Colao: "Riapertura in sicurezza è il primo passo" (Altre News)

Coronavirus, una famiglia su 5 in grave difficoltà economica - Coronavirus, così si viaggia in fase 2 - Turismo, "1 milione di posti di lavoro a rischio" - "Pronta road map per ripartenza nel settore giochi"

ECONOMIA_28_4_20.jpg

Colao: "Riapertura in sicurezza è il primo passo"

cms_17249/VittorioColao_serio_repertorio_fg.jpg

"Questo è il primo passo per avviare l’Italia alla fase 2". Ad affermarlo è Vittorio Colao, il responsabile del Comitato di esperti in materia Economica e Sociale (Comitato Economico Sociale), che ha consegnato nei giorni scorsi alla Presidenza del Consiglio il primo rapporto sul lavoro effettuato dalla data del suo insediamento, lo scorso 12 aprile. "Ripartire con decisione ma in sicurezza è adesso la priorità di tutti gli italiani. Il nostro Comitato Economico Sociale vuole ora ascoltare e sistematizzare bisogni e opportunità di individui, famiglie e imprese, per consigliare priorità e interventi che possano sostenere il rilancio e la competitività dell’Italia nel 2020-21".

Il Comitato di esperti in materia Economica e Sociale (Comitato Economico Sociale), guidato da Vittorio Colao, ha consegnato nei giorni scorsi alla Presidenza del Consiglio il primo rapporto sul lavoro effettuato dalla data del suo insediamento, lo scorso 12 aprile. Al Comitato è stato chiesto di elaborare e proporre al Presidente del Consiglio misure necessarie per l’emergenza epidemiologica Covid-19 e per la ripresa graduale nei diversi settori delle attività sociali, economiche e produttive. In particolare, in questa prima fase, al Comitato è stato chiesto di valutare le modalità e l’estensione della "riapertura" dei settori manifatturiero, delle costruzioni e dei servizi a supporto dell’impresa (circa 4,5 milioni di lavoratori e lavoratrici). Il Comitato Economico Sociale nel rapporto consegnato ha indicato anche un metodo generale da seguire per garantire che tutte le riaperture siano basate su: 1. La valutazione del “rischio” associato alle singole attività economiche, basata sulle raccomandazioni del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), con una particolare attenzione ai lavoratori più esposti al virus 2. Le precondizioni sanitarie (evoluzione dell’epidemia, condizioni del sistema sanitario, disponibilità di dispositivi personali, ecc.) che devono sussistere a livello territoriale rilevante, come indicate dal CTS 3. L’adozione di protocolli di sicurezza sul posto di lavoro (con specificità settoriali) e per i trasporti, nonché la definizione di una strategia efficace per condurre controlli sulla loro adozione pratica 4. Una continua e tempestiva valutazione dello stato dell’epidemia, al fine di valutare la necessità di nuove chiusure totali o parziali al livello territoriale rilevante.

Coronavirus, una famiglia su 5 in grave difficoltà economica

cms_17249/spesa_fila_fg.jpg

Una famiglia su cinque in Italia è in grave difficoltà economica per l’emergenza Covid-19 e il 40% dei nuclei teme la disoccupazione, subito o il prossimo anno, con la paura concreta di ridurre le proprie entrate. Lo rileva una società di ricerca del gruppo Cerved, Innovation Team. La società, attiva nella gestione del rischio di credito, monitorerà ogni mese l’impatto e l’evoluzione della crisi Covid-19 su 500 nuclei familiari, stratificati per reddito, composizione e area geografica.

Le conseguenze dell’epidemia e del lockdown sulle disponibilità economiche delle famiglie italiane, secondo le prime interviste, si stanno facendo sentire: una su 5 (21,2%) accusa un impatto molto pesante sul reddito, quota che sale al 32,2% nella fascia meno abbiente (fino a 20.000 euro netti all’anno), e quasi la metà (47,8%) ha dovuto intaccare i risparmi, il 18,6% in maniera consistente. Solamente il 25,4% ha avuto contraccolpi trascurabili. Secondo le famiglie, la crisi non sarà passeggera e le aspettative per il 2021 sono anche peggiori.

Il 37,5% delle famiglie teme molto (il 23,2% moltissimo) la chiusura dell’azienda o la perdita del lavoro per almeno uno dei componenti, percentuale che sale al 41,2% se si ragiona sul prossimo anno. Idem per la perdita di reddito: il 43,6% crede che subirà una forte riduzione delle entrate (il 47,3% se si ragiona sul 2021), pur continuando a lavorare, e il 45% pensa di non poter mantenere i risparmi (53% tra i redditi bassi). Il segmento però che sta pagando il prezzo più alto in tutti gli ambiti esaminati è quello delle famiglie con reddito basato sul lavoro autonomo.

Il 31% di queste ha avuto un crollo delle entrate (contro il 21,2% della media) e il 34,9% ha dovuto intaccare in modo consistente i risparmi (contro il 18,6%). Ciò si traduce, per il 50-60% di questi nuclei familiari, in una visione più negativa del futuro: una su due è molto preoccupata per la possibile chiusura dell’attività (50,1%) o per la perdita del lavoro (48,6%), quasi il 60% teme una consistente perdita di reddito (58,1%) o di non riuscire a mantenere i propri risparmi (57,4%).

La crisi ha poi determinato notevoli cambiamenti nelle capacità di consumo: solamente il 15,7% delle famiglie crede di potere affrontare la crisi con serenità, mentre il 22,4% (il 30% tra le meno abbienti) prevede di dover rinunciare anche a spese per bisogni primari come la salute, la cura dei familiari e l’istruzione. Già nell’ultimo anno, il 52,2% (che diventa addirittura il 68,5% nelle fasce con reddito più basso) non ha fatto ricorso a prestazioni in ambito sanitario, anche importanti (17,9%), ma oltre la metà (55%) le ha posticipate a causa dell’emergenza sanitaria, sia per paura del contagio che per non sovraccaricare gli ospedali.

Ma ci sono anche alcuni aspetti positivi: il lockdown ha dato un forte impulso all’adozione dello smart working, destinato a cambiare l’organizzazione del lavoro in modo permanente e a diventare la modalità principale per il 22,9% degli intervistati, mentre il 47,5% lo utilizzerà in modo parziale ma sistematico. Il 57,5% di chi lo ha sperimentato lo giudica un’esperienza positiva e il 49,7% è soddisfatto di come ha potuto condurre le attività ordinarie, mentre solo il 34,1% lo valuta altrettanto efficace nello sviluppo di nuovi progetti.

Coronavirus, così si viaggia in fase 2

cms_17249/metro_milano5_fg.jpg

Accessi contingentati in stazioni, porti e aeroporti, mascherine a bordo, distanziamento di un metro, gestione dei flussi di passeggeri in entrata e uscita, dispenser e sanificazione dei mezzi. Con l’avvio della fase 2, arriva una vera e propria rivoluzione nel modo di viaggiare, dal trasporto pubblico locale a quello ferroviario e aereo. A fissare le nuove regole, per garantire la mobilità in sicurezza, sono linee guida del trasporto pubblico, predisposte dal Mit, per le modalità di informazione agli utenti e le modalità di organizzazione per il contenimento della diffusione del Covid-19, allegate al Dpcm del 26 aprile.

Caposaldo della nuova organizzazione è il principio del distanziamento. Di qui la necessità di prevedere accessi contingentati alle stazioni, aeroporti e porti al fine di evitare affollamenti e ogni possibile occasione di contatto e di predisporre piani operativi per differenziare i flussi di salita e discesa da un mezzo di trasporto e limitare gli spostamenti all’interno delle stazioni, aeroporti e porti nonché nelle aree di sosta dei passeggeri e di attesa del mezzo di trasporto.

Un must è la mascherina. Le linee guida prescrivono nel trasporto aereo: mascherina obbligatoria per i passeggeri. Nel tpl, trasporto ferroviario, trasporto non di linea, trasporto marittimo e portuale: mascherina obbligatoria per i passeggeri, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca. E’ obbligatorio il distanziamento interpersonale di un metro a bordo dei mezzi di trasporto, nelle stazioni, aeroporti e porti e in tutti i luoghi di transito e sosta dei passeggeri.

E’ prevista, inoltre, una sistematica sanificazione e igienizzazione dei locali, dei mezzi di trasporto e dei mezzi di lavoro utilizzati da viaggiatori e/o lavoratori secondo le modalità definite del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità. Verranno installati dispenser di soluzioni disinfettanti nelle stazioni, negli aeroporti, nei porti e sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza.

Viene incentivata la vendita di biglietti con sistemi telematici. Diversamente, dovrà essere effettuata in modo da assicurare la distanza interpersonale di almeno un metro e, laddove questo non fosse possibile, i passeggeri dovranno necessariamente fornirsi di apposite protezioni individuali (es. mascherine). Vengono predisposti punti vendita, anche mediante distributori, di dispositivi di sicurezza nelle stazioni o nei luoghi di vendita dei biglietti. Le linee guida prevedono misure per la gestione dei passeggeri e degli operatori in caso di accertata temperatura corporea superiore dei 37,5℃ e l’adozione di sistemi di informazione e divulgazione per il corretto uso dei dispositivi di protezione individuale nonché sui comportamenti da tenere negli spazi comuni e nei luoghi di transito dell’utenza.

TRASPORTO AEREO: percorsi a senso unico all’interno dell’aeroporto e fino ai gate - introduzione di termo-scanner per i passeggeri in arrivo e in partenza.

TRASPORTO PUBBLICO LOCALE STRADALE, LACUALE E FERROVIE CONCESSE: flussi separati di salita e discesa dei passeggeri con tempi di attesa del mezzo di trasporto idonei ad evitare contatti attraverso anche aperture differenziate delle porte; applicazione di marker sui sedili non utilizzabili a bordo dei mezzi di superficie e dei treni metro; aumento della frequenza dei mezzi nelle ore considerate ad alto flusso di passeggeri - portata ridotta dei mezzi con numero massimo di passeggeri per consentire il rispetto della distanza di un metro. Ove necessario, il conducente potrà decidere di non effettuare alcune fermate; apparati di videosorveglianza e/o telecamere intelligenti per monitorare i flussi ed evitare assembramenti; sospensione della vendita e del controllo dei titoli di viaggio a bordo.

SETTORE FERROVIARIO: regolamentazione dell’utilizzo di scale e tappeti mobili per un adeguato distanziamento, limitazione dell’utilizzo delle sale di attesa; controlli di temperatura corporea ai gate, eliminazione della temporizzazione di chiusura delle porte esterne alle fermate al fine di facilitare il ricambio dell’aria all’interno delle carrozze ferroviarie; potenziamento del personale dedito ai servizi di igiene e decoro a bordo treno; distanziamento sociale a bordo assicurato attraverso un meccanismo di prenotazione a “scacchiera” sui treni a lunga percorrenza (con prenotazione online); applicazione di marker sui sedili non utilizzabili; adozione del biglietto nominativo al fine di identificare tutti i passeggeri e gestire eventuali casi di presenza a bordo di sospetti o conclamati casi di positività al virus; sospensione dei servizi di ristorazione a bordo (welcome drink, bar, ristorante e servizi al posto).

SERVIZI DI TRASPORTO NON DI LINEA: il passeggero non può occupare il sedile accanto al conducente. Non più di due passeggeri sui sedili posteriori purché muniti di dispositivi di sicurezza. In mancanza dei dispositivi, consentito un solo passeggero. Su vetture omologate al trasporto di sei o più persone, consentiti non più di due passeggeri per ogni fila di sedili purché muniti di mascherine. Se possibile, dotare le vetture di paratie divisorie. Uso di dispositivo di protezione individuale per il conducente.

Turismo, "1 milione di posti di lavoro a rischio"

cms_17249/capri.jpg

"Non usiamo l’alibi dell’Europa mentre ancora aspettiamo concreti interventi nazionali per il settore dall’inizio della crisi". Così il presidente di Confturismo-Confcommercio, Luca Patanè, commenta la richiesta del ministro Franceschini fatta questa mattina agli omologhi ministri europei per un Fondo Europeo Speciale per il turismo.

"Registriamo dati drammatici, altro che i 20 miliardi di euro di perdita di spesa dei turisti stranieri previsti da Enit. Saranno almeno 3 volte tanto, considerando anche i settori che ruotano intorno al turismo, più altrettanti sulla spesa dei turisti Italiani: quindi ben 120 miliardi di riduzione consumi da qui a fine anno e più di 1 milione di posti di lavoro a rischio", sottolinea Patane’.

La fase 2, rileva il presidente di Confturismo - Confcommercio, "posticipa ulteriormente la riapertura della maggior parte delle nostre attività, per questo servono misure immediate per il Turismo che chiediamo dall’inizio della crisi: indennizzi sulle perdite, un fondo specifico per le emergenze del turismo, credito d’imposta sugli affitti di locali e rami d’azienda, interventi specifici per le attività su concessioni demaniali e detrazione Irpef per le spese dei turisti tutti, non solo quelli delle fasce a basso reddito".

"Pronta road map per ripartenza nel settore giochi"

cms_17249/lotto_fg.jpg

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli "seguendo il piano di chiusura del Governo ha gradualmente disposto la chiusura dei giochi che oggettivamente, per motivi tecnico-organizzativi o per evitare assembramenti, non potevano essere svolti a causa dell’emergenza. Ora, seguendo sempre le indicazioni del Governo per la fase 2, ha predisposto la riapertura graduale dei giochi, che andranno a riattivarsi come le altre attività. Io penso che sia un grave errore pensare che la crisi debba essere affrontata per settori separati. Siamo tutti sulla stessa barca e insieme ne usciremo, anche con gli aiuti messi a disposizione dal Governo, tra cui numerose proroghe di scadenza di pagamenti dovuti, anche nel settore dei giochi". Ad affermarlo è il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna in un’intervista a Agimeg.

"Noi - spiega Minenna - abbiamo predisposto una road map di ripartenza già ben scandita e delineata. Penso che gli operatori del settore potranno porre in essere per tempo quelle misure necessarie ad una ripresa dei giochi in piena sicurezza. Da parte nostra noi siamo pronti e confido che a breve torneremo ad una piena regolarità anche in questo settore".

"Ogni settore economico e finanziario gestito e regolamentato dal pubblico - spiega Minenna - può essere oggetto di una concorrenza illecita da parte della criminalità organizzata. E’ evidente che dove gli interessi economici sono maggiori, gli appetiti illeciti saranno più aggressivi. Il punto è proprio fare in modo che la gestione pubblica di questo settore avvenga con la maggiore trasparenza possibile e porre in essere misure forti di contrasto alle iniziative criminali e alle attività illecite".

"Io penso che il gioco non abbia bisogno di pubblicità. E’ parte integrante della nostra cultura - sottolinea ancora Minenna-, si pensi solo alla ’smorfia’ dei numeri del lotto, ed un fenomeno comune ad ogni società in qualsiasi parte del mondo. Quello di cui c’è bisogno sono campagne di comunicazione mirate a responsabilizzare chi gioca in modo tale che chi gioca lo faccia consapevolmente". Come Agenzia, aggiunge, "noi garantiamo che i concessionari del gioco impegnino annualmente parte dei proventi al fine di porre in essere campagne informative mirate a permettere un gioco responsabile e consapevole da parte dell’utenza".

Redazione

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos