DANIELA RAMBALDI, MEMORIA VIVENTE DI UN GENIO

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Un incontro a dir poco spaziale, quello con Daniela Rambaldi, memoria vivente di un uomo che personalmente considero - ma non sono l’unica - un vero e proprio genio. Mi riferisco a Carlo Rambaldi, tre volte premio Oscar per gli effetti speciali.

Di lui ricordiamo E.T. l’Extraterrestre, che gli valse la sua terza statuetta nel 1982, esattamente quarant’anni fa. Ma anche King Kong e Alien, per i quali fu premiato rispettivamente nel 1976 e nel 1979.

Daniela Rambaldi, insieme ai fratelli, è memoria vivente di un uomo che ha saputo dar vita ai propri sogni e che continua, con l’opera postuma della famiglia, ad incoraggiare quanti si sentono chiamati a lasciare una traccia nel firmamento cinematografico.

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Daniela Rambaldi e E.T. l’Extraterrestre - photo by Pasquale Butera

Carlo Rambaldi è stato una sorta di Leonardo da Vinci del XX secolo: di cose ne ho fatte tante e, come Leonardo non ha fatto solo la Gioconda, così lui non ha fatto soltanto E.T.

Daniela lo ha visto all’opera e ci racconta un Carlo Rambaldi visto con gli occhi di una bambina. Della sua bambina.

“Ai miei occhi è stato un papà speciale, un papà che disegnava sempre cose strane, tra alieni e mostri giganti - racconta. Era un papà innamorato delle stelle che ogni sera, con un grande telescopio, scrutava il cielo. Era un papà che, ai miei occhi, non aveva un lavoro vero perché non andava in ufficio come i genitori delle mie amichette ma svolgeva la sua attività in un laboratorio pieno di mostri.”

Oggi, da adulta, Daniela vede il padre nella sua vera veste, quella di un artista a tutto tondo: scultore, pittore, progettista, ingegnere, scienziato.

Nato in un piccolo paese in provincia di Ferrara, non aveva nulla se non il suo grande sogno: il cinema. Con determinazione, sacrificio e costanza ha saputo trasformarlo in realtà e ancora oggi è di ispirazione - attraverso la Fondazione creata dai suoi figli - a quanti coltivano un sogno nel cassetto.

“Quando ero piccola, mio padre mi chiedeva spesso cosa volessi fare da grande - ricorda Daniela. Qualunque fosse la mia risposta, egli mi diceva: «L’importante è che tu scelga una tua passione perché solo se fai qualcosa che ti appassiona ti sembrerà non lavorare mai.»”

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Daniela Rambaldi con il padre Carlo e il piccolo E.T.

Nei ricordi di Daniela, infatti, il padre Carlo dimenticava calendario e orologio quando si trattava di lavoro.

“Era molto difficile coinvolgere mio padre nelle attività di famiglia - racconta. Non c’erano domeniche né feste né orari. Alla mia prima Comunione arrivò un attimo prima per poi rinchiudersi poco dopo nel suo laboratorio. Lui aveva una vita parallela: quella reale e quella nata dalla sua fantasia, dal suo genio.”

È ancora vivo nella memoria di Daniela il ricordo della telefonata di Steven Spielberg, una sera a mezzanotte. “Mio padre aveva già lavorato con Spielberg per «Incontri ravvicinati del terzo tipo». Quella sera lo chiamò e disse: «Carlo, abbiamo un grosso problema: domani dobbiamo fare immediatamente una riunione. Così il giorno dopo si incontrarono e Spielberg, che aveva già iniziato le riprese di E.T. con un personaggio realizzato da un’équipe di americani, confidò a mio padre di non essere soddisfatto. «Da quello che leggo nella sceneggiatura - disse mio padre - ci vogliono almeno sei mesi per realizzare un nuovo personaggio». Ma Spielberg gli rispose: «No Carlo, non ho tutto questo tempo, ho già la produzione in piedi e mi costa “X” tutti i giorni. Ti do tempo tre mesi». Da quel momento mio padre si alzò ogni giorno alle tre del mattino per recuperare tutti i giorni che non aveva a disposizione per far nascere E.T.”

Il primo modellino del famosissimo extraterrestre fu una statuetta di creta di circa 30 cm. Appena realizzato lo sottomise al sincero giudizio della figlia che, all’epoca, aveva 12 anni: “Così fermo non mi dice granché però è simpatico”, rispose lei. E Carlo Rambaldi seppe di essere sulla strada giusta! In fondo, E.T. è un film per bambini che, raccontando la storia di un gruppo di ragazzini, avrebbe incontrato un pubblico molto giovane.

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“E.T. l’extra-terrestre” - regia di Steven Spielberg e effetti speciali di Carlo Rambaldi

Il 7 dicembre di quest’anno E.T. compirà 40 anni, eppure sembra essere uscito ieri, tanto è vivo il suo ricordo. Non sembra neanche un effetto speciale ma un personaggio vivo, reale.

Ho visto questo film nel 1982, al suo debutto. Era uno dei pochi film per bambini ed ebbe un successo incredibile. E.T. risultava essere non tanto un alieno, quanto un fratellino venuto da lontano. Credo che sia un po’ questo il messaggio del film: la diversità e il rapporto che bambini e adulti hanno con essa.

E.T. è, secondo la mia lettura, un personaggio che incarna la diversità. Nel film si parla di questa creatura venuta da altrove e rimasta per sbaglio sul nostro pianeta. Fin da subito si percepisce il diverso approccio che adulti e bambini hanno nei confronti dello “straniero”, del “diverso”. I primi vogliono catturarlo per studiarlo, i secondi lo accolgono in casa, ci giocano, dialogano con lui e, soprattutto, cercano di aiutarlo a tornare a casa.

“Spielberg ha più volte raccontato che questo film è una proiezione della sua infanzia, che racconta un evento realmente accaduto nella sua vita - spiega Daniela. Oggi utilizziamo questo film come strumento educativo: grazie alla Fondazione Culturale Carlo Rambaldi, entriamo nelle scuole proprio per raccontare la diversità, l’accettazione del diverso, l’amicizia, il valore dell’empatia. Il film E.T. è uno strumento eccezionale perché i bambini, più che dalle parole, imparano delle azioni. Loro capiscono immediatamente il significato dell’amicizia, della diversità culturale e razziale. I bambini non hanno filtri, sono un terreno fertile in grado di assorbire i giusti valori che li renderà adulti migliori.”

La Fondazione ha proprio il ruolo - oltre che di far conoscere Carlo Rambaldi e ciò che rappresenta per il cinema internazionale - di divulgare sani principi sia alle nuove che alle vecchie generazioni, che spesso si perdono perché non hanno la possibilità di sognare o di credere ai propri sogni. Il team della Fondazione si reca ovunque richiesto per dare una spinta, attraverso masterclass, workshop e mostre, a quanti vogliono intraprendere il mestiere gli effettista speciale o di artista.

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Daniela Rambaldi e E.T. - photo by Fabrizio Gatta

L’Italia è stata una buona madre del messaggio di Carlo Rambaldi?

“Oggi sì ma tanti anni fa mio padre mi diceva: «Se non fossi andato in America non sarei diventato Carlo Rambaldi». Questo non perché sia diventato bravo in America ma perché l’America gli ha dato l’opportunità di esprimere il suo talento. C’è da dire che il cinema americano ha dei budget molto diversi da quello italiano. Inoltre in Italia non si fanno molti film con effetti speciali. Ma solo per questo. Però quando abbiamo un evento o un format di Carlo Rambaldi da proporre, non troviamo mai porte chiuse, assolutamente.”

Un progetto molto caro al cuore di Daniela è il museo Carlo Rambaldi. Avrebbe dovuto nascere nella città natale del grande maestro ma mancano i fondi. Così, probabilmente, il museo si sposterà sulla piazza di Ferrara, anche più facile da raggiungere. Nel frattempo continuano le mostre itineranti che riscuotono un grandissimo successo, nonostante le nuove generazioni non conoscano Carlo Rambaldi.

Ad agosto di quest’anno ricorreranno anche i 10 anni della sua scomparsa. Proprio nel giorno della sua dipartita, la Fondazione celebra un evento che si chiama “E.T. sotto le stelle”, divenuto nel corso degli anni un vero e proprio premio.

“Questo evento, nato nel 2015 per ricordare la figura di mio padre, dopo un paio di anni è diventato un vero e proprio premio - racconta Daniela. Il 10 agosto di ogni anno ci diamo questo appuntamento per elogiare le eccellenze del territorio. Cerchiamo di lasciare qualcosa di buono e di portare avanti i progetti che mio padre aveva nel cassetto. Oltre ad E.T. c’è ancora tanto da raccontare”.

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L’intervista che segue è stata realizzata da “Tavoli HeArt” per la Social TV della storica Libreria Bocca di Milano, all’interno della splendida cornice di Galleria Vittorio Emanuele II.

La Libreria Bocca dal 1775 è locale Storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

L’articolo è pubblicato su “International Web Post” che, nella persona del suo fondatore e direttore Attilio Miani, si fa portavoce della partnership tra un magazine di informazione internazionale e una libreria storica unica nel suo genere.

#socialtvlbocca

Dove trovare Daniela Rambaldi:

https://www.fondazioneculturalecarlorambaldi.it/

https://www.facebook.com/carlorambaldifoundation

Attilio miani

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