DANTE "INTERNATIONAL" (I Parte )

02_CULTURA_E_SOCIETA.jpg

cms_19708/1_Logo_Ufficiale.jpg1321/2021 Ravenna sta festeggiando e ricordando i 700 anni della morte di Dante, molte sono le iniziative. L’apertura è avvenuta il 5 settembre col presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la chiusura sarà il 12 settembre del 2021 con il tributo del maestro Riccardo Muti. In mezzo, un’udienza della delegazione ravennate dal papa, che ha benedetto, il 10 ottobre scorso, la croce donata da Paolo VI nel 1965. La croce greca, con quattro ametiste incastonate alle estremità, dopo il restauro e la benedizione è tornata al suo posto: sopra la lastra marmorea di Pietro Lombardo, nel sacello dantesco ravennate. La croce era stata inviata da Paolo VI il 19 settembre del 1965 nella ricorrenza dei 700 anni della nascita di Dante, Paolo VI evidenziò il Suo profondo interesse anche con la lettera apostolica “Altissimi cantus”, in cui papa Montini volle esprimere l’ammirazione sua e di tutta la Chiesa per il Poeta concludendo lo scritto con... “Onorate l’altissimo poeta!”.

cms_19708/2_.jpgPaolo VI, scrisse poi anche all’arcivescovo ravennate di allora, Salvatore Baldassarri, queste parole: “la Divina Commedia è poema dell’umanità, della civiltà, della filosofia e teologia, poema dell’unione e dell’armonia dell’ordine naturale con il soprannaturale, della vita presente con l’eterna”. Il programma delle iniziative oltre a questi tre punti fondamentali, prevede una miriade di eventi (tra cui la ‘ricognizione delle ossa’ del padre della lingua italiana) mostre, conferenze e molto altro; con un’idea ambiziosa: la lettura di un Canto, ogni giorno, in perpetuo, davanti alla tomba del Poeta.

cms_19708/3.jpg

Credo che tutti sappiano che Dante è morto ed è stato sepolto a Ravenna. Se ci mettiamo a discettare sul caso, ci ritroviamo in un gomitolo aggrovigliato. C’è chi nega l’esistenza del caso asserendo che tutto avviene tramite regole che ancora non riusciamo a capire perché le ignoriamo, diversamente c’è chi crede all’esistenza del caso accanto alla necessità, dove il caso innova e la necessità conserva.

cms_19708/4.jpg

Fu comunque un caso che Dante morisse a Ravenna nel 1321, ma fu una necessità, una determinazione, se le sue ossa rimasero in terra ravennate. Nel 1519 i fiorentini ottennero il permesso di prelevare le ossa di Dante per portarle a Firenze, ma giunti a Ravenna trovarono l’urna vuota. I francescani, praticando un buco nel muro avevano trafugato le ossa per nasconderle nel convento. La cassetta con le ossa, fu ritrovata nel 1865. A Dante non è stato eretto un grandioso monumento, le sue ossa riposano in un tempietto progettato dall’architetto ravennate Camillo Morigia. È una costruzione neoclassica, quadrangolare con cupola, dai colori chiari, molto semplice ma allo stesso tempo “invitante” in quanto si impone in una lunga visuale, per chi arriva da Piazza Garibaldi. L’area è molto suggestiva, è chiamata Zona del Silenzio, accanto vi è la Chiesa di San Francesco dove avvennero i funerali del Poeta, al cui interno vi è una suggestiva cripta mosaicata immersa sott’acqua;

cms_19708/5.jpg

cms_19708/6bis.jpg

a fianco della Chiesa uno degli angoli più belli di Ravenna: la Cripta Rasponi e i Giardini Pensili arricchiti da una bella fontana e una torre neogotica con la vista di un piacevole panorama; il Quadrarco di Braccioforte che segnala con una piccola altura il luogo ove furono nascoste le ossa dantesche durante la II Guerra Mondiale, celate per timore che venissero danneggiate dai bombardamenti o che venissero sottratte, è racchiuso da una cancellata composta di elementi snodati e mobili, con scritte del tipo: “Non cedo al male”, realizzata nel 1921 per il Seicentenario (il luogo è chiamato ‘Braccioforte’ a motivo di un’antica leggenda secondo la quale due fedeli avrebbero prestato giuramento invocando il ‘braccio forte’ di Cristo, la cui immagine era conservata in quel luogo); la Biblioteca Alfredo Oriani, un istituto specializzato in storia contemporanea e studi politici, economici e sociali, con particolare attenzione al fascismo e all’antifascismo; il Museo dantesco coi due chiostri di leggiadra bellezza, con loggiati orlati di colonne di marmo bianco e rettangoli di prato verdeggiante con ognuno al centro un pozzo adorno di sculture; un breve doppio viale di cipressi divide la tomba di Dante dal Giardino dedicato a Rinaldo da Concorezzo, anch’esso cinto da un’elegante cancellata in ferro battuto, a ricordo del Vescovo Rinaldo amico di Dante che proprio nel 1321, in un famoso processo, non solo assolse i templari ma, anticipando Cesare Beccaria, si rifiutò di far utilizzare la tortura per estorcere confessioni non veritiere.

Paola Tassinari

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos