Doctor Strange

Il Mago Supremo buca il grande schermo

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L’ MCU, il Marvel Cinematic Universe ha raggiunto la fase tre: “Civil War”.La guerra civile tra gli Avengers, la super squadra di eroi che combatte il Male, stavolta lotta contro sé stessa, dividendosi in due fazioni, l’una capeggiata da Captain America, l’altra da Iron Man.Certo che i Marvel Studios si trovano dinanzi alla necessità di tessere tante tele (per dirla con l’uomo ragno) per continuare a innovare e stupire con fantasmagorici effetti visivi, trasportando lo spettatore in dimensioni parallele fatte di pura evasione e distillato di divertimento.

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Questa missione, si può affermare senza ombra di dubbio, è riuscita in pieno, almeno fino ad oggi.A questo punto potrebbe iniziare a farsi concreto un rischio saturazione, una ripetizione, un avvitarsi su sé stessi.Si pone l’imperativo di gestire la crescente difficoltà della continuità globale delle storie, garantirne lo sviluppo coerente, seguendo dinamiche narrative che ripercorrono le collaudate linee guida delle moderne serie televisive.Rimandi continui, trasversalità nello script, il tutto assemblato ad arte e finalizzato a mantenere costantemente alta la soglia di interesse dello spettatore, traghettandolo quasi inconsapevolmente di situazione in situazione, quindi di cinematics in cinematics (almeno fino a che gli incassi al box office continueranno a lievitare).Ebbene in questo momento assistere alla genesi di un eroe come Doctor Strange, così diverso dal convenzionale, è un vero toccasana, perchè reale elemento di novità.Lo Stregone Supremo, soggetto complicato, dai poteri immensi, è forse però percepito come “minore”, rispetto a quella massa critica sulla quale si incastona la densa cosmogonia di casa Marvel.

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Doctor Strange parla di magia più che di superpoteri classici, di dimensioni parallele, di esoterismo, simbologia alchemica e modelli mistici.Nelle sue storie il pericolo proviene dal soprannaturale, al quale si cerca di dare un’interpretazione trasposta quasi su un piano scientifico piuttosto che esclusivamente metafisico, una lettura imperniata più sulla meccanica quantistica che sull’incognito.La prima apparizione del personaggio, creato da Steve Ditko (testi e disegni), risale al 1963. Protagonista è un neurochirurgo arrogante, egoista, egocentrico, materialista, dedito all’alcool e donnaiolo.Un amante della “bella vita” insomma.In seguito a un incidente d’auto, che avrà conseguenze devastanti per il fisico e le finanze, inizierà un disperato viaggio sull’Himalaya alla ricerca del suo Io interiore, dell’ equilibrio che conduce alla sola Conoscenza Consapevole.Cosi Stephen Strange assurge a “Mago Supremo”, signore delle arti mistiche, colui che protegge il mondo da minacce di natura magica grazie alla sua immensa conoscenza dell’occulto.Una trasposizione di un universo Marvel quasi parallelo al convenzionale, fatto di altro, più ampio e ricco di sfaccettature, oscuro, denso di fascino e mistero.

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Un’evidente contrapposizione tra coloro che difendono l’umanità dalla costante minaccia su un piano fisico, come gli Avengers, e chi assume il fardello di una strenua protezione della Terra dal Male che emana dalle Arti Nere.

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Nel cosmo cinematografico di riferimento, era assente ingiustificato un personaggio così particolare come il nostro dottore.Si introducono per la prima volta le arti mistiche, la meditazione, le arti marziali, il corpo astrale e il dominio della mente sulla fisicità.Concetti cari a quelle dottrine orientali, pur mescolate a quelle mistiche proprie dall’Occidente, che negli anni Sessanta diventarono parte integrante di certa controcultura americana.La trasposizione filmica è diretta da Scott Derrickson ( Sinister, The Exorcism of Emily Rose), che ci conduce in dimensioni inesplorate attraverso gli occhi di un uomo, scettico quanto disperato, che si ritrova guidato dall’Antico, suo maestro e mentore, nonché potentissimo mago.

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Elementi che vengono sapientemente miscelati in una “begins” che vede dissolversi l’essenza di un arido arrogante uomo di scienza, convertito alla consapevolezza, che riuscirà ad aprire le porte della percezione, iniziando il processo di maturazione, genesi della creazione del Mago.A conti fatti un gran bel film questo, con effetti visivi che grazie all’attuale tecnologia hanno la capacità di trasporre su grande schermo immagini visivamente rappresentate sulle strisce del fumetto.Un risultato impressionante con effetti da capogiro.Suggestivi i mondi rotanti e i palazzi che si piegano su loro stessi, il paragone va ad Inception di Nolan, richiamando le impossibili geometrie di Escher, ma anche al cubo di Rubik e alla scatola dei Cenobiti di Hellraiser.Gli interpreti sono perfetti, da Ejiofor a Wong all’androgina Tilda Swinton nel ruolo dell’Antico (cosa che ha fatto in un primo momento storcere il naso ai puristi della storia).Su tutti, Benedict Cumberbatch che semplicemente è Stephen Strange, così come Robert Downey Jr. è Tony Stark.

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Se vogliamo fare un appunto e trovare cosa manca per arrivare al top, è un’analisi introspettiva di maggiore spessore del cattivo Mikkelsen e un po’ più di spazio per gli agli altri personaggi solo umani quali l’ex fiamma di Strange, interpretata da Rachel McAdams.Comunque tutto l’insieme, dalla Cappa della levitazione all’Occhio di Agamotto, compensano eventuali leggerezze.

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Sebbene sempre presente quel pizzico di autoironia e l’immancabile esilarante cameo del grande Stan Lee, da sempre elementi vincenti e marchi di fabbrica di queste trasposizioni, nel film di specie ci troviamo davanti a ben altre ambientazioni tipicizzate in un contesto decisamente virante verso momenti di violenza e impatto molto più marcati rispetto a precedenti messe in scena, ma che sono in sintonia col carattere dell’opera.Grazie Dottore per essere arrivato da quel portale.La tua venuta ha portato una ventata di aria fresca in casa Marvel.Ci voleva...

Buona visione.

Massimo Lupi

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