DISCETTANDO DI SILENZIO

1615676438Copertina.jpg

A proposito del silenzio di Montalbano, personaggio noto nell’immaginario collettivo letterario e mediatico - molto seguito dal pubblico appassionato delle vicende del commissario, forgiato dalla penna del grande maestro Camilleri - non si può dire che sia passato “sotto silenzio”, in Metodo Catalanotti, provocando pruriginose reazioni

cms_21263/Foto_1.jpg

“Il mondo è teatro o il teatro è il mondo”, afferma Carlo Goldoni. A teatro tutto è finto, ma nulla è falso, ritiene Gigi Proietti. Il termine “teatro” deriva dal greco Teaomai, “guardare”, che vale anche per “cinema”, da kinema, che aggiunge il movimento, per “televisione”, che aggiunge tele, lontano. Si guardano, con canali vari, il mondo, la vita, resi, attraverso mille rivoli interpretativi che fanno tuttavia cogliere l’universalità dello spirito umano, che per fortuna, pur nel variegato libero arbitrio, ancora sfugge alla robotizzazione. Certe sfumature della vita, alcuni sentimenti, talune emozioni, sofferenze dell’anima sono inattaccabili dal plettro del tempo che batte inesorabilmente. Quasi a volere urlare il fermarsi per sempre di un nucleo del sentire, inviolato, non trascolorato a causa della canizie del tempo umano. Entriamo nella sfera del sentire, della lirica, della poesia lirica, sorta ai primordi della civile vita umana. La poesia, da creare, lirica, in quanto accompagnata dalla lira, porta alle orecchie del cuore il sentimento, la creazione di un “Altro” che dalla realtà trapassa alla fantasia, all’immaginazione, ritenendo quella reale appagante o sofferta, vagheggiandone una diversa. Il tutto vale per qualsiasi forma artistica che coglie l’umanità per condividerla. Non dimentichiamo di sicuro la differenza tra persona e personaggio, nel mondo dell’arte, soprattutto in quello letterario, la cifra che suggella la bellezza, al di là dell’emozionalità, è l’universalità, è l’esemplarità che si accompagnano alla creazione di personaggi. Questi entrano nella nostra vita e rimangono indelebili nella memoria, divenendo emblemi, che ci accarezzano, che seguiamo, che ci fanno sognare, che ci salvano nel vivere quotidiano.

cms_21263/Foto_2.jpg

Non è apparso apprezzabile il silenzio di Montalbano, abituati alle certezze del modus vivendi del personaggio, sgretolando l’ammirazione nei suoi confronti come verso il comportamento di tal fatta nella vita reale che interagisce con quella della fantasia con reciproca mimesi. Non si amano certe modalità interpersonali, che non possono essere giustificate come debolezza dell’uomo, non del personaggio; il personaggio include l’uomo. Non si parla di silenzio da blocco emotivo, del silenzio dalle sfumature positive, fra le quali non rientra quello degli ignavi - che, per Dante, non sono degni di stare neanche all’inferno - o del silenzio omertoso, tali ambiti meritano altra trattazione. Il silenzio, non meditativo, individuale ma relazionale, è pusillanimità, astensione, sospensione, punto morto. Un mutismo dettato dalle corde della voce imbevute di analfabetismo dignitoso e che spesso si vuole palesare come altro, rispetto al nulla che rappresenta. Un ’assenza, un vuoto da parte di chi lo dona, che equivale ad uno scivolamento del debole minuscolo essere egoistico verso terra. Non l’humus sul cui solco si seminano germi di vita ma l’arido, gelido suolo sterile battuto da un piede che non conosce il cammino lineare, avendo i germi della fuga di fronte agli ostacoli, all’arretramento, all’assoluto voltare le spalle, alla frivolezza farfallesca, fatti di niente. Il silenzio è una tomba, in cui si crederebbe di riporre tempi, stralci di vita, passato, persone, ma in realtà vi si ripone il proprio squallore per indossarne uno nuovo… il silenzio è la malvagia muraglia che si alza come a schiacciare, a non volere vedere, a chiudere fuori… non ha giustificazione se non quella della propria malafede, da proteggere, dell’egoismo camuffato dalla perfida maschera della inutilità della parola.

cms_21263/Foto_3.jpg

Il silenzio è voluto diniego di comunicazione, proprio di un agire irrispettoso, sleale, perfido, cinico, che appartiene agli esseri piccoli, mediocri, subessenze, portatori di insensibilità primitiva, innocente negli uomini che venivano piano piano fuori dalla vita ferina ma colpevole, di una colpevolezza pur impunita in chi rimane come una statua. Questa ha tuttavia una sua parola viva, sprigionando emozioni che provengono dalla sua creazione, dall’anima data dall’artista, anima che non ha il silenzio di cosa fredda quale è quello di chi trancia la voce comunicativa che è scambio, interazione, vita. Il silenzio è uno schermo che ripara insensibilità, indifferenza qualità diffuse, oggi, a cui si è di norma avvezzi nel caleidoscopio della mancanza di rispetto e soddisfacimento del proprio io, nell’attimo annullativo di tutto il resto.

Cettina Bongiovanni

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos