Dall’Italia al Ghana per curare i malati di Parkinson

La storia di Serena, giovane biologa impegnata nell’estrazione della “polvere miracolosa”

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Il team del Prof. Gianni Pezzoli, Direttore del Centro Parkinson e Disturbi del Movimento dell’ASST Gaetano Pini-CTO e Presidente della Fondazione Grigioni, sta conducendo in Africa uno studio sull’utilizzo della polvere estratta dalla pianta tropicale Mucuna pruriens per curare i pazienti affetti da Malattia di Parkinson. Dall’ottobre del 2015 fa parte della squadra anche Serena Caronni, una giovane biologa nutrizionista di Seveso che ha lasciato l’Italia alla volta del Ghana per estrarre la polvere “miracolosa”.

Ho sempre avuto il sogno di lavorare in Africa – dice Serena – e sin dal primo giorno in cui ho messo piede al Centro Parkinson, prima per un tirocinio pre laurea e poi per il mio progetto di tesi con la dott.ssa Michela Barichella, ho chiesto di essere inclusa nella sperimentazione della Mucuna pruriens”. Così ha lasciato lo studio di Seveso ed è volata più volte in Ghana insieme alla dott.ssa Francesca Del Sorbo, neurologa e al Dott. Roberto Cilia, neurologo e responsabile scientifico del progetto. Il suo compito, durante i soggiorni in Africa, è quello di affiancare i colleghi nella somministrazione della Mucuna pruriens e nell’estrazione della polvere dal seme.

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È un processo molto semplice, nel segno della sostenibilità – spiega la giovane Biologa Nutrizionista –. La Mucuna infatti è una pianta tropicale che cresce spontaneamente in Africa, dove è considerata infestante, e che può essere facilmente coltivata nel giardino di casa. All’interno del frutto di questa pianta si trova la levodopa, il principio attivo con cui in Occidente curiamo chi è affetto dalla Malattia di Parkinson. Basta semplicemente tostare il seme in una padella, aspettare che si schiuda, estrarre la parte interna, macinarla fino a ridurla in polvere e mescolare la polvere in acqua”.

Nel giro di pochi minuti dalla somministrazione si notano subito gli immediati miglioramenti: “Gli effetti della Mucuna sembrano miracolosi perché spesso i malati in Ghana non hanno mai assunto nessun farmaco per combattere i sintomi del Parkinson e lo stadio della malattia è spesso molto avanzato. In molti muoiono di Parkinson”.

Le dosi di Mucuna sono somministrate dai neurologi del team del Prof. Gianni Pezzoli. Il Dott. Roberto Cilia, responsabile del progetto, racconta: “Prima di arrivare in Africa, abbiamo lavorato a lungo in Bolivia, dove questa sperimentazione è già in atto da molto tempo e dove abbiamo imparato a dosare la Mucuna in modo da poter sopperire ai farmaci tradizionali. Solo il 10% di chi è affetto dalla Malattia di Parkinson in Ghana riesce infatti ad avere accesso ai farmaci a base di levodopa. Grazie alla Mucuna, tutti i malati potrebbero curarsi a costo zero”.

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Il primo passo per la riuscita del progetto è stato quello di coinvolgere e formare il personale medico locale: “Sono rimasta piacevolmente sorpresa da come funzionano gli ospedali in Ghana – racconta Serena – soprattutto grazie ai medici eccezionali che ho incontrato che hanno a cuore il benessere dei pazienti. I medici in Africa vivono il loro lavoro davvero come una missione e i pazienti sono sempre riconoscenti per le cure ricevute, al di là dell’efficacia”.

A febbraio 2018 è stato pubblicato un lavoro di confronto tra la terapia tradizionale e quella con la Mucuna pruniens effettuato presso una clinica in Bolivia, dove la neurologa locale utilizzava la polvere tostata come fonte di levodopa per trattare i pazienti con la malattia di Parkinson che non potevano permettersi di acquistare le terapie farmacologiche standard. Durante lo studio le terapie sono state entrambe somministrate, secondo una sequenza casuale (randomizzata), agli stessi pazienti per 8 settimane. I 14 pazienti che hanno partecipato allo erano affetti da malattia di Parkinson con fluttuazioni motorie e movimenti involontari. Lo studio ha confermato che la terapia a base di semi di Mucuna è efficace e sicura tanto quanto un preparato farmaceutico nel controllare la sintomatologia motoria.

Massimo Favia

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