Conte: "Non siamo nelle condizioni di riaprire" (Altre News)

Mattioli: ’’necessario tavolo governo-imprenditori per far ripartire paese’’ - 140 aziende produrranno mascherine - Con la pensione niente bonus da 600 euro

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Conte: "Non siamo nelle condizioni di riaprire"

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"Al momento non siamo nelle condizioni di riaprire le attività produttive, rischieremmo di far risalire la curva dei contagi e vanificare i risultati che abbiamo ottenuto con le misure messe in atto dal governo". Lo ha detto ieri, a quanto si apprende, il premier Giuseppe Conte ai governatori, ai rappresentanti dell’Anci e dell’Upi, collegati in videoconferenza.

"Vi anticipo che stiamo già lavorando per la fase 2, per il ripristino delle attività produttive. Per farlo ci avvarremo anche di un pool di esperti che faranno parte di un gruppo di lavoro che dialogherà con il Comitato tecnico scientifico".

La firma del nuovo Dpcm che, sostanzialmente, conferma le misure restrittive per altri 15 giorni, verrà firmato oggi dal premier Giuseppe Conte. Pochissime le deroghe introdotte, tra queste quelle per le librerie e le cartolerie. Il testo non è ancora chiuso ma lo sarà nelle prossime ore, spiegano fonti di governo.

Mattioli: ’’necessario tavolo governo-imprenditori per far ripartire paese’’

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(Luca Crecchi) - Serve un tavolo governo-imprenditori per riaprire al più presto le aziende, programmare la ripartenza insieme, mettere in sicurezza il sistema produttivo salvando imprese e posti di lavoro. A lanciare l’appello all’esecutivo è Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria e in corsa per la carica di presidente di Viale dell’Astronomia che denuncia il rischio di misure in campo insufficienti se non accompagnate da una strategia sviluppata assieme a chi, nelle imprese del nord, del centro e del sud, tutti i giorni resiste e prova a non perdere colpi sotto l’emergenza del coronavirus.

’’Un tavolo con noi è assolutamente necessario -dice all’Adnkronos- vorremmo che fosse di condivisione del piano di azioni per la riapertura, per programmare la ripartenza, per chiarire come e in che tempi riaprire e per dare certezza alle aziende che in questo momento stanno morendo da nord a sud con i loro posti di lavoro. Questo è il vero tema da affrontare: riaprire le imprese al più presto in sicurezza tutelando cittadini e lavoratori’’.

Mattioli riconosce che sul fronte economico ’’lo sforzo del governo è importante, sono state messe in gioco delle somme rilevanti, però il problema sono i tempi e i modi di erogazione; su questo c’e’ molto da fare’’. Perchè ’’per ottenere denaro ci vogliono ancora troppi giorni e noi non abbiamo tempo, le aziende stanno chiudendo, e occorre meno burocrazia, le procedure devono essere più semplici e attuabili. In altri paesi basta l’autocertificazione per avere subito il denaro sul conto: sblocchiamo quindi le pastoie burocratiche come per esempio fanno in Germania”. Ma andrebbero rivisti anche i tempi della restituzione. ’’Non basta qualche anno, ne servono almeno 15. Ci sono situazioni di imprese che ancora scontano la crisi del 2008 e davvero si può pensare di uscire da questa emergenza in sei anni?’’.

Fare in fretta insomma ’’perchè ogni giorno riceviamo telefonate di colleghi disperati che stanno perdendo il loro posto nelle catene di valore globale. Se non dai certezze sulle forniture poi ti sostituiscono e non si torna indietro. Se nella moda non si consegnano le collezioni estive ora, tra poco non varranno più niente. Così come per la ceramica, settore in cui le nostre imprese sono scavalcate dai nostri competitor spagnoli che continuano a consegnare. Oppure l’acciaio: se altri stati come la Germania continuano a produrlo e noi no, finiremo per essere sostituiti’’.

Ecco perchè bisogna riaprire le imprese. ’’Certo, garantendo il rispetto della salute e della sicurezza, considerando comunque che già ora le imprese su questo fronte si sono attrezzate in maniera seria, ma le dobbiamo riaprire, per far ripartire così il sistema Italia’’. Si deve intervenire nei settori ’’che erano già in grandissima crisi prima del coronavirus, come l’edilizia. Quasi tutti i cantieri, molti dei quali sono all’aperto, sono chiusi. Cominciamo a riaprire quelli, salvando così quelle imprese che sono in difficoltà. I posti di lavoro che sviluppano le infrastrutture sono tanti e la maggior parte delle opere sono già finanziate’’. Mattioli lancia al governo una proposta precisa: ’’il codice degli appalti che è stato un codice sbagliato lo sospendiamo per tutto questo periodo, poi vedremo. Nominiamo commissari speciali con poteri straordinari per sbloccare quanto già finanziato’’.

Insomma, si può lavorare insieme per migliorare quanto varato fino ad ora: ’’va bene rimandare le scadenze fiscali di qualche mese, ma poi l’Agenzia delle Entrate avrà due anni per fare i controlli successivi; non c’è proporzione’’, e così sulle garanzie ’’il 70-80% per le imprese più grandi è ancora poco, perchè di imprese di queste dimensioni ce n’è parecchie’’. Ma il governo deve fare la sua parte ’’pagando subito i debiti che lo Stato ha nei confronti delle imprese, perchè le aziende stanno fallendo anche per questo, e dovrebbe alzare i tetti delle compensazioni tra debiti e crediti nei confronti della pubblica amministrazione’’.

Condividere con gli imprenditori un ventaglio di soluzioni per ottenere migliori risultati. ’’Gli industriali tedeschi -dice- hanno chiesto che la Germania aiuti i loro partner europei a ripartire perchè così si riparte tutti insieme, altrimenti mancano pezzi di filiera. E ai governi, non solo al nostro, mi verrebbe da dire, guardate cosa fanno le Confindustrie in Europa, perchè lo spirito europeo deve essere proprio questo: lavorare tutti insieme, così si dimostra che l’Europa è unita’’.

Coronavirus, 140 aziende produrranno mascherine

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"Sono 700 le aziende che hanno inoltrato richiesta all’Istituto superiore di sanità (Iss) per poter accedere alla produzione di mascherine. Di queste, a oggi 140 hanno ottenuto il via libera all’avvio della produzione e due anche alla commercializzazione dei loro prodotti". A tirare le somme con l’Adnkronos Salute è Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria dispositivi medici.

"L’Iss - ricorda Boggetti - si occupa della verifica documentale sul fascicolo tecnico presentato dalle industrie. Il fatto che non tutte siano state autorizzate dimostra non solo che ci vuole tempo, e che probabilmente la capacità produttiva italiana non è sufficiente, ma anche che le mascherine sono un dispositivo medico complesso da produrre. E’ un mercato che non si inventa, ma si costruisce nel tempo. Questa esperienza sta mostrando un entusiasmo da parte di moltissime aziende interessate a produrre, ma sarà ancora più importante, poi, il lavoro del Governo per la ricostruzione di un tessuto industriale non così tanto facilmente riconvertibile, con un know how specifico. Anche nel lavoro che sta facendo il commissario Arcuri, siamo convinti che il coordinamento centrale abbia un ruolo molto importante, per cui riconfermiamo ancora una volta la nostra disponibilità a essere un interlocutore utile in questa fase".

"Ci troviamo di fronte a una produzione complessa e non banale - prosegue Boggetti - ma c’è la buona volontà dalla parte industriale a voler mettere a disposizione forza lavoro e attività produttiva. Tutto sommato credo sia stato positivo allargare la base dei centri autorizzati a dare l’approvazione alla commercializzazione delle mascherine, che si occupano di fare le verifiche tecniche dopo quelle documentali dell’Iss. Questo dovrebbe aiutare a snellire le procedure e a incentivare altre aziende a poter iniziare la produzione", spiega.

Boggetti commenta poi l’arresto di un imprenditore per turbativa d’asta sulla gara d’acquisto e la fornitura di dispositivi di protezione individuale e di apparecchiature sanitarie Consip da 258 milioni di euro: "Non parlerei di imprenditore - tiene a sottolineare - ma di truffatore. Come spesso accade nel nostro mondo non si faccia di un esempio deplorevole, di una truffa che non ha nulla a che fare con il mondo industriale dei dispositivi medici, qualcosa che inquina il grande lavoro che si sta facendo in un’ottica di messa a sistema a favore di un’emergenza così grave. E’ un caso isolato e c’è sempre qualcuno che si approfitta di situazioni come questa".

Coronavirus, con la pensione niente bonus da 600 euro

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Il bonus di 600 euro del reddito di ultima istanza, introdotto con il decreto legge cura Italia, potrà essere ottenuto solo se non si percepisce una pensione. La precisazione è contenuta nel decreto legge per il credito alle imprese, pubblicato in Gazzetta ufficiale. Nel provvedimento si prescia che ai fini del riconoscimento dell’indennità ’’i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria’’ devono intendersi ’’non titolari di trattamento pensionistico e iscritti in via esclusiva’’.

Redazione

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