Conoscere le proprie catene per liberarsene

Come le credenze influenzano il nostro percorso. Riconoscerle per liberarsene

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Non ce ne rendiamo conto, ma per la stragrande maggioranza del tempo (alcuni studiosi sostengono per il 99%) tutto ciò che pensiamo, diciamo o facciamo è dettato dalle nostre credenze inconsce.Può essere vero? Riflettiamoci, perché se accettiamo questa teoria senza obiettare significa che accogliamo acriticamente una nuova convinzione e questo non è saggio.Quando veniamo concepiti siamo come un libro già scritto per alcuni capitoli. Lasciamo perdere tutte le teorie che parlano di reincarnazione e del fatto che nasciamo perché abbiamo un karma da sciogliere, cioè perché dobbiamo apprendere delle lezioni che dipendono da come abbiamo vissuto nelle vite precedenti. Se accettassimo per vera questa teoria, alla nascita il nostro libro sarebbe già scritto per oltre la metà dei capitoli. E poi, se non abbiamo una prova certa della reincarnazione, significherebbe che c’è un’ennesima credenza dentro di noi

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Partiamo allora dai capitoli scritti al nostro concepimento. Non si sa ancora esattamente dove risieda la memoria, le teorie più recenti hanno smesso di considerare l’ippocampo come la sua unica sede, seppure sia consolidato che l’organo è direttamente interessato alla formazione dei ricordi. Le teorie più avanzate parlano di memorie cellulari, come se la memoria fosse distribuita, più che condensata in un’unica area. Poi è naturale che ci siano organi preposti al reperimento dei ricordi e al loro trasferimento alla coscienza, ma il fatto che il danneggiamento di tali organi porti al non riuscire a ricordare, non significa che la memoria si trovi proprio in quegli organi. Una ricerca pubblicata da Denis Gobbi in Biotecnologia, News & Articoli, afferma che crescenti evidenze suggeriscono come lo stress ambientale possa attuare cambiamenti nell’espressione dei geni trasmessi dai genitori alla loro discendenza, rendendo il tema “epigenetica” molto caldo. Uno studio portato avanti da scienziati dell’UC Santa Cruz sta dimostrando come la memoria epigenetica possa passare di generazione in generazione e da cellula a cellula durante lo sviluppo. Semplificando, possiamo dedurre che pur non cambiando il DNA che i genitori trasferiscono ai figli, attraverso l’ovulo e gli spermatozoi i genitori possono trasferire ai propri figli elementi che nascono da loro convinzioni profonde dovute a stress o traumi psicofisici. Ecco quindi che quando veniamo concepiti abbiamo giù parte del nostro libro scritto e quei capitoli influenzeranno la nostra vita, spesso senza che ne possiamo essere consapevoli.

Altri capitoli del libro che contiene il nostro programma di vita vengono scritti durante i 9 mesi di gravidanza. È stato infatti provato scientificamente che il feto comincia a formarsi le prime memorie già dalla terza settimana dal concepimento.Queste memorie possono contenere credenze importanti, come, ad esempio, determinate paure trasmesse dai genitori, paure che non riusciamo a comprendere ma che condizionano la nostra vita.

Nei primi mesi e nei primissimi anni si formano le credenze più importanti. Queste sono legate ai traumi più o meno dolorosi che viviamo nell’infanzia, esperienze vissute come abbandoni (ad esempio la mamma che ci lascia piangere nel lettino da soli), mancanza di affetto, critiche, punizioni ingiuste, e così via. Tutti questi piccoli e grandi traumi formano nel Sé istintivo, la nostra coscienza animale che vive di emozioni, una serie di credenze limitanti del tipo: chi amo mi abbandona, il matrimonio è la tomba dell’amore, la vita è ingiusta, ciò che faccio non basta mai, si accorgono di me solo quando sono ammalato, e così via.

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Negli anni successivi, mano a mano che si sviluppa il Sé mentale, la più elevata tra le coscienze animali, quella che caratterizza l’essere umano per il suo grande sviluppo, evidenziato da una corteccia cerebrale molto più vasta rispetto agli altri mammiferi, cominciamo a formarci le credenze più razionali. Queste credenze si formano nel rapporto quotidiano con i nostri genitori e vengo acquisite sia dall’osservazione dei loro comportamenti e sia dall’ascolto delle loro parole. Le credenze del Sé mentale si formano anche con input che provengono dagli insegnanti e da altri adulti con cui entriamo in contatto e che hanno una certa autorità nei nostri confronti, ma la gran parte di queste credenze provengono dai genitori.

Queste credenze si formano perché non abbiamo ancora raggiunto quella maturità che ci permette di valutare gli input che provengono dall’esterno, per cui, tutto ciò che osserviamo nei nostri genitori viene assorbito come il modello di comportamento cui attenersi. Se ci pensiamo bene, è anche normale che sia così, il bambino, come tutti i cuccioli degli altri animali, non nasce già “imparato” e ha bisogno di apprendere dai genitori osservando i loro modelli di comportamento. Il problema è che mentre i genitori di un lupacchiotto o di un’antilope agiscono sempre secondo natura e danno quindi al cucciolo quei modelli di comportamento che gli permetteranno di cavarsela quando sarà adulto, i genitori del mammifero umano hanno per gran parte perso quelli che sono i sani comportamenti naturali in quanto la civilizzazione, come rovescio della medaglia, ha indotto nuovi modelli di comportamento, stress, emozioni represse, e abitudini dannose, che nulla hanno a che fare con un sano adattamento alla vita. Tutto ciò ha comportato in tanti genitori la perdita della consapevolezza di quali dovrebbero essere i modelli da trasferire ai figli. Così capita che i papà tornino stanchi dal lavoro e durante la cena esprimano continue lamentele sulla fatica del lavoro, sul fatto che i soldi vanno solo a chi li ha già o a chi ruba, che il denaro si conquista solo col sudore della fronte e così via. Oppure mamme deluse dalla mancanza di attenzioni dal marito, che parlano male degli uomini, che dicono alle figlie di stare attente, di non fidarsi, e così via. Tutte queste esperienze formano credenze che fanno parte del bagaglio del Sé mentale, anche se poi vanno a toccare anche la sfera emozionale del Sé istintivo quando vengono messe in discussione, o quando viviamo esperienze, che riguardano una di quelle credenze, che ci toccano da vicino.

Ci sono poi tutta una serie di credenze in ambito religioso. La gran parte di noi è cattolica solo ed esclusivamente perché da bambini ci hanno insegnato che quella è l’unica vera religione, spesso accompagnando l’insegnamento con l’emozione della paura dell’inferno. Non è un caso che oggi ci siano sempre meno persone che vanno in chiesa: abbiamo sviluppato un Sé mentale ed una razionalità sempre più forti e ora certe paure del Sé istintivo non hanno più presa su di noi. Non è neppure un caso che tante persone che sentono forte una spinta verso una ricerca spirituale, siano alla ricerca di risposte più mature e prive dei dogmi che hanno condizionato l’insegnamento della religione nella nostra infanzia.Ci sono poi le credenze in ambito politico e ancora una volta derivano dalle discussioni che sentivamo in casa e dall’orientamento politico dei nostri genitori. Su queste ultime credenze però diventa molto importante anche l’influenza degli insegnanti e, soprattutto, del “branco” formato dalle amicizie scolastiche e non.Ma non è finita qua, crescendo ci siamo formati credenze sullo sport, ad esempio la squadra di calcio per cui tifiamo e poi credenze di svariato tipo, come l’esistenza o meno sugli extraterrestri, credenze sulle razze, credenze sull’appartenenza sociale, credenze sugli alimenti, sulla salute, e così via.

cms_5265/4.jpgOgni volta che crediamo in qualcosa che non sia stato provato scientificamente o non sia stato da noi sperimentato, o non sia stato analizzato col buon senso e la ragione della coscienza dell’Io, quella è una credenza acquisita dal Sè mentale o dal Sé istintivo.Siamo guidati per il 95-99% del tempo dalle credenze delle coscienze inferiori, solo e perché la coscienza dell’Io dorme. Se fossimo sempre svegli, saremmo consapevoli dei meccanismi automatici che emergono in noi dal Sé istintivo e dal Sé mentale e avremmo la possibilità di valutarli col buon senso e decidere, di volta in volta, se ritenerli adeguati alla situazione, o meno.Un primo passo verso il risveglio della coscienza è il riconoscere queste credenze nel nostro pensare, parlare ed agire. Proviamo ad essere consapevoli della fonte di un nostro pensiero, proviamo ad essere consapevoli di un giudizio che diamo quando sentiamo una notizia di politica alla televisione, proviamo ad essere consapevoli di cosa ci spinge a reagire quando accade qualcosa che ci turba. Il risveglio della coscienza passa sempre dalla consapevolezza delle nostre reazioni. Il passo successivo, se desideriamo divenire gli artefici del nostro destino, è quello di diventare maestri delle coscienze inferiori (i Sé istintivo e mentale) per sciogliere le credenze limitanti e liberarci dalle catene del passato, per accedere a nuovi modelli di vita più maturi ed utili al nostro benessere.

Antonio Origgi

Tags: Antonio Origgi, Sé istintivo, Sé mentale, credenze, benessere, coscienza, inconscio, memoria, karma, reincarnazione

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