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"…che merda fa …" (Inferno, canto XXVIII): metafora o idioma?

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cms_20529/1.jpgUna nuova ipotesi sul Canto XXVIII?

Ci troviamo nella nona bolgia un immenso carnaio di feriti e mutilati. Le piaghe dei dannati, si rimarginano, poi vengono nuovamente aperte, ad ogni nuovo giro, da un diavolo armato di spada. Qui Dante incontra Pier da Medicina, suo contemporaneo, il quale predice la sanguinosa fine, ad opera di Malatestino da Verrucchio, signore di Rimini, di due cittadini di Fano: Guido del Cassero e Angiolello da Carignano.

Pier da Medicina su richiesta del Poeta, fa il nome di un suo compagno di sventura, che, avendo la lingua recisa, non può parlare. È il tribuno della plebe Curione, colui che vinse le ultime esitazioni di Cesare e lo indusse ad attraversare il Rubicone, dando così inizio alla guerra civile contro Pompeo.

Sopraggiunge un dannato con le mani tagliate e i moncherini grondanti sangue: è Mosca dei Lamberti, il responsabile della divisione dei fiorentini in guelfi e ghibellini e della distruzione della propria famiglia. Dante vede infine avanzare l’ombra di un decapitato. Costui porta la sua testa in mano, reggendola per i capelli, come se fosse una lanterna, si presenta come Bertram del Bornio, che seminò discordia tra il re d’Inghilterra Enrico II e il figlio, il re giovane Enrico III. La sua azione è paragonabile a quella di Achitofel con Assalonne, figlio del re David, e dal momento che egli ha diviso persone così unite ora procede col capo separato dal corpo.

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Cappella dei Re Magi già Bolognini- Inferno- Basilica di San Petronio

Qui, nel Canto XXVIII dell’Inferno, si trova anche Maometto, il fondatore della religione islamica, ed Alì, uno dei suoi primi seguaci. Il primo ha il corpo squarciato, il secondo la testa spaccata in due, scontano, insieme agli altri peccatori della bolgia, la loro colpa: quella di aver introdotto la discordia nel mondo.

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Cappella dei Re Magi già Bolognini- Inferno- particolare con Maometto- Basilica di San Petronio- Bologna

Tra le gambe pendevan le minugia;

la corata pareva e ’l tristo sacco

che merda fa di quel che si trangugia.

Mentre che tutto in lui veder m’attacco,

guardommi, e con le man s’aperse il petto,

dicendo: “Or vedi com’io mi dilacco!

vedi come storpiato è Maometto! (Inferno XXVIII)

Dante scrive due volte la parola merda nell’Inferno... E mentre ch’io là giù con l’occhio cerco, / vidi un col capo sì di merda lordo, / che non parëa s’era laico o cherco. (Inferno XVIII). In questo Canto anche un aggettivo su Taide... quella sozza e scapigliata fante / che là si graffia con l’unghie merdose... infine nel XXVIII riferendosi a Maometto... Tra le gambe pendevan le minugia; / la corata pareva e ‘l tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia.

Indagare sul significato simbolico della merda è un compito assai vasto, per cercare di comprendere quello che voleva dire Dante è ancora più ostico, occorre scavare anche nella terminologia di merde, cioè quale significato archetipo si ha di questo termine in Francia.

L’investigazione è dovuta in quanto Dante conosceva benissimo sia la lingua del Sì, che quella Oc e Oil. Oc è l’idioma della Francia meridionale (provenzale, l’occitanico) e della Spagna settentrionale, e arriva sino a Genova. Oil (l’attuale oui) è la lingua della Francia settentrionale (esclusa la Bretagna). Sì è l’idioma italiano, è per questo che Dante si potrebbe anche chiamare il Padre dell’Italia perché una sola lingua unifica un territorio... del bel paese là dove ‘l sì suona (Inferno XXXIII).

Scusatemi se interrompo lo scritto per un intermezzo, la nostra lingua italiana è un patrimonio unico al mondo da tenere ben caro, lo scrivo perché oggi non sento un gran patriottismo verso il nostro idioma, se altre lingue sono più diffuse lo sono per colonialismo e non perché siano più meritevoli della nostra, che nonostante tutto è fra le 24 lingue ufficiali dell’Europa, poi di San Marino, del Vaticano, della Svizzera, di Malta e pure di qualche zona di Croazia e Slovenia.

Torniamo alla “merde”. Questa ricerca è necessaria anche perché in Francia il termine merde ha un significato diverso che il nostro, è quasi una parola elegante, viene pronunciata come il nostro oh di meraviglia o come il nostro “accidenti”.

In Francia merde è chiamata anche la parola di Cambronne, si narra che il generale francese Pierre Cambronne durante la battaglia di Warteloo alla richiesta di resa da parte del generale inglese Charles Colville rispondesse appunto merde; sembra che il fatto non sia accaduto, ma è letteralmente dilagato, questo si spiegherebbe con il senso e l’humus di questa parola nell’immaginario popolare che avrebbe voluto orgogliosamente dare tale risposta agli inglesi.

Paola Tassinari

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