D’Incà: "Decreto aprile superiore a 25 miliardi" (Altre News)

Gualtieri: "Prestiti al 100% fino a 800mila euro in dl liquidità" - Coronavirus "costato finora 495 euro a famiglia" - Cgia: "Sei artigiani su 10 costretti a chiudere" - Pasqua e ponti: "Catastrofe turismo"

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Coronavirus, D’Incà: "Decreto aprile superiore a 25 miliardi"

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Il decreto di aprile "avrà un valore economico superiore ai 25 miliardi di euro e darà una continuità economica al nostro paese". Lo dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, collegato con SkyTg24. "Credo ci sia da parte di tutti la volontà di aiutare maggiormente le nostre aziende. Ecco perché - continua il ministro - nelle prossime ore arriverà un ulteriore decreto sulla liquidità che darà ossigeno". Il governo, ha aggiunto, cerca "di venire incontro alle tante partite Iva e agli autonomi che hanno i negozi chiusi. Prevediamo, tra l’altro, di andare ad aumentare i 600 euro". E ancora: "Strumenti come Recovery bond, eurobond, coronabond, sono gli strumenti adatti per dare anche una diversa visione di Europa ai propri cittadini. Il governo italiano in questo momento è in prima linea. L’Italia è la speranza per il mondo intero".

"Vogliamo chiaramente, come tutti, tornare alla normalità. Ma dobbiamo affidarci alla scienza, alla medicina, ai nostri esperti, che ci daranno le prossime indicazioni", spiega ancora D’Incà.

Coronavirus, Gualtieri: "Prestiti al 100% fino a 800mila euro in dl liquidità"

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"Garantiremo prestiti fino a 800mila euro al 100% e aumenteremo le garanzie al 90% per 200 miliardi di prestiti fino al 25% di fatturato delle imprese di tutte le dimensioni". Così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri al Tg1 sul dl Liquidità.

Coronavirus "costato finora 495 euro a famiglia"

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"Il coronavirus è costato in media finora 495 euro a famiglia". Lo afferma il Codacons, che ha realizzato una prima elaborazione sulle perdite economiche subite dai nuclei familiari a causa dell’emergenza sanitaria in atto nel paese.

Le famiglie con più figli e quelle costituite da lavoratori autonomi sono i nuclei che più di altri subiscono ripercussioni economiche a causa dell’emergenza coronavirus, e per loro il danno può arrivare a superare i 1.000 euro a nucleo, spiega il Codacons. "Al minor reddito legato alla sospensione delle attività lavorative (professionali, commerciali, servizi, ecc.) si aggiunge il danno derivante dal mancato utilizzo di beni e servizi già regolarmente acquistati", sottolinea l’associazione dei consumatori. Dagli abbonamenti ai trasporti pubblici, palestre, piscine, passando per le rette di asili nido, scuole private, mense, fino ad arrivare all’annullamento di viaggi, manifestazioni, eventi sportivi e culturali per cui si era in possesso di regolare biglietto, cui si aggiunge il minor reddito da lavoro, ogni singola famiglia italiana ha subito ad oggi mediamente una perdita economica pari a 495 euro. Questo significa che, complessivamente, il coronavirus, sostiene il Codacons, "ha portato ad un danno totale per le famiglie italiane pari a circa 12,8 miliardi di euro. Conto ovviamente parziale che è destinato ad aggravarsi in caso di prosecuzione delle misure di contenimento varate dal Governo".

"Con il decreto Cura Italia non è stato fatto abbastanza per tutelare le famiglie italiane – afferma il presidente Carlo Rienzi – Non sono stati sospesi affitti e bollette né vi sono misure specifiche che riconoscano agli utenti il diritto al rimborso per i servizi non goduti. Il Governo deve imporre a società pubbliche e private la restituzione automatica e senza richiesta di quanto pagato dalle famiglie per beni e servizi di cui non hanno usufruito, lasciando agli utenti la possibilità di scegliere forme alternative di ristoro come voucher o prolungamento degli abbonamenti".

Coronavirus, Cgia: "Sei artigiani su 10 costretti a chiudere"

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Il Covid-19 ha costretto alla chiusura 6 artigiani su 10. A sostenerlo è l’ufficio studi della Cgia. Con le chiusure imposte dalla legge in queste ultime 2 settimane a causa del Covid-19, sono 752.897 le imprese artigiane che sono state costrette a sospendere l’attività (pari al 58,5% del totale); il conto sale a 799.462 se si considerano anche le attività per le quali è prevista la possibilità di fare solo somministrazione per asporto.

A livello regionale si sono registrate punte del 65,6 per cento in Toscana, del 63,9 per cento in Valle d’Aosta e del 61,1 per cento in Umbria. Le realtà meno interessate dalla chiusura sono state la Basilicata (52,9 per cento), la Calabria (52,5 per cento) e infine la Sicilia (48,9 per cento).

La Cgia parla anche di almeno 7 miliardi di euro di perdita di fatturato che a livello nazionale le imprese artigiane subiranno in questo mese di chiusura. I comparti più colpiti sono anche quelli più rappresentativi di tutto il settore: le costruzioni, ad esempio, vedranno una flessione del fatturato di 3,2 miliardi (edili, dipintori, finitori di edifici, etc.) la manifattura di 2,8 miliardi (metalmeccanici, legno, chimica, plastica, tessile-abbigliamento, calzature, etc.) e i servizi alla persona di 650 milioni di euro (acconciatori, estetiste, calzolai, etc.).

"L’artigianato rischia di estinguersi, o quasi, in particolar modo nelle piccole città e nei paesi di periferia, molte attività - segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - a fronte dell’azzeramento degli incassi, degli affitti insostenibili e di una pressione fiscale eccessiva, non reggeranno il colpo e saranno costrette a chiudere".

Tra il 2009 e il 2019, infatti, le aziende artigiane che hanno chiuso definitivamente sono state poco meno di 180 mila (per la precisione 178.664), pari al -12,2%. Se nel 2009 lo stock era pari a 1.465.949, al 31 dicembre dell’anno scorso il numero è sceso a 1.287.285. La regione che ha subito la flessione più elevata è stata la Sardegna (-19%).

Coronavirus cancella Pasqua e ponti: "Catastrofe turismo"

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Dopo aver azzerato il marzo del turismo, il coronavirus cancella anche il mese di aprile, vacanze di Pasqua e ponti di primavera inclusi, per un totale di 10,5 milioni di viaggiatori ‘svaniti’ e di 3,3 miliardi di consumi turistici perduti. A stimarlo è Cst Firenze per Assoturismo Confesercenti. Per la filiera turistica italiana è uno shock: il mese di aprile rappresenta il momento della ripresa degli spostamenti, ma anche il periodo della riapertura delle imprese stagionali del balneare, dei laghi e più in generale del segmento dell’open air. "Lo stop improvviso ha messo in ginocchio il comparto, colpendo direttamente tutte le attività della ricettività e dei servizi turistici", commenta Vittorio Messina, Presidente nazionale di Assoturismo.

Lo scorso anno, rileva Messina, "si dibattevano i presunti pericoli dell’overtourism, quest’anno si vive la catastrofe dello zero tourism. Si fermano gli alberghi, i B&B, i villaggi turistici e i camping; gli stabilimenti balneari valutano di rinunciare ai preparativi d’inizio stagione. Svaniscono i ricavi anche per i servizi del settore, dalle agenzie di viaggi alle guide, dagli Ncc ai bus turistici. Per non parlare della crisi dei pubblici esercizi e dei ristoranti, solo parzialmente alleviata – e in una minoranza dei casi – dalla vendita a domicilio, che il più delle volte vuol dire passare per le piattaforme delle grandi multinazionali e subire una ulteriore riduzione dei margini".

"Finora il governo non ha fatto abbastanza per alleviare la crisi del turismo", conclude Messina. "Imprese e operatori hanno visto crollare completamente i fatturati. L’indennità di 600 euro, che può essere utile per la sussistenza, non è un aiuto adeguato a sostenere uno dei settori chiave dell’economia italiana nel suo momento più difficile. Serve di più e subito, dalla moratoria degli affitti allo stop del fisco. Soprattutto, è necessaria una iniezione di liquidità consistente: ci avviamo a perdere tutta la stagione primaverile ed anche quella estiva non promette bene. Difficile che la ripresa arrivi prima del prossimo anno: senza un aiuto, le imprese turistiche salteranno come birilli".

Redazione

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