Da riforma fisco a lotta evasione, via libera a Pnr (Altre News)

Pensioni, quota 100 anche nel 2021 - Statali, più pensionati che dipendenti nel 2021 - Migranti, Bellanova: "80mila domande di regolarizzazione, norma andava fatta" - Concorsi pubblici, addio carta e penna

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Da riforma fisco a lotta evasione, via libera a Pnr

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Via libera al Pnr, il piano nazionale di riforma con cui il Governo si presenterà in Europa indicando quel quadro di interventi necessari a smuovere l’economia del post Coronavirus e a far ripartire il Paese. Una strategia di rilancio che prevede di rimettere mano ad un fisco, "eccessivamente complesso" e riequilibrarne il carico. Oltre ad una semplificazione amministrativa e allo sblocco delle opere pubbliche, infatti, il piano del governo punta ad una riforma tributaria che migliori" l’equità e l’efficienza" e sia coerente con il principio di progressività sancito dalla Costituzione, riducendo le aliquote effettive sui redditi da lavoro e aumentando al contempo la propensione delle imprese ad investire e a creare reddito e occupazione. Anche il cuneo fiscale sarà un altro importante capitolo del programma di rilancio assieme alla lotta all’evasione fiscale da perseguire anche con l’incentivo e l’utilizzo dei pagamenti digitali.

Altro capitolo, il rientro dall’elevato debito pubblico che "rappresenta un freno alla crescita dell’economia oltre che un pesante fardello per la finanza pubblica". Il Programma di Rilancio sarà pertanto accompagnato da un aggiornamento del Programma di Stabilità che presenterà non solo nuove proiezioni fino al 2023, ma anche un piano di rientro del rapporto debito/PIL su un orizzonte decennale. E se la strategia del governo mira nell’immediato a sostenere la ripresa dell’economia, la politica di bilancio punterà dunque "al rilancio della crescita" e poi, su un orizzonte di medio termine, ad una gestione prudente della finanza pubblica rafforzandola con opportune misure.

E poi salario minimo a supporto dei lavoratori più deboli; valorizzazione del patrimonio pubblico, al fine di incentivare gli investimenti e la crescita economica e ridurre il debito pubblico;nuova spending review per liberare risorse necessarie alla riduzione del debito e riqualificare la spesa delle Amministrazioni pubbliche.

Pensioni, quota 100 anche nel 2021

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Quota 100 anche nel 2021. E’ il quadro riepilogativo che notizie.it delinea dopo le dichiarazioni di un esponente del Pd, il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, che dunque sancisse una tregua sul meccanismo da sempre criticato dai dem che comunque sperano, dopo il 2021, di sostituirlo grazie ad una nuova riforma sulle pensioni.

La misura, ha detto Baretta in un’intervista a La Repubblica, “verrà fatta finire al 2021, in questo contesto di crisi profonda può considerarsi un ammortizzatore sociale”.

Il piano dell’attuale maggioranza di governo (Pd e M5s) è dunque quello di concentrarsi nella Legge di Bilancio del 2021 sulla riforma fiscale, mentre nella successiva si affronterà il tema della riforma previdenziale che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2022 e che con buona probabilità eliminerà Quota 100.

Anche il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha confermato che nonostante la crisi economica c’è ancora in programma di riformare il sistema previdenziale. In particolare bisognerà intervenire sulla “pensioni basse; un tema che, in parte, abbiamo già affrontato con la Pensione di cittadinanza e su cui continueremo a lavorare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi in vista della legge di Bilancio”.

Per il 2021 dunque i lavoratori che hanno compiuto 62 anni e hanno 38 anni di contribuzione avranno il diritto di andare in pensione.

Statali, più pensionati che dipendenti nel 2021

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Un nuovo record si accinge a ’conqustare’ la pubblica amministrazione italiana, ovvero quello di avere più pensionati che dipendenti pubblici entro il 2021. Lo scenario emerge da una ricerca sul lavoro pubblico presentata oggi in apertura di ’Forum Pa 2020 - Resilienza digitale’, la manifestazione che si apre oggi fino all’11 luglio in un’edizione totalmente online. Il possibile sorpasso può essere determinato dal continuo calo del personale, un equilibrio fra ingressi e uscite che, nonostante lo sblocco del turnover, non è ancora stato raggiunto. A fronte di 3,2 milioni di impiegati pubblici italiani (in termini assoluti il 59% in meno di quelli francesi, il 65% di quelli inglese, il 70% di quelli tedeschi) i pensionati pubblici sono già 3 milioni.

Un numero in crescita costante e destinato a salire perché i “pensionabili” oggi sono molti: 540 mila dipendenti hanno già compiuto 62 anni di età (il 16,9% del totale), mentre 198 mila hanno maturato 38 anni di anzianità. La pensione anticipata è stata parzialmente accelerata da Quota 100, nel 2019 sono uscite anticipatamente dalla Pa 90 mila persone, ma è comunque prassi comune: il 57,7% dei pensionati pubblici attuali ha optato per il ritiro anticipato, solo il 13,7% per raggiunti limiti di età (mentre questa percentuale è il 20% nel privato e il 28% negli autonomi). Risultato: solo dal 2018 a oggi sono andati in pensione 300mila dipendenti pubblici a fronte di circa 112mila nuove assunzioni e 1.700 stabilizzazioni di precari nel solo 2018. C’è lo sblocco del turnover, ma le procedure sono lente e la media dei tempi tra emersione del bisogno e effettiva assunzione dei vincitori dei concorsi è di oltre 4 anni. E così, con in più il blocco imposto dal covid-19, da settembre del 2019 ad oggi sono state messe a concorso meno di 22mila posizioni lavorative: di questo passo ci vorrebbero oltre dieci anni a recuperare i posti persi.

Una Pa anziana, in cui l’età media del personale è di 50,7 anni, con il 16,9% di dipendenti over 60 e appena il 2,9% under 30, quella evidenziata dalla ricerca sul lavoro pubblico. Una Pa in cui 4 dipendenti su 10 hanno la laurea, ma gli investimenti in formazione, necessari per aggiornare competenze e conoscenze, si sono quasi dimezzati in dieci anni, passando dai 262 milioni di euro del 2008 ai 154 milioni del 2018: 48 euro per dipendente, che consentono di offrire in media un solo giorno di formazione l’anno a persona.

Migranti, Bellanova: "80mila domande di regolarizzazione, norma andava fatta"

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"Ora 80mila persone hanno già fatto la domanda di regolarizzazione e quindi abbiamo 80mila buoni motivi per dire che andava fatta quella norma non solo per le famiglie ma anche per il sistema agricolo così come per l’edilizia, per la logistica perché ci sono pezzi di sfruttamento che sono intollerabili per un Paese civile". Lo ha annunciato la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova intervenendo in videoconferenza al Forum Pa.

Concorsi pubblici, addio carta e penna: ecco come saranno

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"D’ora in poi nei concorsi per le assunzioni nella Pa tutte le prove verranno svolte su supporto informatico". Così il ministro Fabiana Dadone, intervenendo alla settima tappa di #Riparti l’Italia, il tour virtuale di M5S che questa sera è approdato in Piemonte.

"Finora si sono sempre fatte con carta e penna, tutto questo è molto romantico ma la realtà di tutti i giorni non è questa", ha detto ancora il ministro della Pa.

Redazione

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