Def, la bozza: pil -8,1% nel 2020, rimbalzo nel 2021 (Altre News)

Coronavirus, come cambia la spesa? Meno cibi freschi, ridotti gli sprechi -Mef: "Reddito sotto 15.000 euro per 44% italiani" - Consob,Savona: "Sistema non è a rischio" - Alitalia, Patuanelli:Newco in prime settimane di giugno.

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Def, la bozza: pil -8,1% nel 2020, rimbalzo nel 2021

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In media d’anno, il pil reale nello scenario tendenziale si contrarrebbe di 8,1 punti percentuali in base ai dati di contabilità trimestrale e dell’8% per cento in termini grezzi. Lo si legge nella bozza del Def. Nel 2021 atteso il rimbalzo della crescita a +4,7%. La relazione al Parlamento incrementa la deviazione temporanea di bilancio a ulteriori 55 miliardi in termini di indebitamento netto (pari a circa 3,3 punti percentuali di pil) per il 2020 e 24,6 miliardi a valere sul 2021 (1,4 per cento del pil)’’.

Il rapporto deficit-pil salirà al 10,4% quest’anno per poi scendere al 5,7% nel 2021. Il debito pubblico (al lordo dei sostegni) salirà al 155,7% quest’anno per poi scendere al 152,7% nel 2021; al netto dei sostegni. Stime decisamente diverse da quelle del Documento programmatico di bilancio di fine anno a causa dell’emergenza coronavirus che ha "drammaticamente cambiato" lo scenario economico. L’impatto del Covid e delle misure anti-contagio faranno sentire i loro effetti "per diversi mesi", si aggiunge nella bozza attesa domani mattina in Consiglio dei ministri. Il documento prevede lo stop agli aumenti dell’iva e delle accise previsti dalla legislazione vigente per il 2021 e gli anni seguenti.

Se non fosse scoppiata la crisi del coronavirus il deficit/pil italiano sarebbe sceso all’1,8%, contro il 10,4% attualmente stimato. Tuttavia, come sopra descritto, in un breve lasso di tempo lo scenario macroeconomico è drammaticamente cambiato: l’abbassamento della previsione di crescita del pil rispetto alla Nadef 2019, pari a 8,6 punti percentuali in termini di crescita media annua, comporta un maggior deficit per 4,1 punti di pil.

Inoltre il decreto Cura Italia ha un impatto sull’indebitamento netto di 1,2 punti percentuali se valutato in rapporto alla nuova stima del pil nominale. Di conseguenza, il deficit tendenziale (escluso l’impatto di bilancio delle nuove politiche) sale al 7,1% del pil. I pagamenti per interessi aumentano al 3,6%. Il saldo primario dovrebbe registrare un deficit del 3,5 per cento del pil.

"La contrazione del pil, senza precedenti, sarebbe spiegata per circa un terzo dalla caduta del commercio internazionale di beni e servizi e per la rimanente parte dalle politiche di distanziamento sociale e dai cambiamenti nei comportamenti dei consumatori a livello nazionale. I consumi delle famiglie scenderebbero in misura lievemente inferiore al pil, mentre assai più accentuato sarebbe il crollo degli investimenti", si legge nel documento. "Le importazioni cadrebbero più delle esportazioni, dando luogo ad un contributo netto del commercio estero alla crescita di segno positivo e ad un ampliamento del surplus delle partite correnti della bilancia dei pagamenti".

Gli interventi a sostegno dei redditi e dell’occupazione sono inclusi in questo scenario. Un’evoluzione che ha fatto perdere all’economia 126 miliardi in termini di pil rispetto al 2019.

L’azione del Governo sarà indirizzata ’’all’introduzione di innovativi strumenti europei che possano assicurare una risposta adeguata della politica di bilancio alla luce della gravità della crisi e, al contempo, migliorare le prospettive di crescita di lungo termine e migliorare la sostenibilità delle finanze pubbliche dei paesi membri’’, si legge. ’’A fronte di uno shock simmetrico come quello che ha colpito l’intera aerea è, tra l’altro, importante che la reazione delle politiche macroeconomiche sia anch’essa simmetrica onde evitare che la pandemia faciliti e aggravi la divergenza all’interno dell’Eurozona’’, si sottolinea.

’’Il contrasto all’evasione fiscale e le imposte ambientali, unitamente ad una riforma della tassazione che ne migliori l’equità e ad una revisione organica della spesa pubblica, dovranno pertanto essere i pilastri della strategia di miglioramento dei saldi di bilancio e di riduzione del rapporto debito/pil nel prossimo decennio’’, prosegue il documento.

’Il debito pubblico dell’Italia è sostenibile e il rapporto debito/pil verrà ricondotto verso la media dell’area euro nel prossimo decennio, attraverso una strategia di rientro che oltre al conseguimento di un congruo surplus di bilancio primario, si baserà sul rilancio degli investimenti, pubblici e privati, grazie anche alla semplificazione delle procedure amministrative’’, prosegue il documento. ’’Tanto maggiore sarà la credibilità delle riforme strutturali messe in atto, tanto minore sarà il livello dei rendimenti sui titoli di Stato, agevolando il processo di rientro’’.

Coronavirus, come cambia la spesa? Meno cibi freschi, ridotti gli sprechi

Un’indagine di Altroconsumo

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Meno spreco di cibo ma anche meno cibi freschi. Più tempo in cucina e attenzione ai prezzi. Così cambia la spesa ai tempi dell’emergenza sanitaria. La fotografia è di Altroconsumo che ha condotto un’indagine statistica, riportata in un articolo sul sito dell’associazione, su come sono cambiate le abitudini alimentari degli italiani su 1.044 intervistati tra i 18 e i 74 anni, distribuiti come la popolazione generale per genere, età, livello di istruzione e area geografica, tra il 16 e il 17 aprile 2020.

Emerge che il 41% butta meno cibo rispetto a prima dell’emergenza Covid-19. Aumentano anche le corrette abitudini contro lo spreco alimentare come pianificare i pasti e fare prima una lista della spesa (il 39% lo fa più spesso per entrambe le voci) e riutilizzare in cucina di più gli avanzi (33%).

Inoltre, stando all’indagine, cuciniamo di più (49%) e mangiamo anche di più (35%). Crollano gli ordini a domicilio, rispetto a prima dell’emergenza: il 40% degli intervistati ne fa di meno, il 16% ne fa di più.

Cresce, poi, l’attenzione ai prezzi (il 34% ci fa più caso rispetto a prima). E nel carrello cosa ci finisce? Il 30% compra meno cibi freschi (frutta, verdura, carne, pesce...) rispetto a prima (il 19%, invece, lo fa di più). Aumentano quindi gli acquisti di surgelati e degli alimenti in scatola (circa il 30%). Quanto a snack dolci e salati, il 25% ne compra meno, mentre un 22% ne compra più di prima.

Dove si fa la spesa? Un 25-30% si rivolge più di prima all’online o ai piccoli negozi di quartiere; il 50% fa meno la spesa al supermercato rispetto a prima, ma c’è anche un 44% che ha mantenuto la stessa frequenza.

Mef: "Reddito sotto 15.000 euro per 44% italiani"

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Il 44% dei contribuenti dichiara il 4% dell’Irpef totale collocandosi nella fascia di reddito fino a 15.000 euro. E’ quanto emerge da un comunicato del Mef. Nella fascia di reddito tra i 15.000 e i 50.000 euro si posiziona il 50% dei contribuenti, che dichiara il 56% dell’Irpef totale, mentre solo circa il 6% dei contribuenti dichiara più di 50.000 euro, versando il 40% dell’Irpef totale.

Sempre nel 2018 oltre 10,2 milioni di soggetti hanno un’imposta Irpef netta pari a zero. Si tratta prevalentemente di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, ovvero di coloro la cui imposta lorda si azzera per effetto delle detrazioni riconosciute dal nostro ordinamento. Inoltre, considerando i soggetti la cui imposta netta è interamente compensata dal bonus ’80 euro’, i soggetti che di fatto non versano l’Irpef salgono a circa 12,6 milioni, si legge nelle ’Dichiarazioni dei redditi persone fisiche Irpef per l’anno di imposta 2018’ diffuse dal Mef.

E’ pari a 21.660 euro il valore reddito medio dichiarato nel 2018, in crescita del 4,8% rispetto all’anno precedente, emerge ancora. L’addizionale regionale Irpef ammonta nel 2018 a circa 12,3 miliardi di euro (+3,1% rispetto al 2017). L’addizionale regionale media è pari a 420 euro. Il valore più alto si registra nel Lazio (620 euro), il valore più basso si rileva in Basilicata e in Sardegna (280 euro). L’addizionale comunale ammonta invece complessivamente a 5 miliardi di euro, in aumento del 3,6% rispetto al 2017, con un importo medio pari a 190 euro, che varia dal valore massimo di 250 euro nel Lazio, al valore minimo di 70 euro nella Provincia autonoma di Bolzano.

Consob,Savona: "Sistema non è a rischio"

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"Uno dei pilastri del nostro sistema è il risparmio, ha un volume che può affrontare crisi. Non lo fa per colpa della sfiducia e gettare sfiducia non è corretto. Il sistema non è a rischio". Lo ha detto Paolo Savona, presidente della Consob, in audizione davanti alle Commissioni riunite Finanze e Attività produttiva. "Ho fiducia, l’export si riprenderà non appena le imprese torneranno ad operare, sempre nel rispetto della sicurezza sanitaria", ha aggiunto il presidente dell’autorità.

Savona ha spiegato che la Consob "ha ricevuto forti pressioni dall’interno del Paese per chiudere le contrattazioni di Borsa. La Consob non può, può solamente se ci sono problemi tecnici che in questa emergenza non sussistono", ha chiarito.

"I nostri poteri sono solamente tecnici, mi sono appoggiato alla consulenza legale della Consob, che mi ha risposto di ’essere certa’. Non avevamo spazio per muoverci. Non possiamo muoverci autonomamente", ha ribadito Savona sulla decisione di non chiudere la Borsa, azione che secondo il presidente "avrebbe anche danneggiato i piccoli risparmiatori e non i grandi". "Se i poteri della Consob venissero rafforzati potremmo muoverci", ha detto ancora.

Il presidente dell’autorità ha poi sottolineato che dall’avvio dell’emergenza Covid-19 da parte della Consob "non c’è stato alcun ritardo nell’esercizio dei suoi poteri" sia "sulla sospensione di quotazioni di Borsa allo scoperto sia nel caso dell’applicazione di ulteriori provvedimenti sulle comunicazioni" che devono essere date all’autorità. "Abbiamo abbassato la soglia di comunicazione delle variazioni delle partecipazioni" con l’obiettivo "di accrescere le informazioni utili al buon funzionamento del mercato", ha ricordato Savona.

Quanto a Borsa Italiana, "può operare indipendentemente dalla sua collocazione" ma "se il Parlamento o il governo vogliono, possono invocare la Golden power su questo tema" ha detto il presidente della Consob riguardo alla società che gestisce il mercato finanziario italiano, controllata al 100% dalla holding London Stock Exchange Group dal 2007.

Alitalia, Patuanelli: "Newco in prime settimane di giugno"

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’’La newco con capitale pubblico contiamo di concluderla entro le prime settimane di giugno. In questo modo Alitalia potrà tornare a scalare quote di mercato appena si potrà a riprendere a volare dopo la pandemia del coronavirus’’. Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, lo spiega in occasione di un’audizione alla Camera sulle prospettive di Alitalia a seguito dell’emergenza coronavirus.

’’Alitalia attualmente ha circa 90 aerei, ma non avrà difficoltà a trovare nuovi aeromobili sul mercato, in questa fase di criticità per la pandemia di coronavirus’’, ha sottolineato poi aggiungendo che in questa situazione dovuta al coronavirus, ’’si potrebbe pensare di cambiare l’alleanza con Sky Team. Comunque qualsiasi ragionamento e valutazione sull’alleanza’’ va fatta dalla compagnia con tutti i ministeri competenti.

’’Nessuno può dire che vi saranno esuberi zero nella nuova newco, ma cercheremo di tutelare l’occupazione’’, ha poi affermato Patuanelli spiegando: ’Non ho mai detto che Alitalia in futuro opererà con 25 o 40 aerei, anzi ho sempre detto che bisogna rinnovare la flotta’’, conclude Patuanelli.

’’Discontinuità aziendale non deve per forza essere vista come una separazione degli asset, ma una differenziazione aziendale. Trasferire così sic simpliciter l’azienda in un altro contenitore non funziona’’ ha detto ancora. ’’Il Governo sta parlando con l’Europa per avere risorse sul turismo e sul trasporto areo, ma al momento dall’Europa non è ancora arrivata risposta’’, ha aggiunto.

"Non mi ricordo che ci sia stato un governo degli ultimi dodici anni che abbia risollevato le sorti di Alitalia, a partire dai ’capitani coraggiosi’ per finire con l’esperienza Etihad ha poi concluso - Evidentemente è un problema che non è che non lo ha risolto il M5S, ma evidentemente è un problema che non è facile da risolvere. Non abbiamo avuto offerte definitive per cedere Alitalia’’.

Redazione

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