DI MAIO SI DIMETTE DA LEADER DEL M5S

IL MOVIMENTO VA SOTTO LA REGGENZA DI VITO CRIMI

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Colpo di scena. Perché non è possibile definirlo in nessun altro modo: Luigi Di Maio si dimette da leader del Movimento 5 Stelle. Alle 17 di ieri pomeriggio è arrivato l’annuncio ufficiale, dopo un susseguirsi continuo di indiscrezioni e ipotesi. “Lascio da capo politico”, queste le sue prime parole.

I peggiori nemici sono all’interno, sono quelli che lavorano non per il gruppo ma per la loro visibilità” è la frase che la dice lunga sull’oggettivo travaglio di questi ultimi mesi. “Mi fido di chi verrà dopo di me e credo che il governo debba andare avanti, i risultati arriveranno: abbiamo cinque anni di tempo per cambiare il paese”.

Traspare anche amarezza dal suo discorso: “Molti, in questi mesi, mi hanno accusato di essere stato troppo ingenuo: non mi sento tale ma preferisco passare per questo piuttosto che per imbroglione, continuando a pensarlo nonostante i tanti tradimenti”. Il j’accuse che viene fuori non è esattamente quanto di più innocuo potesse uscire allo scoperto: “Il fuoco amico grida vendetta. C’è chi ha giocato al ‘tutti contro tutti’. Basta pugnalate alle spalle”.

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Come previsto dallo statuto del movimento, la reggenza spetterà a Vito Crimi, in quanto membro più anziano del comitato di garanzia grillino. Toccherà quindi a lui scegliere il capo delegazione per il governo. L’ipotesi più probabile è che l’investitura avvenga a circa metà marzo, in occasione degli Stati Generali. Anche se non ci sarebbe da scommetterci su.

Solo una settimana fa uno dei confidenti dell’attuale ministro degli Esteri parlava così: “Esclude questa possibilità, diceva che non c’è nessuno in grado di raccogliere il testimone senza indebolire il movimento”. Eppure si intravede una strategia chiara, dopo una decisione irremovibile e a lungo meditata: fare un passo indietro per rafforzare un’immagine troppo a lungo ammaccata dal fare il parafulmine a giravolte politiche e rovesci elettorali.

Sarebbe ingiusto attribuire a lui tutte le colpe del caos che ha imperversato, e forse imperversa tutt’ora, nel Governo italiano. È uno dei responsabili, certo, ma non l’unico. Lasciare adesso per dedicarsi a progetti che si spera possano fare bene a questo paese è una saggia decisione. Recita un vecchio leitmotiv: “O muori da eroe o vivi tanto a lungo da sembrare il cattivo”. Ovviamente è ai limiti dell’impossibile stabilire se l’ex capo pentastellato sia stato un eroe o un cattivo.

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Come ampiamente prevedibile, le reazioni sono state alterne. “La cosa più importante è restare compatti, tenere tutti uniti nel movimento, nello scegliere insieme la strada per il futuro” dichiara Vincenzo Spadafora, ministro dello Sport. “Non mi fa per niente piacere” è il commento di Zingaretti, con probabile riferimento alle imminenti regionali. “Rispetto la sua scelta” dice il Premier Conte.

L’intervento di Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, è il più duro di tutti: “Mi ricorda un po’ Schettino, abbandona la nave mentre affonda, ed è il riconoscimento di un fallimento e di una sconfitta”. Di Maio ha ricoperto quattro cariche perdendo voti, deputati, senatori ed elezioni regionali: “E’ il fallimento oggettivo di un’azione politica di un movimento che pesava che con il virus dell’antipolitica avrebbe curato i mali del Paese e invece è finito vittima di se stesso”.

Le carte sul tavolo da gioco, anzi dei giochi, sono state sparigliate. No, totalmente rivoluzionate.

Francesco Bulzis

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