DELL’ESPERIENZA INTERIORE

Dell_esperienza_interiore.jpg

« Che cos’è l’anima?

Il nostro intelletto per acuto che sia non arriverà mai a comprenderla,

come non potrà mai comprendere Iddio ». (Teresa D’Avila)

Chi prova a descrivere la propria esperienza interiore nel confronto con la Totalità, tenta di svelare quel rapporto con se stessi, che porta alla riflessione e alla ricerca sulla propria natura e rendendo dicibile l’indicibile, libera dall’inconscio una parte di quel « tremendum e fascinosum » che accompagna ogni intensa esperienza emotiva, prima di tutte quella amorosa. Questo fenomeno che trae la sua forza da modelli archetipici, appartiene all’inconscio.

Nel « conoscimento di noi stessi » e nel « disprezzo di tutte le cose della terra », il disprezzo sta a indicare l’indifferenza e l’allontanamento da tutto ciò che accade, che, fuori dal binomio Dio-Anima, distoglie e non procura vantaggi. È un potente sentimento della propria individualità quello che nasce da ogni esperienza interiore che si sforza di raccontarsi.

Ne “Il Castello interiore”, Teresa d’Avila descrive il suo cammino d’amore verso il congiungimento con Dio e questo racconto diventa autodescrizione, osservazione della propria interiorità, conquista, nella sofferenza e nell’angoscia, di una serenità in cui godimento divino e conoscenza di sé sono in stretto rapporto.

L’ impossibilità di comprensione totale indica l’itinerario tormentato e faticoso che proprio dalla sfida con l’Impossibile prende l’avvio. Dio, in quanto inafferrabile, si pone come oggetto di quella inesauribile ricerca che porta con sé l’ appassionata tensione propria di ogni esperienza-limite. L’amore, che genera questa tensione, è l’unico registro sul quale passione, desiderio, angoscia, paura della perdita, si compongono a sostenere l’intera esperienza di Teresa.

cms_33507/1.jpg

A descrizione del conflitto inferiore e della sua possibile composizione, Teresa si serve di immagini, che sorprendono per la loro vicinanza a quelle platoniche; spiega infatti Platone che la parte più nobile dell’anima umana « è per natura così debole che non può reggere e dominare le fiere che vi albergano (...) Deve essere serva di quella persona che è nobile e spirituale e che in sé alberga l’elemento divino ».

Nella fantasia e nell’autonomia delle immagini, che sembrano non potersi integrare con il lavoro di un intelletto proteso alla comprensione e all’ascolto divino, Teresa riconosce l’andamento instabile e fluttuante della conoscenza, che si arricchisce anche nei disordine e turbamento che quelle immagini producono. Dice infatti: « Può darsi che mentre l’anima è assorta in Lui, il pensiero si aggiri nelle vicinanze del castello soffrendo e lottando fra una quantità di bestie feroci e velenose, con grande suo merito. Perciò non dobbiamo turbarci (...) ma persuaderci che la maggior parte di queste inquietudini e sofferenze derivano dal non conoscere noi stessi ».

Ogni tregua concessa all’anima è breve e apparente perché un’anima lasciata in pace non è sicura e non progredisce. Il pensiero è per sua natura instabile e nel doppio livello dell’attività mentale, il pensiero emotivo e fantastico convive con quello volitivo e cosciente. È alla realtà del conflitto che l’anima deve piegarsi sostenendo una lotta con gli orribili animali velenosi che offuscano la luce che emana dal centro del castello e, gettandola nella confusione, le impediscono l’accesso nella propria stessa casa.

E il centro è soprattutto, come immagine psichica, il luogo in cui si ricompongono in totalità gli opposti perché « chi percepisce contemporaneamente la propria ombra e la propria luce, vede se stesso da due Iati, e in tal modo, raggiunge il centro ». Ma questa allegorica Immagine di una rotta contrastata da dissidi violenti verso un virtuale centro unificante, rappresenta il territorio estremo dell’autopercezione, da cui l’accesso alla verità diventa possibile come confluenza dei canali difficilmente separabili dell’esperienza di sé, del divino e dell’erotico.

L’avvicinamento a Dio e la conoscenza dell’anima procedono cosí parallelamente fino a che la stessa anima diventa Dio: in una delle tante similitudini utilizzate da Teresa, Dio è paragonato ad un palazzo grande e bellissimo nel cui interno avviene tutto ciò che l’anima può compiere, comprese « abominazioni », « scelleragini », « disonestà », che é una « verità spaventevole e degna di somma riflessione ».

Un caso di eresia, si potrebbe dire. Ed infatti Jung sostiene che « dal punto di vista psicologico l’immagine di Dio è sì un fenomeno reale, ma anzitutto soggettivo». Teresa, in seguito ai « rapimenti » e alle « visioni intellettuali » con cui le si svelano i segreti divini che la natura umana è in grado di vedere, dice dei vantaggi che ne conseguono: « il conoscimento della grandezza di Dio », « il conoscimento di noi stessi» e « il disprezzo di tutte le cose della terra », dove il disprezzo sta a indicare piuttosto l’indifferenza e l’allontanamento da tutto ciò che, accadendo fuori dal binomio Dio-Anima, distoglie e non procura vantaggi.

« Quello che sembra essere un ’gioco con se stessi’ è di somma importanza. Portare un Dio in sé è la garanzia della felicità, della potenza, anzi persino dell’onnipotenza (...) Portare Dio in sé significa, praticamente, essere quasi Dio stesso ». Portare Dio in sé diventa cosí la garanzia della felicità, della potenza e persino dell’onnipotenza. È un potente sentimento della propria individualità quello che nasce da questo processo di identificazione, assimilabile a ogni esperienza interiore che si sforza di raccontarsi e alle molte esperienze umane, che restano taciute.

Nel suo viaggio all’interno del castello, l’anima è costantemente minacciata e sottoposta al pericolo della ricaduta da cui ogni progresso risulta impossibile e il progetto interrotto. Ma la possibilità sempre presente della perdita è condizione essenziale della crescita; e l’esortazione all’anima è di « portare Io sguardo al centro» e di allenarsi all’osservazione degli accadimenti interiori.

Quello del ‘centro’ è un simbolismo mitologico universale che ricorre nelle pratiche di iniziazione e di conquista ma « il simbolismo che incorpora la realtà assoluta, la sacralità e l’immortalità è di difficile acceso, che si tratti di un albero cosmico o di un Albero della vita immortale, o della scienza del bene e del male, la strada che a lui conduce è ’via difficile’, sparsa di ostacoli ».

cms_33507/2_1707795391.jpg

Bataille definisce ‘esigenze lontane, solenni’, quelle cui conduce ogni esperienza interiore che abbia origine dalla ineliminabile condizione umana dei non-sapere e dal desiderio inconfessabile di essere tutto e la sofferenza disperata nella constatazione di non essere tutto. È in questo vuoto, in cui si rivela l’ignoto, che lo spirito si incammina « in un mondo strano in cui l’angoscia e l’estasi finiscono per comporsi ».

Secondo Foucault, nella problematizzazione sulla costituzione dell’individuo come soggetto etico, troviamo che non solo l’interrogativo sull’essenza dell’amore e del suo oggetto si sposta verso la conoscenza e consapevolezza di sé, ma l’inquietudine che accompagna questa tensione alla verità è il nucleo di quello che sarà il conflitto spirituale, perno della costruzione dell’uomo etico.

-----------------------------------------------------------------------------------------

Bibliografia

C.G. Jung, Simboli della trasformazione, ‎Torino, Bollati Boringhieri, 6° edizione, 2012

Le citazioni dal ‘Castello interiore’ di Teresa D’Avila sono tratte da S. Teresa di Gesù, Opere, Postulazione Generale O.C.D., 1981

R. Rossi, Teresa D’Avita, Roma, Editori Riuniti, 1983

G. Bataille, L’esperienza interiore, Bari, Dedalo, 1978

M. Eliade, Trattato di storia della religione, Torino, Boringhieri, 1976

C.G. Jung, « Bene e male nella psicologia analitica » (1959), in Psicologia e religione, Opere voi. 11, Torino, Bollati Boringhieri, 1979

Piatone, Repubblica, in. M. Foucault, L’uso dei piaceri, Milano, Feltrinelli, 1984

-----------------------------------------------------------------------------------------

Gabriella Bianco

Tags:

Lascia un commento



Autorizzo il trattamento dei miei dati come indicato nell'informativa privacy.
NB: I commenti vengono approvati dalla redazione e in seguito pubblicati sul giornale, la tua email non verrà pubblicata.

International Web Post

Direttore responsabile: Attilio miani
Condirettore: Antonina Giordano
Editore: Azzurro Image & Communication Srls - P.iva: 07470520722

Testata registrata presso il Tribunale di Bari al Nrº 17 del Registro della Stampa in data 30 Settembre 2013

info@internationalwebpost.org
Privacy Policy

Collabora con noi

Scrivi alla redazione per unirti ad un team internazionale di persone dinamiche ed appassionate!

Le collaborazioni con l’International Web Post sono a titolo gratuito, salvo articoli, contributi e studi commissionati dal Direttore responsabile sulla base di apposito incarico scritto secondo modalità e termini stabiliti dallo stesso.


Seguici sui social

Newsletter

Lascia la tua email per essere sempre aggiornato sui nostri contenuti!

Iscriviti al canale Telegram