Coronavirus, Ocse: "Economia mondiale a rischio"(Altre News)

Coronavirus affossa settimane bianche, disdette alberghi fino a 90% - Bellanova e Patuanelli all’Ue: "Per tutti etichette con paese origine" - Coronavirus, Ryanair taglia il 25% dei voli italiani

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Coronavirus, Ocse: "Economia mondiale a rischio"

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L’epidemia di coronavirus piomba sulla crescita economica mondiale. Nel 2020 il pil dovrebbe crescere del 2,4% contro 2,9% stimato in precedenza. E’ quanto prevede l’Ocse che nel suo Interim Economic Outlook -Coronavirus: the world economy at risk (Coronavirus: l’economia mondiale a rischio)- ha tagliato di 0,5 punti la stima precedente di novembre 2019. L’incertezza sulla crescita economica a livello mondiale "resta alta", sottolinea l’Ocse. Per il 2021 si punta su un pil mondiale in crescita del 3,3% (+0,3 punti rispetto a novembre 2019).

Dopo 0,2% nel 2019, crescita zero per il pil in Italia nel 2020, sostiene l’Ocse che ha tagliato di ben 0,4 punti la stima di novembre 2019. Nel 2021, invece, il pil resta confermato in crescita dello 0,5%.

Nell’Interim Economic Outlook dell’Ocse si mette in evidenza l’impatto negativo dell’emergenza Covid-19 soprattutto sul clima di fiducia, sui mercati finanziari e sul settore del turismo. Particolarmente colpite le economie che hanno forti interconnessioni con la Cina: in primis il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia. Per il 2021 l’Ocse stima che, a condizione che gli effetti dell’epidemia svaniscano come previsto, il pil possa tornare a crescere nei paesi del G20 del 3,5% (+0,2% rispetto a stima novembre 2019) soprattutto se verranno adottate politiche bene mirate nelle economie attualmente più esposte.

"Le ripercussioni legate alla contrazione della produzione in Cina - sottolinea l’organizzazione internazionale con sede a Parigi - si fanno sentire in tutto il mondo riflettendo il ruolo chiave e crescente che la Cina ha nella catena globale delle forniture e nei settori del turismo e delle materie prime".

L’Ocse taglia la sua stima di 0,5 punti partendo dal presupposto che l’epidemia "abbia raggiunto il suo picco in Cina nel primo trimestre del 2020" e che nelle altre aree del mondo "l’epidemia resti lieve e contenuta".

Ma con una diffusione "maggiore, più intensa e più ampia" nelle aree dell’Asia-Pacifico, dell’Europa e del Nord America si rischia un forte rallentamento del pil mondiale con +1,5% nel 2020: la metà della crescita prevista prima dell’emergenza del coronavirus.

Quindi "i governi devono agire rapidamente e con forza per superare il coronavirus e il suo impatto economico", sottolinea l’organizzazione internazionale con sede a Parigi. "I governi devono garantire misure di sanità pubblica efficaci e dotate di risorse adeguate per prevenire l’infezione e il contagio e attuare politiche ben mirate a supporto dei sistemi sanitari e dei lavoratori", si legge ancora. Per l’Ocse è necessario "proteggere i redditi dei gruppi sociali vulnerabili e delle imprese durante l’emergenza". Le politiche macroeconomiche di supporto, osserva l’Ocse, "possono aiutare a ripristinare la fiducia e favorire il recupero della domanda poiché le epidemie virali si attenuano ma non possono compensare le interruzioni immediate derivanti dall’applicazione delle restrizioni di viaggio".

Coronavirus affossa settimane bianche, disdette alberghi fino a 90%

Alberghi vuoti da Cortina a Courmayeur, pioggia di cancellazioni soprattutto da estero e scolaresche

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(Cristina Armeni) - Le settimane bianche in Italia stanno subendo il contraccolpo del coronavirus e gli alberghi cominciano a svuotarsi. Come era prevedibile, da questa settimana, da Cortina a Courmayeur, da Canazei al Sestriere, le cancellazioni degli sciatori stanno fioccando a causa dei timori di contagi e, per molti stranieri, anche per le incognite di una possibile messa in quarantena al rientro in patria. La situazione è particolarmente grave sulle montagne del Piemonte dove le disdette sono ormai tra il 70% e il 90%. Ma l’andamento è preoccupante ovunque sulle Alpi. In Valle D’Aosta, in Lombardia, in Trentino, in Veneto, un po’ ovunque si rischia il collasso.

Gli albergatori piangono in Piemonte a Bardonecchia così come al Sestriere e a Limone Piemonte, e in tutto il comprensorio della Via Lattea. "Gli annullamenti si aggirano tra il 70% e il 90% - afferma all’Adnkronos Alessandro Comoletti presidente di Federalberghi Piemonte - i nostri impianti sono frequentati soprattutto dagli inglesi e dai russi ma siccome li potrebbero mettere in quarantena si guardano ben dal venire". "Noi reggiamo ancora una settimana, - avverte l’imprenditore - servono molte risorse da mettere a disposizione perché il decreto del governo è per la zona rossa, che è una zona produttiva molto limitata, ma è tutta l’Italia che patisce.

In Trentino "gli alberghi sono praticamente vuoti e, già dalla scorsa settimana, quella di Carnevale, ci sono stati rientri anticipati ma il problema sta emergendo in tutta la sua gravità in questi giorni" afferma all’Adnkronos il presidente di Federalberghi Trentino Gianni Battaiola che prevede, a marzo, oltre il 50% delle disdette in località come Madonna di Campiglio, Canazei, dalla Val di Fassa alla Val di Sole.

"Molte strutture sono vuote perché dovevano ospitare le scolaresche" spiega. Ma anche i turisti stranieri sono in netto calo e "c’è un serio problema in Trentino dove metà del mercato turistico a marzo è estero.

In Lombardia, in località come Livigno, Bormio e Madesimo, le cancellazioni sono consistenti fra il 30 e il 35% anche se gli albergatori cercano di limitare i danni. "Siamo più rigidi di altri sulle cancellazioni - sostiene Roberto Galli, presidente di Federalberghi Sondrio - noi rispondiamo che non ci sono oggettivi impedimenti per annullare. Una questione che riguarda soprattutto la clientela straniera che a Livigno tocca l’80% del mercato e a Bormio il 60%".

A Cortina la situazione è in fieri. "La scorsa settimana abbiamo tenuto perché i clienti ce li avevamo già in casa quando è scattata la psicosi e hanno preferito restare" spiega la presidente Roberta Alverà, presidente Federalberghi Cortina.

"Da questa settimana invece il calo si sta avvertendo ed è notevole - conferma Alverà - i primi a disdire sono stati i turisti stranieri ma le defezioni si stanno allargando". E gli albergatori come si comportano? Sono orientati a dare un voucher per poter usufruire della vacanza in un altro periodo mentre per le cause di forza maggiore, soprattutto per gli stranieri, si propende al rimborso. A Cortina come da altre parti il coronavirus non sta condizionando le abitudini degli sciatori tranne che per alcune disposizioni emanate dal governo per regolare l’accesso alle funivie o alle cabinovie, nelle quali l’affluenza deve essere al massimo un terzo della capienza.

Da Courmayeur a Cervinia si avverte "una grande problematica", con un vero e proprio "tracollo" del mercato estero pari al - 50% del fatturato, come riferisce Filippo Gerard, presidente Federalberghi Val D’Aosta. "Gli stranieri stanno cancellando tutti anche dai mercati di prossimità come Francia e e Svizzera". Come si reagirà all’emergenza? "Stiamo pensando di fare delle offerte speciali per il mercato italiano" risponde Gerard ma abbiamo costi fissi del personale e stiamo chiedendo al governo la cig in deroga, vedremo".

Bellanova e Patuanelli all’Ue: "Per tutti etichette con paese origine"

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“Abbiamo bisogno di scelte coraggiose, se vogliamo ridare slancio all’azione dell’Europa a partire dall’attuazione del Green deal e della nuova Politica agricola comune post 2020. Due sfide cruciali che ne incrociano un’altra: la trasparenza delle informazioni in etichetta". E’ la posizione che la Ministra delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, e il Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, hanno espresso in una lettera inviata oggi ai Commissari Ue alla Salute, Stella Kyriakides, e all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski.

L’Italia chiede che sia esteso l’obbligo di origine delle materie prime in etichetta a tutti gli alimenti, a partire da una scelta rapida sui prodotti sui quali si è già sperimentato in questi anni come latte, formaggi, carni trasformate, pasta, riso, derivati pomodoro. In quest’ottica i Ministri hanno notificato a Bruxelles la proroga fino al 31 dicembre 2021 del decreto su latte e formaggi e sono pronti ad avanzare sulla proroga degli altri decreti nazionali con la stessa scadenza.

"Nei nostri Paesi oggi i cittadini possono conoscere sempre da dove provengono il latte, il grano, il riso o il pomodoro utilizzati come ingredienti. Riteniamo che nelle more della presentazione e, soprattutto, dell’attuazione della nuova strategia ’Farm to fork’, sia necessario poter proseguire l’esperienza delle sperimentazioni nazionali" prosegue la lettera.

"In passato si è scelto di prendere decisioni in tema di etichettatura solo in conseguenza di gravi scandali alimentari. Abbiamo informazioni complete sulle carni, perché c’è stata la Bse. Non crediamo sia giusto aspettare un nuovo scandalo, ma che si possa agire con coraggio nel senso richiesto dai cittadini in tutta Europa. Per questo riteniamo che il regolamento Ue 775/2018, destinato ad entrare in vigore il 1° aprile, non dia risposte sufficienti” proseguono nella lettera i Ministri.

“Siamo convinti che si debba avanzare su questo fronte dando anche risposta all’iniziativa dei cittadini europei che ha raccolto oltre 1,1 milioni di firme in 7 Stati membri e che chiede di estendere l’obbligo di indicazione della materia prima in tutti gli alimenti. Appoggiamo con convinzione questa posizione e riteniamo che nella strategia “Farm to Fork” questo debba essere un tema centrale. Proprio perché si chiama ‘dal campo alla tavola’, l’origine obbligatoria declina al meglio questa locuzione, perché in etichetta il consumatore abbia la percezione dell’intero percorso di tracciabilità” concludono Bellanova e Patuanelli.

Coronavirus, Ryanair taglia il 25% dei voli italiani

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Ryanair cancella fino al 25% dei voli italiani a breve raggio dal 17 marzo all’8 aprile. La decisione è stata notificata ai passeggeri. La scorsa settimana, Ryanair ha registrato un calo significativo delle prenotazioni per il periodo compreso tra fine marzo ed inizio aprile, quale conseguenza del Covid-19. Vi è stato anche un significativo aumento dei no-show da parte dei passeggeri, in particolare in partenza dall’Italia e su voli nazionali.

Redazione

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