DI MARE E DI TERRA

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Come gomene salgono ai terrazzi,

dai basoli di Via Indipendenza,

grosse viti di fragola e moscato.

Quale visione o desiderio

spinse le barbatelle a quelle sfide?

Scalarono due piani in verticale,

vinsero venti e denti di somari.

Ammiro la fede dell’uomo ma più

la forza paziente di quei tralci

e le palme frementi delle foglie

vellicate dal sole settembrino.

Spicco un acino nero. Vi assaporo

una fragranza di umori che vince

l’odore delle alici e delle sarde

non ancora mature, sotto sale.

E’ tempo di rivincite e ritorni;

ora che la terra è avvelenata

e la crusca la vende il farmacista,

si cerca il buono d’una volta:

pane con lievito madre,

olio da spremitura a freddo,

pollo ruspante, vino genuino.

Solo il cappero vince la mia vite

in voglia di vivere e ardimento.

In turgidi zaffi,

sulla falesia a picco,

sui bastioni,

in screzi di muraglie,

morde la polpa dell’estate,

canta l’ebbrezza d’essere com’è.

Per vertigini d’Amore

o impulsi di follia ovunque,

sempre, dà il meglio di sé.

(da “Radiazioni di Fondo”Ediz. Caramanica)

Antonio Villa

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