DISSALAZIONE DELL’ACQUA DI MARE

Scommessa dei Paesi più industrializzati, Webuild in campo

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Razionamento nelle abitazioni, agricoltura al collasso, centrali idroelettriche in difficoltà, fiumi a secco.

Ma gli effetti dei cambiamenti climatici impongono anche altre scelte all’insegna dell’innovazione, come la costruzione di invasi per raccogliere l’acqua piovana e anche di dissalatori, una soluzione sempre più diffusa nel mondo dove il numero di persone che vivono in regioni con grave carenza idrica aumenterà di 1 miliardo entro il 2030, raggiungendo i 3,9 miliardi su una popolazione mondiale prevista di 8,1 miliardi. Le Nazioni Unite prevedono infatti che oltre il 14% della popolazione mondiale affronterà problemi di accesso alle risorse idriche entro il 2025. Milioni di persone nel mondo, secondo l’International Desalination Association (Ida).

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Per Webuild, principale gruppo italiano dei grandi lavori, di cui fa parte Fisia Impianti, specializzata proprio nel trattamento delle acque, la risposta alla crisi idrica sta proprio nella costruzione di dissalatori. In Italia l’acqua desalinizzata copre una quota pari al 4% del totale contro il 56% della Spagna (che ha 765 impianti, e se tutta quest’acqua fosse utilizzata per il consumo umano potrebbe rifornire quasi 34 milioni di persone) e il 26% dell’Australia.

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Il tema è al centro del Progetto “ Acqua per la Vita ”, con soluzioni da realizzare nel breve termine, per affrontare in modo strutturale il problema. Con il progetto Webuild, il 30% della popolazione non avrebbe più un’emergenza idrica. È un progetto che potrebbe dare i primi risultati nell’arco di due anni per poi puntare a un totale di 16-18 dissalatori di media potenza.

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Il gruppo è pronto a mettere in campo le sue competenze, che hanno portato ad esempio a realizzare un progetto per dissetare Las Vegas con un tunnel idraulico che garantisce acqua potabile a quasi 2 milioni di residenti, il progetto dell’Intake 3 di Lake Mead, mentre con Fisia, che è leader in Medio Oriente, ha già realizzato impianti per il trattamento delle acque e per la dissalazione per le esigenze di 20 milioni di persone.

Oggi solo l’1% della popolazione mondiale è totalmente dipendente da acqua proveniente da processi di dissalazione per usi domestici, ma dal primo impianto avviato nel 1965 in California, sono oggi già più di 20mila i desalinatori che offrono acqua potabile a più di 300 milioni di persone. La più alta concentrazione di impianti si trova nei Paesi del Golfo. L’Arabia Saudita, ad esempio, produce un quinto dell’acqua potabile estratta dal mare nel mondo, potendo contare su bassi costi energetici per far funzionare gli impianti.

Il nuovo impianto nella nuova avveniristica smart city Neom coprirà il 30% della domanda totale di acqua. L’impianto costruito da Fisia situato nell’area di Shoaiba, sulla costa occidentale del Paese, produce acqua potabile per oltre un milione di abitanti delle città di La Mecca, Jeddah e Taif.

Ma, per il caso italiano, è forse più interessante l’esperienza dell’Australia, che ha deciso di investire sui dissalatori proprio dopo avere affrontato la peggiore siccità a memoria d’uomo (nota come la siccità del millennio, Millenium Drought) tra il 1997 e il 2010. Si prevede che l’Australia vedrà fino al 10% in meno di precipitazioni nel sud del Paese entro il 2030 e il 20% entro il 2050.

Il Governo australiano ha quindi programmato investimenti da 15 miliardi di dollari per il riciclaggio dell’acqua potabile e la desalinizzazione dell’acqua di mare, con la costruzione di sei principali impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare in tutte e cinque le capitali dello stato continentale e quattro impianti di riciclaggio dell’acqua potabile a Brisbane.

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Investimenti importanti anche in altre aree del mondo estremamente sviluppate: nell’area di San Diego, negli Stati Uniti, è stato costruito il più grande impianto di dissalazione nel nord America e oggi circa il 10% dell’acqua utilizzata dai 3,1 milioni di abitanti dell’area proviene da questo impianto, mentre in tutta la California sono presenti dieci impianti e altri 11 sono stati proposti. La dissalazione, infine, svolge un ruolo cruciale per Israele dove più della metà dell’acqua consumata proviene dai cinque impianti in funzione (e altri cinque sono in fase di studio).

Redazione

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