sono stati 127, contro i 166 dello stesso periodo dello scorso anno (27 febbraio-16 aprile). Una diminuzione del 23,5%", sottolinea il report. I trapianti effettuati durante la pandemia sono stati 362 (-16,8% rispetto alle stesse settimane del 2019). Al momento il bilancio del 2020 "resta comunque positivo (+3%), grazie alla forte crescita dell’attività che si era registrata tra gennaio e febbraio", dichiarano gli esperti.

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Ma chi può divenire donatore di organi?

Dal sito dell’AIDO (Associazione Italiana Donatori di Organi), si legge che: I donatori di organi sono persone di qualunque età che muoiono in ospedale nelle Unità di Rianimazione, a causa di una lesione irreversibile al cervello (emorragia, trauma cranico, aneurisma etc.) o di un prolungato arresto cardiaco, accertato tramite elettrocardiogramma per almeno 20 minuti, che abbiano prodotto la totale distruzione delle cellule cerebrali causando la morte del paziente per irreversibile e completa cessazione dell’attività cerebrale. Tutti gli organi sono prelevabili. In presenza di malattie infettive trasmissibili, l’idoneità dell’organo al trapianto è scrupolosamente valutata dai medici con specifici esami. In qualche caso, la malattia di uno o più organi non pregiudica la utilizzazione di altri organi o tessuti per il trapianto.

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Pertanto, da quando il virus ha iniziato a diffondersi, ci si ritrova davanti a un calo delle donazioni “inevitabile data la situazione complessa delle terapie intensive che sono i luoghi in cui si può procedere all’eventuale donazione di organi dopo l’accertamento di morte- precisano gli esperti - Nella parte dell’anno antecedente alla crisi sanitaria, invece, le donazioni erano aumentate considerevolmente: +13,1% dal 1° gennaio al 26 febbraio 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019”. Riguardo ai trapianti, invece, il calo è più contenuto: “durante la pandemia sono stati 362 (-16,8% rispetto alle stesse settimane del 2019), ma la rete - evidenzia il Cnt - è riuscita a mantenere sostanzialmente attivi anche i centri trapianto degli ospedali più impegnati nella cura dei pazienti covid-19, da Bergamo fino agli ospedali milanesi e a Torino, dove sono stati trapiantati anche reni di donatori svizzeri che rischiavano di rimanere inutilizzati a causa della sospensione dei trapianti nella Confederazione elvetica”.

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L’impatto della pandemia sui trapianti era atteso, ma il sistema sta tenendo” ha detto il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) Massimo Cardillo, commentando il report. “Non era non era scontato, visto che negli altri paesi europei si osservano cali molto più drammatici”. Per Cardillo “il merito è dello sforzo straordinario che stanno compiendo tutti gli operatori sanitari della rete trapiantologica, quasi tutti contemporaneamente impegnati anche nell’assistenza ai pazienti con Covid-19 ricoverati nelle rianimazioni e nei reparti. Quello che chiediamo agli italiani - aggiunge - è di sostenere questo impegno con il loro consenso alla donazione: senza il ’sì’ dei cittadini nessun trapianto è possibile”.

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Un invito, quello di Cardillo, a cui molti hanno potuto dare una risposta in occasione della Giornata nazionale della donazione degli organi e dei tessuti, promossa dal Ministero della Salute e dal Centro Nazionale Trapianti, scaricando il tesserino che attesta la volontà alla donazione dal sito www.diamoilmegliodinoi.it, a firmarlo e a portarlo con sé insieme al documento d’identità. Un gesto che in questi giorni hanno compiuto pubblicamente il ministro della Salute Roberto Speranza, il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro e infine il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli. La dichiarazione sul tesserino ha piena validità di legge, in attesa poi di potersi recare al Comune a rinnovare la carta d’identità, oppure presso le Asl o le sedi Aido, e registrare il consenso anche nel Sistema informativo trapianti.

Nicòl De Giosa

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