David Wisna e Helen Spitzer

I due ebrei deportati ad Auschwitz si sono ritrovati dopo 72 anni

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Come tutte le narrazioni che parlano di quanto la vita sia straordinaria e imprevedibile, anche la storia di David Wisna e Helen Spitzer è finita per diventare un libro.

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L’ha raccontata David Wisna in One Voice, Two Lives: Da Auschwitz Prisoner al 101 ° Airborne Trooper, un memoriale pubblicato nel 2015 in cui, tra le altre cose, l’autore racconta la straordinaria storia d’amore vissuta tra i forni crematori di Auschwitz con Helen Spitzer una delle prime donne ebree ad arrivare in quei campi di concentramento.

La protagonista femminile, Helen Spitzer viene dalla Slovacchia, dove ha frequentato una scuola tecnica e terminato un apprendistato come grafica.

È gracile e perennemente ammalata ma sa parlare il tedesco e ha competenze grafiche. Inizialmente le viene dato il compito di segnare le uniformi delle detenute con una vernice rossa, in seguito le attribuiscono degli incarichi amministrativi, lavora alla registrazione delle donne in arrivo. È davvero brava, Helen, e col trascorrere del tempo, si fa apprezzare per le sue qualità.

Le sue responsabilità aumentano ma per il suo impegno c’è una contropartita: la donna è libera di spostarsi all’interno del campo, fa la doccia regolarmente e non deve indossare una fascia al braccio.

Helen non diventerà mai una collaboratrice nazista o un’ebrea incaricata di sorvegliare gli altri prigionieri, utilizza invece la sua posizione privilegiata per aiutare detenuti e alleati, per manipolare i documenti e riassegnare prigionieri ad altri incarichi.

L’altro protagonista del libro è David Wisnia, un ebreo polacco.

Quando arriva ad Auschwitz, inizia a lavorare raccogliendo i corpi dei prigionieri che si buttavano contro la recinzione elettrificata che circondava il campo, poi si sparge la voce che è un bravo cantante e i tedeschi lo scelgono per finire le loro giornate nei lager ascoltando le sue canzoni.

Lo assegnano alla “Sauna” il luogo, dove i vestiti dei detenuti vengono disinfettati, ed è in quell’ambiente che Helen Spitzer lo nota.

Lei ha venticinque anni, lui diciassette.

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La loro passione scoppia impetuosa, irrefrenabile. Non si tratta di semplice amore. Quell’impeto sancisce prima di ogni cosa il loro attaccamento alla vita, il suo trionfo in quel contesto di morte.

Alla intraprendente Helen basta poco per organizzare i loro incontri.

Una volta al mese i due amanti mettono l’uno sull’altro dei pacchi di vestiario dei prigionieri. Salgono quella incerta scala e raggiungono un piccolo anfratto, uno spazio tutto loro.

Da quell’altezza la veduta è tristissima: due forni crematori perennemente accesi, ma ai due giovani basta chiudere gli occhi per non vedere più nulla, per non sentire più i cani da guardia abbaiare e i fucili sparare.

Lontani da sguardi indiscreti e protetti da detenuti pagati con del cibo per sorvegliare i loro incontri segreti, David e Helen si amano così per un anno intero, dimenticando in quei momenti ogni loro umana sofferenza.

Quando nel ’44 i nazisti cominciano a svuotare i campi e a distruggere le prove dei loro crimini Helen e David comprendono che da quel momento le loro strade si sarebbero divise, ma si amano molto e per questo si ripromettono di incontrarsi, a guerra finita a Varsavia

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David è dunque trasferito a Dachau. È destinato a una morte certa ma, durante la marcia della morte, riesce ad agguantare una pala e a colpire l’ufficiale tedesco che lo ha in custodia. Riesce a scappare, si rintana in un fienile. Ne viene fuori quando sente qualcuno parlare americano.

Non conosce bene quella lingua ma il suono gli è familiare. È così simile a quel mantra che ha ripetuto ogni giorno nei campi di concentramento per non dimenticarlo: un indirizzo che tiene stampato nella memoria.

È lì che andrà a vivere, in quella strada dove da qualche tempo si sono trasferite le sue zie, in America.

Ben presto David dimentica Varsavia e tutti i proponimenti. Parte per l’America, diventa venditore di enciclopedie. Incontra Hope e la sposa.

Anche Helen sarà presto libera. Dopo Auschwitz, è mandata prima a Ravensbrück, e poi a Malchow. Scampa alla morte fuggendo e confondendosi alla gente.

Riesce alla fine a raggiungere Varsavia, ma a quell’appuntamento con David e con il destino non c’è nessuno ad attenderla.

Più tardi incontra Erwin Tichauer, un responsabile della sicurezza dell’Onu.

È un uomo gentile e colto. Helen ritrova la fiamma della passione. Si sposa.

Sebbene anche lei e il marito siano sfollati, vivono fuori dal campo: lei si occupa di distribuire cibo tra i rifugiati, in particolare alle donne incinte.

Negli anni successivi entrambi si dedicano all’attivismo umanitario in Perù, Bolivia e Indonesia; lui insegna bioingegneria a Sydney e poi si trasferiscono prima ad Austin, in Texas, e poi nel 1967 a New York, dove Tichauer diventa professore di bioingegneria alla New York University.

Durante tutti questi anni Helen Spitzer parla regolarmente con gli storici, ma non tiene mai discorsi pubblici e non menziona mai David Wisnia.

Soltanto nel 2015, dopo la pubblicazione del libro di memorie di David, figlie e nipoti cominciano a fare domande precise e quella storia d’amore segreta vissuta tra i forni crematori, alla fine salta fuori.

In realtà David per tutti quegli anni non ha mai smesso di pensare a Helen e quando anni prima un suo amico organizza un incontro, è davvero speranzoso di rivedere la sua vecchia fiamma, ma lei non si presenta. All’epoca Helen era già sposata, non voleva ritornare a quel passato.

David Wisnia decide di riprovarci nel 2016 e lei, ormai vedova, accetta. Sono passati settantadue anni dal loro ultimo incontro.

Quando David varca quella stanza, dove Helen giace in un letto quasi cieca, il tempo si ferma.

Mano nella mano, Helen e David, dimenticano per un lungo momento, durato due ore, chi sono e tornano con la mente a quei giorni lontani.

Di nuovo soli, lontani da occhi indiscreti vivono un’emozione che non può essere raccontata con le parole.

David intona una canzone. È ungherese, gliela aveva insegnata Helen nei campi di prigionia, era diventata la loro canzone d’amore.

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Helen è morta lo scorso anno. Aveva compiuto 100 anni.

David racconta che in quell’incontro lei gli aveva rivelato di averlo salvato dalla morte per ben cinque volte, cancellando il suo nome dalla lista dei detenuti da uccidere.

E forse, nell’età in cui non c’è spazio per i rimpianti e i pentimenti, David si sarà domandato perché mai avrà disertato quell’appuntamento con l’amore a Varsavia.

Gianmatteo Ercolino

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