Corte Ue facilita azioni vs Volkswagen

Le cause per il dieselgate al Giudice del luogo d’acquisto

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cms_18648/apertura.jpgLa tedesca Volkswagen, per molto tempo ancora, sarà famosa non per i modelli di auto che produce, ma per aver manipolato i dati circa l’emissione dei gas di scarico delle vetture alimentate a gasolio. Il “dieselgate”, per l’appunto. A ricordarglielo è intervenuta anche la Corte UE, chiamata a pronunciarsi in tema di Giurisdizione. In particolare la Corte ha dovuto dirimere la querelle circa l’interpretazione del Regolamento UE o n° 1215/2012, e cioè se a decidere sui danni provocati dalla manipolazione, consistente nella svalutazione commerciale media del 30% dei veicoli interessati, debba essere il Giudice del luogo dove si è verificato il danno, cioè dove si è verificato l’esborso da parte dell’acquirente, come vorrebbero i danneggiati, oppure il luogo di domicilio del produttore, come avrebbe voluto la Volkswagen. Con la sentenza che ha definito la causa C-343/19 la Corte UE chiarisce che, sebbene il vizio in fase di produzione, consistente nella installazione del software, si sia certamente verificato nel luogo di domicilio del produttore, tale vizio costituisce un semplice antecedente logico di un danno che però, nella sua concretezza, si verifica solo al momento dell’acquisto. Per tale motivo il principio generale che il regolamento stabilisce in tema di Giurisdizione, attribuendola al luogo di domicilio del convenuto, va disatteso in favore della deroga, contenuta nello stesso Regolamento, secondo cui a decidere deve essere sostanzialmente il Giudice del luogo dell’acquisto. Resta la facoltà, per il danneggiato, di optare per l’uno o per l’alto criterio. Indubbiamente questa decisione, accogliendo la tesi di una associazione di consumatori, eliminerà un notevole ostacolo, anche psicologico, alle azioni risarcitorie di molti cittadini non tedeschi, e costituirà una delle tante forme in cui la nemesi si è scagliata contro la Volkswagen dopo averla colta con le mani nella marmellata. Conseguenza inevitabile, questa pronuncia, che aggrava il dispiacere di tutti quelli che onestamente hanno lavorato e lavorano per un marchio dal prestigio altissimo ma che resterà appannato ancora per un po’.

Nicola D’Agostino

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