Comunicazione nell’era digitale

Criticità strutturali come leva per la ripresa economica- Di Francesco Leccese (Specializzando in informazione, editoria e giornalismo)

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cms_19246/0.jpgE’ il tema oggetto dell’analisi condotta dall’Istat nell’omonimo capitolo del Rapporto annuale presentato il 3 luglio scorso.

Le problematiche riscontrate nel sistema Paese mettono a nudo le endemiche divergenze territoriali interne e, cosa allarmante, il profondo gap digitale che separa il Belpaese dal resto dell’Europa. I numeri bastano da soli a palesarne il drammatico divario: in Italia gli utenti con competenze digitali elevate sono il 22% contro il 33% della media europea. Non utilizzano la rete soprattutto i nuclei familiari costituiti da soli anziani e da componenti con basso titolo di studio. Nel 2019 ad utilizzare con regolarità Internet è stato il 74% degli individui tra i 16 e i 74 anni contro l’85% della media Ue.

Le competenze internet sono notoriamente strategiche ma, ciò malgrado, le famiglie tuttora totalmente inattive sono 6 milioni 175 mila, il 24,2% del totale. Il 30% delle famiglie che non usa Internet è localizzato nel Meridione, in particolare nei Comuni fino a 2.000 abitanti.

Nel Rapporto sono evidenziate carenze digitali anche nel pubblico degli studenti: il 45,4% degli studenti di 6-17 anni, pari a 3 milioni 100 mila incontra difficoltà nella didattica a distanza per carenza di strumenti informatici a casa, perché assenti ovvero da condividere con altri famigliari.

Emblematico è il nesso di causa tra analfabetismo digitale e contesto sociale, generazionale e territoriale desumibile “dai risultati di un modello di regressione logistica che stima la probabilità che in una famiglia ci sia almeno un componente con competenze digitali elevate".

Le conclusioni dell’Istat disegnano il trend per focalizzare l’attenzione istituzionale sulla valorizzazione dell’ineludibile e indifferibile rilancio economico del Paese attraverso investimenti in interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e ammodernamento tecnologico. Il periodo di confinamento domiciliare, per le attività rimaste aperte, ha imposto, infatti, su un sistema che in confronto agli altri partner europei, parte conuno svantaggio consistente in termini di digital divide (un gap in termini di indicatori collegati all’uso di Internet di circa il 10% rispetto alla media europea), l’apprendimento in corsa del lavoro a distanza e di forme organizzative più focalizzate sull’essenziale. Se lo shock ha avuto l’effetto positivo di evidenziare che, col capitale umano disponibile, era già possibile avviare un necessario cambio di passo e in tempi brevi imparare a sfruttare su larga scala tecnologie disponibili, dall’altro ha nuovamente focalizzato l’attenzione sul peso che il ritardo del Paese in investimento in conoscenza comporterà nel prossimo futuro in termini di recupero dell’economia dopo la crisi aperta dalla pandemia.

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