Come favorire l’apprendimento

Di Sofia Mattessich - Autrice di GENITORI CHE AVVENTURA! PRINCIPI PRATICI PER EDUCARE I FIGLI (ed. San Paolo)

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Troppo spesso genitori e insegnanti si focalizzano sugli aspetti cognitivi e intellettivi dell’apprendimento, senza tener conto che sono le emozioni a svolgere un ruolo centrale: se esse sono positive, lo favoriscono in modo sorprendente; se sono negative, possono inibirlo quasi completamente. È essenziale stimolare nel bambino curiosità, interesse, coinvolgimento e, se possibile, anche entusiasmo per quanto impara a scuola, senza dare eccessiva importanza alla quantità di nozioni effettivamente apprese; per esempio, è utilissimo stimolarlo a fare domande e cercare insieme le risposte (ragionando insieme, consultando l’enciclopedia…). Il piccolo deve sentirsi soddisfatto di sé, competente e avere fiducia nelle sue capacità di apprendere concetti e abilità nuovi, sia in ambito scolastico sia extrascolastico; attenzione, perciò, a valorizzare ogni progresso, senza darlo per scontato, e a non lasciarsi sfuggire frasi del tipo: “Possibile che non capisci?”/“Sei un asino!”. Se i genitori provano disinteresse, sfiducia, scoraggiamento, ansia nei riguardi dell’apprendimento del proprio figlio, sarà molto difficile non trasmetterglieli; quindi, occorre interessarsi davvero a ciò che impara e mantenere un atteggiamento positivo.

La motivazione è il motore principale di ogni attività umana ed è essenziale nell’apprendimento. “Per favorire la motivazione, occorre assegnare al bambino compiti impegnativi ma alla sua portata, cercando di fargli sperimentare il più possibile che i suoi sforzi portano al successo. Bisogna quindi ben calibrare gli obiettivi sulle capacità del piccolo, che viene demotivato sia se sono troppo semplici (perché lo annoiano) sia se sono irraggiungibili (perché comportano inevitabilmente l’insuccesso e quindi lo scoraggiano). […]In secondo luogo, di fronte agli apprendimenti di nostro figlio, è consigliabile moderare il ricorso a premi tangibili (per esempio, regali), perché essi rappresentano una motivazione estrinseca –“esterna” al bambino – e poco efficace nel lungo periodo; è meglio alimentare in lui la soddisfazione intrinseca allo svolgere bene un compito (per esempio, facendogli notare che è stato molto bravo a svolgere correttamente determinati aspetti del compito su cui un tempo aveva avuto delle difficoltà oppure a fare attenzione a certi dettagli che potevano sfuggire).” [estratto da GENITORI CHE AVVENTURA! PRINCIPI PRATICI PER EDUCARE I FIGLI, ed. San Paolo]

Ricordiamo che una delle chiavi principali del successo nello studio è adottare una metodologia adeguata (che varia a seconda del bambino e a seconda dell’oggetto di apprendimento); è importante, perciò, stimolare nostro figlio a riflettere sugli aspetti metodologici, senza focalizzarsi esclusivamente sui risultati. I genitori dovrebbero evidenziare non tanto il successo o il fallimento, quanto la strategia e i metodi con i quali il proprio figlio vi è arrivato, in modo da spingerlo a correggerli e affinarli.

Infine, occorre trasmettere una concezione dell’intelligenza come un insieme di abilità non immutabili, bensì incrementabili con l’esperienza; tale concezione stimola l’impegno e riduce l’ansia da prestazione (quell’ansia eccessiva davanti a verifiche e interrogazioni, oggi così diffusa), perché evidenzia che i risultati non indicano quanto un bambino sia intelligente, ma soltanto il livello di competenze da lui raggiunto in quel momento. “È opportuno lodare la singola prestazione (per esempio, dicendogli: ‘come hai fatto bene questo disegno: gli occhi del drago sono molto espressivi’), generalizzando il meno possibile (per esempio, evitando di ripetergli: ‘Sei bravissimo a disegnare/come sono belli i disegni che fai’); infatti, una lode rivolta specificatamente a un bel lavoro realizzato dal bambino lo stimola a impegnarsi pienamente nel farne altri, che potranno riuscire più o meno bene e diventeranno un’occasione per migliorare le sue tecniche, mentre un’etichetta (‘Sei bravissimo a disegnare’) stimola meno i progressi (il piccolo può pensare: ‘Io sono bravo’, focalizzandosi più su una sorta di abilità innata e immutabile che sull’impegno) e può demoralizzarlo nel caso di insuccesso (invece di pensare che un paio di disegni gli sono venuti male, al bambino può venire in mente: ‘Allora non sono bravo’).” [estratto da GENITORI CHE AVVENTURA! PRINCIPI PRATICI PER EDUCARE I FIGLI, ed. San Paolo]

Sofia Mattessich

Redazione

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