DIFFIDA ARIF: IL PARERE DEL MINISTERO

L’Ispettorato per la Funzione Pubblica vuole vederci chiaro: un primo, importante traguardo per il CSA

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Importanti novità sul fronte della diffida ai bandi Arif. Ad esprimersi, questa volta, è stato nientemeno che l’Ispettorato per la funzione pubblica, a cui aveva presentato un esposto il Coordinamento Sindacale Autonomo (CSA). Nella fattispecie, il ministero ha avallato la richiesta di chiarimenti in merito alla copertura finanziaria prevista per le nuove assunzioni: i fondi necessari sono stimati ad oltre 3.017.265 euro, laddove la proiezione per l’annualità 2020/21 si ferma a un ammontare di 1.371.484,5 euro. Ne deriva un ammanco pari a ben 1.645.781,4 euro, su cui l’azienda non ha mai neppure abbozzato chiarimenti e di cui ora dovrà rispondere direttamente all’ispettorato, entro 15 giorni dall’emissione del provvedimento ministeriale.

cms_21279/Foto_1.jpgL’ispettorato chiede trasparenza sulle procedure poste in essere da Arif, che dovrà dimostrare la regolarità delle condizioni propedeutiche alle assunzioni con riferimento al periodo che precede la pubblicazione del bando: qualsiasi disposizione approvata a posteriori non varrà come garanzia. Un’irregolarità di questo genere costituisce grave illecito penale: si predispone l’assunzione di un gruppo di lavoratori senza l’effettiva disponibilità economica sufficiente a retribuirli! - spiega Carlo Cirasola, esponente CSA nonché Presidente della Rappresentanza Sindacale Unitaria Pugliese - Il fatto che il Ministero della Funzione Pubblica abbia preso in considerazione il nostro esposto, eventualità che non ricorre con grande frequenza, è già una grande vittoria per il sindacato, che evidentemente ha saputo adempiere al proprio compito di sorveglianza, segnalazione e prevenzione delle controversie. Finalmente i nostri dubbi troveranno risposta”.

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Anche i dipendenti Arif sono soddisfatti del riconoscimento ottenuto dal ministero. Adesso attendono un intervento della Corte dei Conti volto ad analizzare la situazione contabile dell’azienda (che, ricordiamo, essendo un ente pubblico dipende dalla Regione Puglia) - conclude Cirasola - Al momento non sappiamo se tale organo stia agendo o meno, in ogni caso sarà mia premura sollecitarlo unitamente alle Procure della Repubblica pugliesi. Vaglieremo ogni possibilità per sbrogliare la matassa e tutelare così i lavoratori”.

Federica Marocchino

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