DISCRIMINAZIONI SESSUALI E MONDO DEL LAVORO

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Nel nostro Paese la centralità sociale e culturale del lavoro è sancita dall’articolo n.1 della Costituzione che afferma: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Il lavoro è uno degli aspetti cruciali della vita di ogni individuo e, oltre a essere lo strumento che consente di percepire reddito, detiene anche altri significati: consente di stringere relazioni, permette di definire la propria identità e di esprimere i propri saperi e le proprie competenze. Questo dovrebbe tradursi in un adeguamento delle pratiche lavorative, aziendali e pubbliche in modo che siano inclusive di tutte le diversità, consentendo a tutte le persone di lavorare a prescindere dalla provenienza, dall’età, dall’orientamento sessuale e dalla religione.

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Purtroppo ciò non sempre accade, infatti, se ancora per una persona eterosessuale può sembrare normale parlare con i colleghi di lavoro del proprio partner o dei loro problemi, per i gay e le lesbiche non sempre è così semplice. Questo rigido attaccamento ai modelli del passato e l’esistenza ancora marcata di stereotipi e pregiudizi spesso si traduce in una vera e propria discriminazione che, oltre a privare ogni individuo dei suoi diritti, contribuisce al peggioramento della qualità della sua vita. È possibile differenziare tre diversi tipi di discriminazione: - Discriminazione diretta che espone la persona a un trattamento diverso e sfavorevole solo perché gay, lesbica o transessuale. Ne è un esempio il caso di un datore di lavoro che decide di non assumere un lavoratore che ha le competenze richieste solo ed esclusivamente per il suo orientamento sessuale. - Discriminazione indiretta che si verifica quando una legge, un regolamento o una norma, che apparentemente sembrano neutri, in realtà collocano alcune persone in una posizione di svantaggio esclusivamente a causa del loro orientamento sessuale. - Molestia cioè qualsiasi tipo di comportamento con caratteristiche intimidatorie, degradanti, offensive o lesive rivolte a una persona o un gruppo.

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I dati mostrano che i gay e le lesbiche sono spesso oggetto di questi comportamenti discriminatori ma non sempre la discriminazione si traduce in una mancata assunzione. Sono, invece, le persone transessuali a essere più spesso vittime della discriminazione, solitamente dovuta ai livelli sproporzionati di stigmatizzazione da parte della società, al punto che spesso si manifesta con una vera e propria esclusione dal lavoro piuttosto che con una “semplice” discriminazione. Nell’ambito lavorativo è possibile ravvisare un comportamento discriminatorio in tre fasi precise della carriera: nel momento della candidatura e della selezione del personale, nel momento dell’avanzamento di carriera, delle promozioni o dell’assunzione di responsabilità e, infine, nei casi di licenziamento o rinnovo del contratto lavorativo.

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Diversi studi hanno riportato che, in ambito professionale, in Italia le lesbiche sono vittime di esclusione sociale in misura maggiore rispetto agli altri Paesi occidentali. Una ricerca ha rilevato che, mentre nel caso degli eterosessuali, le violenze subite sul posto di lavoro si riscontravano per il 6.4% degli intervistati, il numero aumentava nettamente per i gay (13.7%), le lesbiche (16.9%) e i bisessuali (19.2%) (Hoel et al., 2017); inoltre il 90% dei transessuali dichiarava di aver subìto molestie, maltrattamenti o discriminazioni sul posto di lavoro (Grant et al., 2011).

Essere vittime di discriminazioni a causa del proprio orientamento sessuale sul posto di lavoro induce un peggioramento nella qualità della vita con tassi più bassi di autostima e un aumento di ansia, stress (Seelman et al., 2017) e sintomi fisici come mal di testa o riduzione dell’appetito (Woodford et al., 2012).

Dal punto di vista lavorativo essere vittime di discriminazioni sessuali riduce la soddisfazione, l’impegno e le prestazioni e aumenta l’isolamento e lo stress lavoro correlato (Sojo et al., 2016). In Italia per cercare di limitare le discriminazioni nel mondo del lavoro è presente un Decreto Legislativo a tutela della parità di trattamento anche rispetto ai diversi orientamenti sessuali. Inoltre, presso alcune strutture e aziende sono state promosse azioni di diversity management con l’obiettivo di costruire un ambiente lavorativo che sia sereno e che garantisca a tutti di avere rispetto da parte dei colleghi. L’idea alla base è che creare delle aziende completamente aperte e inclusive si traduca poi in una serie di benefici per tutto il sistema.

Maria Laura Annibali

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