Contratti:in 14 mln in attesa rinnovo (Altre News)

Pensione anticipata, le novità

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Contratti:in 14 mln in attesa rinnovo ma per 4,5 mln nulla all’orizzonte

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(Alessandra Testorio)- E’ un esercito che sfiora i 14 milioni di lavoratori ad attendere il rinnovo del proprio contratto; la parte più consistente quella del settore privato che ne conta circa 11 milioni. E se per il 36% dei 168 contratti privati vigenti, che coprono, 4 mln di lavoratori circa , è già stato fischiato il calcio di inizio del confronto tra aziende e sindacati che porterà ad un aumento della busta paga, per il 30%, invece, niente è ancora all’orizzonte; oltre 4,5 mln di lavoratori di settori noti e molto meno noti, senza alcuna prospettiva di rinnovo. E’ questo il quadro che emerge dalla foto scattata dall’Adnkronos sulla stagione dei rinnovi contrattuali.

A fare da battistrada all’apertura della stagione dei tavoli di confronto è il settore alimentare, il primo che si cimenta con le difficoltà di una vertenza sempre delicata. Una partita difficile soprattutto in questa tornata aggravata dalla crisi innescata dall’emergenza Covid che sta depauperando l’economia del Paese e che pone le aziende in una posizione difensiva soprattutto sotto il profilo salariale.

E la trattativa del settore alimentare non fa eccezione: il fronte aziendale si è spaccato e Federalimentare non ha firmato il rinnovo, né intende farlo, disconoscendo un aumento in busta paga ai lavoratori di 119 euro lordi al mese sottoscritto invece da Unionfood , Ancit, e AssoBirra. Una situazione inedita e difficile da districare. Lunedì prossimo a Milano Confindustria giocherà la sua partita con Unionfood chiedendogli formalmente un passo indietro. Ma l’esito è incerto e alcuni osservatori hanno già parlato di una possibile frattura e uscita di Unionfood da viale dell’Astronomia. Si vedrà.

Intanto è impasse anche sul tavolo, pubblico, del rinnovo dei 100mila lavoratori della sanità privata che da 14 anni attendono l’aggiornamento di norme e salari. Nulla è cambiato infatti anche dopo l’apertura ad accelerare la firma dell’accordo da parte del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno confermato lo sciopero dell’intera giornata del 16 settembre prossimo.

Tavolo infuocato anche per i metalmeccanici che al contrario dello scorso rinnovo, in cui optarono per interventi di welfare aziendale al posto di aumenti veri e propri in busta paga, tornano oggi a chiedere un incremento salariale ’classico’ per tutti i lavoratori di 156 euro al mese al III livello. Una proposta bocciata da Federmeccanica fin dall’avvio del negoziato reso complicato non solo dal lungo lockdown che ha congelato la trattativa ma anche dalla crisi economica che ha fortemente irrigidito il fronte industriale. Il 16 settembre dunque riprenderà il tavolo tra Fim Fiom Uilm e industriali meccanici ma i sindacati sembrano decisi a scendere sul piede di guerra per raggiungere il risultato salariale. Come dice il leader Uilm, Rocco Palombella: "I lavoratori sono da considerare risorse non costi da abbattere; hanno tenuto loro in piedi il Paese. E se la trattativa non garantirà aumenti veri, ci costringeranno allo sciopero. Le imprese potranno dire di aver ingabbiato i sindacati ma per loro sarà soltanto un altro Harakiri".

Ancora aperto anche il contratto dei 400.000 lavoratori del comparto tessile per i quali erano stati richiesti 115 euro di aumento medio; i 320.000 del legno arredo (99 euro) e i 130.000 della gomma plastica che hanno chiesto 100 euro lordi al mese in più. Tra i settori che attendono la fine del confronto anche l’agricoltura, il florovivaismo e fioricoltura, il commercio e gli agenti di commercio, i lavoratori dello spettacolo, la Rai, il trasporto e la logistica, e i marittimi.

Pensione anticipata, le novità

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Pensioni, novità in vista? Il triennio di sperimentazione di quota 100 non è ancora terminato, ma sono già allo studio diverse soluzioni per la fase successiva. Questo trattamento pensionistico, che si ottiene con 38 anni di contributi e 62 anni di età, non potrà difatti essere fruito da coloro che matureranno i requisiti dopo successivamente al 2021: se la normativa in materia di previdenza restasse così com’è, terminata la quota 100 si creerebbe uno scalone, cioè un grosso divario, nei confronti dei lavoratori esclusi dalla misura, come sottolinea laleggepertutti.it.

La questione è d’importanza tutt’altro che secondaria, se pensiamo che la maturazione dei requisiti per la quota 100 dal 1° gennaio 2022 può determinare anche un’attesa di 5 anni per la liquidazione della pensione, rispetto a chi soddisfa le condizioni richieste entro il 31 dicembre 2021.

La proposta che sino ad oggi ha ricevuto più consensi è la nuova pensione con 41 anni di contributi, o nuova quota 41. L’intervento consiste nella possibilità di uscire dal lavoro con 41 anni di versamenti complessivi.

Non si tratta di una novità assoluta, in quanto ad oggi esistono già due trattamenti che consentono di uscire dal lavoro con 41 anni di contributi: la pensione anticipata per i lavoratori precoci e la pensione di anzianità in regime di totalizzazione.

Rispetto alla pensione anticipata dei lavoratori precoci, però, la nuova pensione quota 41 sarebbe estesa a tutti i lavoratori. Ad oggi, il trattamento può essere invece fruito soltanto da coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima de 19° anno di età e che, per giunta, appartengono a una delle seguenti categorie tutelate: caregiver (coloro che assistono da almeno 6 mesi un familiare convivente, entro il 1°grado- in casi specifici anche entro il 2° grado, portatore di handicap grave), invalidi civili dal 74%, disoccupati di lungo corso, addetti ai lavori gravosi, usuranti e notturni.

Rispetto alla pensione di anzianità in regime di totalizzazione (ossia che può essere ottenuta sommando gratuitamente i versamenti accreditati presso casse diverse), la nuova pensione quota 41 non comporterebbe l’attesa di una finestra, per la liquidazione dell’assegno, pari a 21 mesi, né il ricalcolo del trattamento col sistema contributivo, solitamente penalizzante.

In buona sostanza, la nuova pensione quota 41 sarebbe aperta a tutti i lavoratori, a prescindere dalla categoria di appartenenza e non comporterebbe tagli o penalizzazioni dell’assegno mensile (sul punto vi sono comunque diversi pareri contrari), né ritardi nella sua liquidazione.

Bisogna comunque osservare che 41 anni di contributi non sono pochi, anche consentendo di riunire, ai fini del diritto al trattamento, la contribuzione versata in più casse: si tratta di ben 3 anni di versamenti in più rispetto a quelli richiesti dalla quota 100.

Le altre proposte allo studio

Per questo motivo, sono allo studio altri interventi, comportanti requisiti di contribuzione più leggeri o comunque condizioni più flessibili:

la pensione quota 100 flessibile, che potrebbe essere ottenuta con 61 anni di età e 39 di contributi, oppure con 60 anni di età e 40 anni di contributi;

la pensione quota 100 anticipata che potrebbe essere ottenuta con 38 anni di contribuzione e con un’età inferiore a 62 anni, subendo però una penalizzazione percentuale per ogni anno di anticipo, oppure il ricalcolo contributivo dell’assegno;

la pensione quota 100 posticipata, con 64 anni di età e 36 anni di contributi.

È inoltre allo studio la possibilità di anticipare la pensione di vecchiaia a 62 anni, prevedendo un taglio dell’assegno dal 2,8% al 3% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia ordinaria.

Della quota 41 e di tutte le proposte avanzate si discuterà, comunque, nell’incontro tra Governo e sindacati in programma per il 16 settembre 2020.

Redazione

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