DANIMARCA APPROVA LEGGE CONTRO MIGRANTI

L’intenzione è creare centri “off-shore” per l’analisi delle richieste d’asilo. L’ONU: “spaventosa corsa al ribasso”. L’Europa in allarme

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La Danimarca ha approvato una legge sull’immigrazione che non trova precedenti nell’Unione Europea neanche nell’Ungheria di Orban e nella Polonia di Morawiecki. La premier Mette Frederiksen, leader dei socialdemocratici danesi, alla guida di un governo di minoranza appoggiato dal Partito Social-liberale Danese (8.6%), dal Partito Popolare Socialista (7.7%), da Lista Unitaria (6.9%) e da Alternativa (3%), oltre che dai Partiti Socialdemocratici faroese e groenlandese, a gennaio aveva promesso che il suo Paese avrebbe raggiunto il discutibile obiettivo di avere “zero richiedenti asilo” nel territorio. Obiettivo verso il quale un passo importante è stato compiuto con l’approvazione di questa proposta di legge, avvenuta a larga maggioranza, visto che, nonostante l’opposizione di alcuni partiti minoritari di sinistra, l’estrema destra ha votato la proposta con prevedibile entusiasmo, incredula di poter soddisfare un proprio punto programmatico stando tra i banchi dell’opposizione. La nuova normativa prevede che profughi e migranti in arrivo nel regno si vedranno rifiutata ogni richiesta di asilo, anche se perseguitati politici, e verranno trasportati in strutture realizzate in Paesi africani, per le quali si prevede la stipula di accordi bilaterali. In caso di approvazione della richiesta, il migrante avrebbe diritto a rimanere nello Stato terzo, ma non a tornare in Danimarca.

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Una legge, questa, che presenta chiari profili di illegittimità sia a livello di diritto internazionale che, soprattutto, di diritto europeo. Infatti, l’art. 76 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), l’art. 19 della Carta di Nizza dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, e l’art. 4 del protocollo della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), vietano espressamente l’espulsione collettiva di migranti. Un’espulsione collettiva si presenta nel momento in cui lo Stato d’approdo obblighi una pluralità di soggetti a lasciare il territorio in qualità di gruppo, senza quindi un precedente esame delle situazioni soggettive di ogni singolo migrante: esattamente ciò che con questa legge la Danimarca sembrerebbe intenzionata a fare. Una legge, questa, che sembrerebbe quindi quasi provocatoria, destinata a infrangersi contro il sindacato della Corte di Giustizia UE o della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Perché ciò accada, sarà però necessario che qualcuno riesca ad arrivare ad ottenere il rinvio pregiudiziale da parte da un giudice, cosa che i singoli individui possono fare esclusivamente se direttamente interessati dalla normativa.

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Ci si chiede come un migrante che venga respinto automaticamente, non appena giunto alla frontiera, possa anche solo sperare di avviare un procedimento legale: cosa, questa, che evidenzia un’ulteriore criticità della legge danese, che non garantisce, appunto, rimedi efficaci in sede giurisdizionale ai migranti. Chi potrebbe ricorrere alla CGUE, però, è la Commissione Europea, che, tramite il proprio portavoce Adalbert Jahnz, ha espresso preoccupazione, affermando che qualsiasi mossa per esternalizzare le richieste di asilo non è compatibile con le leggi dell’Ue. “Il trattamento in un paese terzo delle domande di asilo solleva questioni fondamentali, sia sull’accesso alle procedure di asilo che sull’effettivo accesso alla protezione. Non è possibile secondo le norme esistenti”, ha detto Jahnz, il quale ha aggiunto che la Commissione “condivide le preoccupazioni espresse dall’Alto commissario per i rifugiati dell’Onu, sia sulla compatibilità degli obblighi internazionali della Danimarca, che sul rischio di minare le fondamenta del sistema internazionale di protezione dei profughi”. L’Alto Commissariato per i rifugiati dell’ONU ha infatti duramente criticato la Danimarca per la legge adottata. “Avviando una modifica così drastica e restrittiva nella legislazione danese sui rifugiati, la Danimarca rischia di avviare un effetto domino in cui altri Paesi in Europa e nelle regioni vicine esploreranno la possibilità di limitare la protezione dei rifugiati sul proprio suolo”, ha denunciato Henrik Nordentoft, il capo dell’ufficio Unhcr nei Paesi nordici e baltici. L’organo ONU ha inoltre definito la legge come una “spaventosa corsa al ribasso”.

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Una legge, questa, che suona come uno schiaffo in pieno volto soprattutto per gli Stati Membri UE che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui l’Italia. Appena pochi giorni fa, Mario Draghi aveva alzato la voce contro l’Unione, colpevole, secondo il premier, di lasciare l’Italia ripetutamente “sola nell’emergenza”. È evidente, però, che diversi Paesi preferiscono continuare a fare orecchie da mercante e proseguire nella loro attitudine di cherry-picking, pretendendo di far parte di un’Unione in cui loro hanno solo vantaggi e nessun onere da rispettare. Questa legge della Danimarca, in palese contrasto finanche con i trattati fondativi, è solo l’ultimo degli esempi di un’UE sempre più incapace di agire come un organismo se non unico, almeno coordinato ed in sintonia. Adesso, per l’Unione Europea, si profila una nuova sfida che determinerà se questa organizzazione sovranazionale avrà un futuro o sarà destinata a disgregarsi: la Corte di Giustizia, ad onor del vero già in passato capace di emettere sentenze che hanno fatto la storia dell’integrazione europea, deve assolutamente essere chiamata in causa al più presto dalla Commissione e fare chiarezza, pena il caos totale sulla gestione dell’immigrazione, che sarebbe forse la pietra tombale sul sogno europeo.

Giulio Negri

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