DAL XX AL XXI SECOLO...L’ETICA DELLA RESPONSABILITA’ E LA LOGICA DELLA GUERRA

L’opinione del filosofo

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Nonostante l’iniziale orizzonte di aspettative, il secolo XX si era presentato come un’era di guerre, di violenza generalizzata e genocidi.

cms_25199/1.jpgLa caduta del muro di Berlino e il crollo dell’Unione sovietica della seconda metà del XX secolo, questi eventi di grande rilevanza hanno segnato una rottura, un cambio di epoca che apriva nuovi scenari e costellazioni imprevedibili al mondo ed alla storia, modificando la percezione del passato, aprendosi a una nuova immaginazione storica e un possibile socialismo democratico. Pensavamo che questi eventi avessero chiuso un’epoca, identificando la traiettoria storica del socialismo con la caduta del socialismo di Stato. Nel collasso del socialismo di stato l’immaginazione occidentale era stata catturata da nuovi concetti – quello del mercato e quello della competizione – pietre angolari della terminologia neoliberale, come valori dominanti di uno stile di vita, nel quadro politico-epistemologico del nuovo secolo segnato della fine dalla guerra fredda. Allo stesso tempo, i paesi occidentali cercavano una risposta meno aggressiva agli interventi neocoloniali, riformulando il diritto internazionale e convertendo il “diritto di ingerenza” nel “dovere di proteggere”.

cms_25199/2_1647229681.jpgMentre la Rivoluzione francese aveva inaugurato il XIX secolo attraverso la rottura radicale con il tempo passato, la rivoluzione aveva posto le basi per la nascita del socialismo, che si è sviluppato con la nascita e crescita della società industriale. Storicamente, le rivoluzioni son state catalizzatrici di utopie, forgiano un nuovo immaginario, suscitando aspettative e speranze, chiudono un’epoca e ne aprono un’altra. Tuttavia, le “rivoluzioni di velluto” pur ispirandosi al liberalismo classico, hanno frustrano i sogni del futuro creando società ossessionate dal passato, risuscitando i passati nazionali sequestrati dal comunismo sovietico. Infatti, nell’Europa Orientale il passato è rivisitato quasi solo attraverso il nazionalismo e la riappropriazione della memoria collettiva rinazionalizzandola.

cms_25199/3.jpgLe rivoluzioni arabe del 2011, i movimenti di massa che tentavano di liberarsi dall’autoritarismo delle dittature attraverso cruente guerre civili in Libia e Siria, in Tunisia e in Egitto, espresse dal socialismo terzo-mondista, il panarabismo, fino al fondamentalismo islamico, non solo non hanno avuto successo, ma la mancanza di lider e di strategia ha favorito solamente la restaurazione, la fragilità e l’instabilità sociale e politica. Dagli anni ’90 del Novecento i partiti politici, il cui paradigma erano i partiti di sinistra, che erano stati il vettore principale nella formazione e trasmissione di una memoria politica collettiva, sono spariti o hanno perso mordente e capacità di incidere sulla realtà. Oggi la “memoria di classe” si è trasformata in “memoria occulta”, che, se non ha perso visibilità nello spazio pubblico, ha perso protagonismo mettendo in pericolo sia le basi sociali che la cultura condivisa.

cms_25199/4.jpgIl XXI secolo è nato come un tempo segnato dall’ellisse delle utopie. L’utopia di un modello nuovo e diverso di società – segnato dal pensiero unico della postmodernità – appare minacciato dalla possibilità di sbocciare nel totalitarismo. Il “principio speranza” di Ernst Bloch e il “principio responsabilità” di Hans Jonas, davanti ad un futuro oscuro, davanti al pericolo totalitario e ciò che minaccia il pianeta e la sua sopravvivenza, inclusa la guerra nucleare, si ripropongono nella domanda su che tipo di mondo vogliano e che mondo lasceremo alle generazioni future. Ernst Bloch distingue tra i sogni prometeici – le utopie astratte e ingenue – e le “utopie concrete”, che ispirano la trasformazione possibile e rivoluzionaria del presente, anche se la speranza di emancipazione sembra essere scomparsa, sostituendo il sogno di una umanità liberata con la prospettiva di una catastrofe ecologica e sociale fino al pericolo della terza guerra mondiale, che l’aggressore russo Putin prospetta al mondo, confinando l’immaginazione sociale agli stretti limiti del presente.

cms_25199/5.jpgLe utopie concrete dell’emancipazione collettiva si sono convertite in un impulso individuale verso un consumo senza limiti, che tuttavia la crisi energetica e la prospettiva di catastrofe ecologica ormai negano. “Privatizzando” l’emancipazione collettiva, mentre prevalgono le ragioni economiche, si riduce lo “spazio dell”esperienza”, Ehrfahrungsfeld – e scompare l’ “orizzonte delle aspettative” – Erwartungshorizon. Secondo Reinhart Koselleck, passato e futuro interagiscono, mentre l’inizio del XXI secolo si presenta diluito ed espanso, il tempo dissolve passato e futuro in un presente incontrollabile; torna il passato, in termini di catastrofe o conflitto mondiale, in una rinnovata dialettica del tempo storico dai contorni indefiniti.

cms_25199/6.jpegNel disincanto del mondo – Entzauberung der Welt – quando la modernità sembrava a Max Weber come un’era disumanizzata della razionalità strumentale, assistiamo non solo alla crisi della democrazia e alternativa democratica, non solo al fracasso del socialismo reale, ma anche del fordismo – il modello di capitalismo industriale che aveva dominato il secolo XX – a causa dell’introduzione del lavoro flessibile e precario, che erode le forme tradizionali di solidarietà. Le dislocazioni delle grandi fabbriche da un paese all’altro in vista di massimizzare il profitto hanno disarticolato i movimenti dei lavoratori, tradizionalmente di sinistra, distruggendo le comunità. Così, il movimento europeo dei lavoratori ha perso sia la sua base materiale come la sua cultura sociale. Anche l’Unione europea con la sua economia di mercato mostra un deficit nella costruzione democratica dell’Unione.

cms_25199/7.jpgNell’eclisse e nell’incertezza del futuro del XXI secolo, dove nel primo ventennio si registrano crisi finanziarie, una pandemia globale e ora l’attacco della Russia, o meglio del suo presidente, all’Ucraina, con il paventato pericolo della terza guerra mondiale, registriamo un mondo senza speranza e utopie, che guardano inevitabilmente al passato. La categoria dei vinti, insieme con l’emergenza della pandemia e della guerra in Ucraina, che tende a riscattare la storia passata in nome delle ingiustizie della storia, si affianca la categoria della vittima, a cui risponde l’umanitarismo e i diritti umani, che tuttavia non sembrano rispondere a tutte le necessità e bisogni reali delle popolazioni in fuga da guerre, carestie, conflitti, siccità, povertà endemica.

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La commemorazione della liberazione di Auschwitz nel 2005 nel tentativo di incontrare una memoria comune, ci ricorda che l’attacco all’Ucraina indica una insofferenza ed una diversa lettura della storia davanti alle mire di un dittatore che non accetta che i territori di sua influenza non siano più sotto il suo controllo, in un discorso strategico e politico che stravolge lo status quo uscito dalla fine della Seconda guerra mondiale. La memoria dei conflitti passati ci parla di identità de recuperare, di lingue da riscattare, di comunità – come quelle del Donbass che rivendicano la loro appartenenza all’area culturale russa e riconoscimento di cittadinanza – vanno contro quel pluralismo culturale, religioso ed etnico che i conflitti in corso sembrano non poter ammettere, contro quel multiculturalismo che implica tolleranza e riconoscimento dell’altro. Ce lo indica questa guerra di aggressione all’ Ucraina da parte di Putin, presidente della Russia, che rivendica l’impero ancor prima dell’Unione sovietica. Nonostante che la politica della convivenza civile e dei diritti umani nasca all’interno di una visione etica sopranazionale, il mondo delle patrie sopravvive ad ogni tentativo di uniformare leggi e costumi.

cms_25199/9.jpgDi fronte ad un mondo che di per sé manca di significato, sta agli uomini attribuirgliene uno: proprio in forza del disincantamento del mondo (Entzauberung der Welt), il mondo si è spopolato degli dèi e delle forze magiche per diventare il puro e semplice teatro dell’agire (ir)razionale dell’uomo. Il frazionamento dei valori si riflette anche nell’etica: nel suo importantissimo saggio “Tra due leggi” del 1916, Weber sottolineava che il “politeismo dei valori” si declina nell’etica sotto forma del dualismo tra l’etica dei principi (Gesinnungsethik) - anche detta etica delle intenzioni o delle convinzioni - e l’etica della responsabilità (Verantwortungsethik).

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La prima forma di etica fa riferimento a principi assoluti, che assume a prescindere dalle conseguenze a cui essi conducono, i quali agiscono sulla base di ben precisi principi, senza porsi il problema delle conseguenze che da essi scaturiranno. Nell’etica della responsabilità invece, in cui si bada al rapporto mezzi/fini e alle conseguenze dell’agire, si tengono sempre presenti le conseguenza dell’agire: è proprio guardando a tali conseguenze che essa agisce. Se l’etica della responsabilità è indissolubilmente connessa alla politica, proprio perché non perde mai di vista le conseguenze dell’agire, c’è da chiedersi se un delirio di onnipotenza possa prescindere dalla responsabilità che ogni scelta politica impone. Appellando all’etica, questa guerra di aggressione deve finire e la pace deve tornare come bene supremo, a regolare i rapporti fra i popoli e le nazioni.

Gabriella Bianco

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