DRAGHI UN’ORA AL QUIRINALE DA MATTARELLA

Draghi: "Governo non si fa senza M5S" - Letta: "Su Ius scholae non arretriamo" - Ius scholae, Meloni a Letta: "Chiedilo a elettori" - Giorgetti pronto a strappo per ’polo governista’

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cms_26627/mattarella_draghi_us.jpgIl presidente del Consiglio Mario Draghi dopo il rientro anticipato dal vertice Nato di Madrid, questa mattina, a quanto apprende l’Adnkronos, è salito al Colle dove si è intattenuto a colloquio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per circa un’ora.

Dopo appuntamenti internazionali di rilievo, come il G7 e il vertice Nato, soprattutto in una fase internazionale delicata per la crisi ucraina, è normale che il presidente del Consiglio si rechi dal Capo dello Stato per riferire l’esito di summit così importanti. Tuttavia è probabile che nel colloquio siano stati affrontati anche temi di politica interna, dopo le ultime fibrillazioni all’interno della maggioranza di Governo, le tensioni tra Draghi e Giuseppe Conte.

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cms_26627/draghi.jpg"Sono ancora ottimista, il governo non rischia. Questo governo non si fa senza Cinquestelle. Il governo è nato con i Cinquestelle, non si accontenta di un appoggio esterno". Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si esprime così aprendo oggi la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. "L’interesse degli italiani è preminente nei nostri legislatori e nelle forze che sostengono questo governo". "All’inizio del governo - ricorda - durante le consultazioni preliminari ho detto a tutti ’questo governo non si fa senza Cinquestelle e questa resta la mia opinione".

"Nessuno lo ha chiesto, tutti hanno escluso questa possibilità o questa esigenza", dice Draghi rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di rimpasto. "Il M5S ha dato contributi importanti all’azione di governo in questi ultimi mesi, sono certo che continuerà a darli nei prossimi mesi. Il presidente Conte ha confermato che non è intenzione del M5S uscire dal governo" o "limitare l’appoggio all’appoggio esterno. Mi baso su queste rassicurazioni. Il governo è nato con i Cinquestelle, non si accontenta di un appoggio esterno. Valuta troppo il contributo dato dai Cinquestelle per accontentarsi di un appoggio esterno".

Negli ultimi 2 giorni, si è parlato di voci e rumors secondo cui Draghi avrebbe chiesto a Beppe Grillo la rimozione di Giuseppe Conte dai vertici del Movimento 5 Stelle. "Non ho mai fatto queste dichiarazioni. Mi dicono che ci sono riscontri oggettivi. Messaggi? Vediamoli, li aspetto. Non ho mai neanche pensato di entrare nelle questioni interne di un partito. Credo che anche Grillo abbia smentito ieri sera. Lavoro come tutti i membri del governo per l’interesse degli italiani, non capisco perché mi si voglia tirare dentro questa faccenda, che mi è estranea. In ogni caso, sono in contatto con Conte". M5S e Lega staccheranno la spina al governo? "Non lo so, bisogna chiedere a loro, ma finora non lo hanno fatto". Sarebbe disposto a guidare un governo con un’altra maggioranza? "La risposta è no".

"Permettetemi una considerazione sull’azione di governo. I risultati importanti sul fronte internazionale e sul fronte nazionale sono il merito di questa maggioranza. I risultati importanti sul fronte internazionale e sul fronte nazionale sono il merito di questa maggioranza, di saper prendere decisioni con generosità e con l’interesse dell’Italia come bussola", esordisce Draghi. "Abbiamo davanti molte sfide: dalla guerra in Ucraina al Pnrr ai rincari energetici, alla siccità. Sono convinto che potremo superare queste sfide se sapremo mostrare la stessa convinzione che abbiamo mostrato in questi mesi di governo".

La maggioranza è attraversata da fibrillazioni relative allo Ius Scholae e alla legge sulla cannabis. "Sono proposte di iniziativa parlamentare e il governo non prende posizione, né io commento. Su questo come altre proposte di iniziativa parlamentare, il governo non ha mai preso posizione. Siamo certi che queste diversità di vedute parlamentari non portano a nessun problema per il governo".

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cms_26627/letta_serio_pp_fg.jpg"Il voltafaccia che c’è stato in Parlamento da parte dei Gruppi parlamentari di destra e di centrodestra sul tema dello Ius scholae rappresenta per me una grande sorpresa e soprattutto il legare la discussione in Parlamento sullo ius scholae alla sopravvivenza del Governo. Si fa cadere un Governo per fatti drammatici, non si fa cadere un Governo perché un ragazzo italiano a tutti gli effetti, dopo anni di scuola in Italia, che parla il dialetto come posso parlarlo io, viene ad avere finalmente la possibilità di avere la cittadinanza, e si decide addirittura di far cascare il Governo per evitare che quella ragazza e quel ragazzo abbia la cittadinanza italiana. Io rimango senza parole di fronte ad una scelta di questo genere". Lo ha affermato il segretario del Pd, Enrico Letta, nella relazione alla Direzione del partito.

"Rimango letteralmente senza parole -ha ribadito il leader Dem- per il metodo e per il contenuto. Noi non arretriamo di un millimetro sulla vicenda del dare a coloro che hanno diritto da tutti i punti di vita alla cittadinanza italiana di dargliela questa cittadinanza. Il metodo che è stato scelto da parte della Lega e di Salvini è incomprensibile: lo ius schoale ha mai fatto parte dell’agenda di Governo? Mai. Ci sono dei temi che riguardano la cittadinanza, i diritti, che sono tipici dell’agenda parlamentare e sui quei temi si discute in Parlamento, non c’è nessun collegamento da fare con la vita del Governo".

"Cosa avremmo dovuto fare noi -si è chiesto ancora Letta- quando la Lega con una battaglia di ostruzionismo senza precedenti e senza quartiere affossò il ddl Zan? Avremmo dovuto noi chiedere la caduta del Governo perché c’era quella scelta che la Lega aveva fatto? Ovviamente non lo abbiamo fatto, perché quel tema legato ai diritti è un tema tipico del dibattito parlamentare, fuori dal patto di governo che oggi ci lega con alleati lontanissimi da noi, con i quali collaboriamo solamente in questa situazione eccezionale per il bene del nostro Paese".

"I patrioti non sono la Meloni e Salvini che non vogliono lo ius scholae. I patrioti siamo noi che vogliamo lo ius scholae e se non si rendono conto di questo non hanno idea di quale è l’Italia del futuro e l’Italia del futuro non è un’Italia nella quale difendersi e mantenere tutto ciò che è stato fino adesso, che si riduce demograficamente senza guardare al futuro. Il futuro lo si gestisce cercando di costruirlo insieme", ha poi affermato il segretario nella replica alla Direzione del partito.

"Le barricate che hanno fatto sullo ius soli -ha proseguito il leader Dem- se le fanno anche sullo ius scholae vuol dire una sola cosa: loro non vogliono nessun altro che non sia raccontabile come espressione di una continuità con la razza italiana, che è un ragionamento che trovo inaccettabile. Aggiungo che si può fare lo ius scholae facendo tutti gli altri provvedimenti insieme sulle bollette elettriche, sul lavoro, sulla precarietà, su come riuscire a dare un aiuto agli agricoltori, sulla siccità, il Parlamento non ha un unico intervento da fare durante l’anno, il Parlamento può fare tante cose durante l’anno e tante leggi nella stessa giornata".

"L’idea di fare un racconto sul fatto che non questo ma bisogna fare altro -ha continuato Letta- è semplicemente perché non hanno il coraggio di dire che non li vogliono. La verità è che se si mettono di traverso ad un provvedimento costruito così, è semplicemente perché non li vogliono e vogliono costruire ancora una volta la loro propaganda esclusivamente sul tentativo di scacciare la diversità dal nostro Paese".

"Sosteniamo questo Governo in questa modalità, con questa maggioranza e con questa squadra e crediamo che sia totalmente inopportuno fare discussioni su qualunque modifica, mutamento, sia della squadra, sia del profilo della maggioranza: appoggi esterni, partiti che passano all’opposizione, tutto questo sancirebbe probabilmente, perché sta sempre al Presidente della Repubblica assumere iniziative e decisioni, la fine anticipata della legislatura. Credo invece che sia importante che la legislatura vada alla sua conclusione e per andare alla sua conclusione deve andarci con questo Governo Draghi che sosteniamo, con questa squadra e con un programma che abbia quell’agenda sociale al centro che noi abbiamo chiesto e che deve assolutamente andare avanti", ha poi ribadito il segretario del Pd.

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cms_26627/giorgiameloni_ipa_fg.jpg’’Enrico Letta ci stai?’’. Lo scrive Giorgia Meloni sulla sua pagina Fb rilanciano la ’sfida’ del voto anticipato a Enrico Letta, segretario del Pd, che insiste sulla liberalizzazione della cannabis e sullo ius scholae. La leader di Fratelli d’Italia posta alcune sue frasi già pronunciate e rivolte al Pd (’’Se davvero pensate che le priorità dell’Italia siano la legalizzazione degli stupefacenti e la cittadinanza facile per immigrati, abbiate il coraggio di presentarvi subito alle elezioni inserendole nel vostro programma e sottoponendo tutto al giudizio degli italiani, ci state?’’) corredate da una foto de leader dem.

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cms_26627/salvini_giorgetti_fg_(1).jpgDi certo da giorni nessuno riesce a parlare con Giancarlo Giorgetti, e questo ha alimentato ancor di più le voci di un addio anche se esponenti di primo piano della Lega, smentiscono con forza ogni illazione sullo strappo. "Lo abbiamo cercato in tanti al telefono, ma niente, nessuna risposta", dicono invece alcuni parlamentari del partito più vicini al ministro. Resta il tam tam, il passaparola fra parlamentari. Quel che è certo è che dopo aver fatto il punto con il segretario Matteo Salvini, Fabrizio Cecchetti e Attilio Fontana a Palazzo Lombardia, lo scorso 27 giugno, il ministro dello sviluppo Economico si tiene in disparte. Ma restano comunque forti dentro la Lega - e fuori - le voci che si rincorrono in tal senso. Giorgetti starebbe pensando al progetto ’governista’, a un rassemblement che terrebbe insieme chi punta tutto sulla governabilità, sull’Europa e sulla fedeltà atlantica. Lo schieramento ’Insieme per il futuro’ , secondo alcune ricostruzioni, potrebbe essere il treno da prendere per poter dare forma poi a quello spazio, per immaginare una nuova realtà politica che più si attaglierebbe al vicesegretario leghista, da tempo ’critico’ con la linea di Salvini.

Oggi a quel ’polo’ si rivolge Carlo Calenda che in una lettera aperta a Repubblica scrive: "Se Letta, Carfagna, Gelmini, Bersani, Renzi e Giorgetti dovessero decidere che è arrivato il momento di stare insieme a viso aperto alle elezioni, noi saremmo in prima fila con loro", dice il leader di Azione, guardando alle prossime politiche. "Questo è l’unico progetto davvero utile al Paese", non mancando di citare Draghi e Mattarella ("sono gli adulti a cui è affidato il paese").

Sulle mosse possibili di Giorgetti in avvicinamento a Di Maio nessun commento trapela dallo staff del titolare della Farnesina. Ma certo le "ricorrenti" serate in pizzeria tra il ministro degli Esteri e il titolare dello sviluppo economico, uomini del primo cerchio di governo, vicinissimi al premier Draghi avevano già mostrato il feeling tra i due. Quando lo scorso due novembre si seppe della cena, con tanto di foto, l’allora pentastellato disse che si trattava di incontri ricorrenti, mensili. "Non è la prima volta - tagliò corto - siamo due ministri dello stesso governo che hanno bisogno di coordinarsi".

Nel frattempo Giorgetti ha preso atto di quanto succede in Lega. Matteo Salvini che si mostra sempre più insofferente rispetto al governo: ius scholae e legalizzazione della cannabis sono due vicende che potrebbero non rientrare, portando il partito a uno scontro frontale nell’esecutivo. Preoccupa poi la situazione del nord, di cui Giorgetti resta espressione. Raccontano che la photo-opportunity di venerdì scorso con il governatore Fontana, al tavolo con lo stesso Giorgetti, Cecchetti e Salvini, nasconda uno scontro ad altissima tensione in consiglio regionale tra i leghisti.

Molti avrebbero pronte le valigie, alcuni per traslocare con Fratelli d’Italia, altri resterebbero in stand-by, in attesa di chiarimenti da parte dei vertici, a partire da Salvini, finito sul banco degli imputati per il tracollo elettorale al nord. Cecchetti non si ferma un momento, cercando di tappare le falle. "Era da trent’anni che non si vedeva una Lega così bassa nelle percentuali", lamenta un leghista locale. Ma nessuno si fa illusioni su un passaggio di testimone al vertice: "E poi - è il refrain più frequente a partire dalla base del partito per arrivare a chi conosce il leghista di Cazzago Brabbia - Giorgetti non vuole mica fare il segretario, guidare il partito non è il suo obiettivo". "Magari neanche si ricandida con la Lega, così poi potrebbe tornare utile per fare il ministro tecnico", azzarda un altro lumbard.

(fonte AdnKronos - foto dal web)

Redazione

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