DI UMANITÀ E UN PIZZICO DI POLITICA

Biden presenta il Safer American Plan, un piccolo passo in avanti contro le armi da fuoco

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«Il bravo politico è quello che crede alle balle che racconta». Capita, per chi scrive, di riuscire a trovare dei punti in comune tra mondi normalmente distanti tramite una parola che se decontestualizzata potrebbe perdere i significati intrinsechi ma anche quelli che chi l’ha pronunciata voleva far passare. Il vocabolo in questione è “devianze”, ed è stato articolato da Giorgia Meloni nel corso della sua campagna elettorale in vista del temuto 25 settembre, appioppato principalmente ai disturbi alimentari. Soprassedendo sulla discutibilità di questa attribuzione, se qualche cittadino americano ascoltasse questa associazione avrebbe da ridire. Se proprio volessimo parlare di “devianze” potremmo citare una delle più grandi malattie degli Stati Uniti, ovvero quello delle armi da fuoco. Il fatto che negli USA fossero legali ha spesso e volentieri suscitato remore e polemiche, incendiatisi con gli ultimi tragici avvenimenti. Per questo Joe Biden presenta il Safer American Plan, un pacchetto di restrizioni utili per costruire una strada che porti verso l’azzeramento delle morti di cui tanto si è parlato ma che, ad un’analisi più certosina, potrebbe risultare anche un’intelligente mossa politica per guadagnare punti nelle primarie e verso la riconferma alla Casa Bianca. D’altronde un buon politico deve essere il primo a credere nelle misure che vaglia.

cms_27348/Foto_1_copia.jpgSono determinato a vietare le armi d’assalto in questo Paese”. Dieci parole, un solo chiaro e inequivocabile concetto. Durante il primo dei tre viaggi in Pennsylvania, uno degli Stati chiave per le elezioni legislative di novembre, il presidente si è fermato nella Wilkes University di Wilkes Barre per presentare le sue idee contro un problema tanto grande quanto grave. Da qualunque prospettiva la si guardi è inammissibile che le sparatorie facciano ancora parte, anno Domini 2022, della realtà degli Stati Uniti d’America. “La gente legge le notizie e vede i bambini uccisi a colpi d’arma da fuoco, il loro vicino che perde i propri cari a causa del fentanyl e la violenza che dilaga nelle nostre strade – asserisce – ci aspettiamo che gli agenti di polizia ci proteggano, che siano psicologi, che siano sociologi”. Anche perché sarebbe troppo facile gridare al “si rendano illegali le armi da fuoco”, sarebbe una soluzione affrettata e anche fin troppo semplicistica. Anzi, forse aumenterebbe i danni, perché se è vero “che le regole sono fatte per essere infrante” porre fuori dalla legalità questi strumenti mortiferi incentiverebbe – per assurdo, a dirla tutta – il loro utilizzo. Inoltre, i cittadini dovranno pur avere la possibilità di difendersi, il vero problema è la mente che arma la mano. E non è solamente una frase fatta.

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Le famiglie vogliono sentirsi di nuovo al sicuro, il mio piano rafforzerà la sicurezza pubblica investendo in un’efficace polizia attiva nella comunità – aggiunte il settantanovenne di parte democratica – e quando si tratta di sicurezza pubblica in questa nazione la risposta non è togliere finanziamenti alla polizia ma finanziarla”. Il riferimento è a tutti gli episodi di abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, su tutte il disastroso (sotto tutti i punti di vista, umano e tecnico per chi è un addetto ai lavori) e tristemente famoso episodio di George Floyd. L’occupante dello Studio Ovale ha ragione, quei criminali (perché definirli poliziotti sarebbe un insulto a chi svolge bene questo lavoro) hanno pagato e soprattutto almeno sotto questo punto di vista si sono visti dei miglioramenti. “Abbiamo affrontato e battuto NRA e lobby delle armi, le affronteremo e le batteremo di nuovo, ma non ci fermiamo qui: gli attacchi all’FBI sono disgustosi e non toglierò loro finanziamenti”. Ecco la mossa politica, celata quanto basta: la frecciata è chiaramente ai sostenitori di Donald Trump, suo rivale nella corsa al trono del 2024, che hanno protestato per le perquisizioni a Mar-a-Lago.

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Il presidente non ha risparmiato qualche velato attacco alla legge bipartisan approvata dal Congresso, non riuscita a soddisfare le sue aspettative. Le aspettative che possono definirsi rispettate, invece, sono quelle dell’opinione pubblica americana e internazionale; si marca una differenza importante con l’Italia, anch’essa come si sa in pieno sconvolgimento da elezioni. Certo, fare della sottile propaganda su eventi su cui scherzare è oltraggioso non la mossa più intelligente e simpatica da fare, ma c’è modo e modo di farla – molto meglio farla così che non azzardarsi a emulare il raccapricciante gesto di Giorgia Meloni, permessasi (in coda a ciò che, incomprensibilmente, è stato lanciato da molte parti della stampa nostrana) di pubblicare il video di una violenza carnale di gruppo. Però poi dei problemi seri vengono ridotti a “devianze”, mentre dall’altro lato dell’oceano si lavora per individuare le piaghe più estreme e cancellare una volta per tutte, anche se a piccoli passi. In vista di chi votare tra poco meno di un mese, se il nostro Paese è tremendamente indietro sotto certi punti di vista rispetto ad altri almeno adesso si sa a chi dare la colpa.

Francesco Bulzis

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