Carrie Symonds

La donna sta conquistando il Regno Unito

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Quando, il 7 settembre del 2018, l’ex sindaco di Londra nonché segretario per gli affari esteri Boris Johnson annunciò la separazione da sua moglie Marina, la maggior parte dei giornalisti, degli osservatori e, più semplicemente, degli amanti di gossip di tutto il mondo pensarono che tale decisione fosse solamente temporanea. Non era la prima volta che, in oltre venticinque anni di matrimonio, i due si ritrovavano a litigare. In passato lui aveva avuto numerose relazioni adulterine: la prima con la scrittrice Petronella Wyatt, la seconda con la consulente d’arte Helen Macintyre (dalla quale avrebbe peraltro avuto un figlio), in entrambe le occasioni la moglie lo aveva dapprima mandato via di casa ed in seguito perdonato, così anche la sera del 7 settembre ogni indizio trapelato lasciava presagire che per l’ennesima volta i due sarebbero stati in grado di superare le proprie divergenze coniugali ritrovando la pace e la concordia perdute.

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La coppia si era conosciuta all’università nei lontani anni 90 (quando, ovviamente, lui era già sposato con un’altra donna) da quel momento “BoJo”, come amavano chiamarlo i suoi amici più intimi, avrebbe iniziato una rampante carriera politica che secondo i beninformati potrebbe culminare tra poche settimane con il tanto agognato trasferimento al numero 10 di Downing street. Lei dal canto suo, sarebbe in seguito divenuta un’avvocatessa dei diritti umani nonché un membro del consiglio di Sua maestà, ottenendo quegli agi e quel prestigio sociale che in molti sognano ma in pochi possono raggiungere realmente. In altre parole, poche cose sembravano poter ostacolare la loro felicità e il loro sia pur tumultuoso legame: il proprio matrimonio appariva più forte di qualunque ostacolo, perfino più delle continue attenzioni della stampa o delle critiche di Lara, la maggiore dei loro quattro figli che a più riprese si era esposta pubblicamente dicendo che forse per i suoi sarebbe stato meglio lasciarsi. Ciò che nessuno poteva sapere tuttavia, era che questa volta a provocare i litigi dei Johnson era stato l’incontro di Boris con una donna ben diversa da tutte le altre: una donna che, secondo quanto svelato dal “Sun”, lo avrebbe reso “innamorato, dolce e premuroso come un cucciolo” e che evidentemente, rappresentava per lui qualcosa di più d’una semplice storia passeggera: il suo nome era Carrie Symonds.

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Trentun anni (appena sei in più di Lara), figlia di Matthew e di Josephine Symonds, rispettivamente il fondatore e la principale avvocatessa del quotidiano “the indipendent,” fin da giovane la nostra protagonista aveva sviluppato una sincera passione per il mondo del marketing politico divenendo in breve tempo l’addetta alle pubbliche relazioni di molti dei più importanti esponenti del partito conservatore (da Michael Gove ad Amber Rudd) fino a divenire il capo della comunicazione del partito.

Una carriera senz’altro rapida e sfolgorante, tuttavia, attenzione a non commettere l’errore di pensare che per la giovane Carrie la vita sia sempre stata facile: nell’estate del 2007, quand’era ancora un’adolescente la giovane ragazza venne dapprima aggredita e poi violentata da John Worboys, un tassista del posto che lasciava salire sul suo black cab (il tradizionale taxi nero) le proprie vittime al fine di adescarle e stuprarle. Sebbene l’esperienza le provocò un profondo trauma, Carrie non si lasciò ugualmente affliggere ma decise di testimoniare in tribunale contro il suo assalitore apportando un contributo decisivo affinché venisse fatta giustizia; ma non è tutto: temendo che Worboys o altri uomini come lui potessero tornare in libertà troppo in fretta, lei iniziò una propria battaglia personale chiedendo e ottenendo tempi di detenzioni più lunghi per i detenuti maggiormente pericolosi; in un certo senso, fu forse la sua prima vera battaglia politica. Ad ogni modo, nel corso della sua vita avrebbe spesso palesato una particolare attenzione per la difesa dei più deboli: dalle vittime di violenze alle balene minacciate nell’oceano pacifico fino alle donne sottoposte a mutilazioni genitali, dimostrando in ognuna delle proprie attività filantropiche un carattere solare ed espansivo che la differenzierebbe notevolmente, tra le altre, dalle ex “first lady” inglesi Sarah Brown e Samantha Cameron nonché dalla maggior parte delle donne più note dell’establishment britannico.

Fino a non molto tempo fa ed a causa forse del troppo lavoro, l’ambiziosa Carrie non aveva mai avuto il tempo di coltivare una relazione stabile. Tutto cambiò quando, in occasione del suo trentesimo compleanno, conobbe Boris Johnson, invitato per l’occasione in quanto illustre membro del partito conservatore. Tra i due scoppiò immediatamente la scintilla, eppure prima che la loro relazione divenisse nota, a causa del matrimonio di lui e della discrezione di entrambi, dovettero passare alcuni mesi: fu solamente un’imprudente rivelazione della ragazza, che in un eccesso di entusiasmo rivelò ai suoi amici di aver organizzato un romantico weekend nell’Oxfordshire con il suo amante, a far sì che la storia balzasse agli onori della cronaca portando ad una degenerazione degli eventi che, come detto, avrebbe spinto Marina a chiedere al marito la separazione.

Da quel momento, com’era inevitabile vista la propria indole, Carrie non si limitò ad essere la taciturna e bonaria compagna di un uomo importante. Tentò in tutti i modi di condizionare non solo la strategia politica del suo amato, ma perfino la sua immagine. Boris Johnson venne di fatto costretto a tagliarsi i capelli, abbandonando la celebre capigliatura arruffata che un tempo lo aveva reso famoso in favore di un look più istituzionale; ridusse drasticamente la consumazione di grassi e carboidrati in favore di frutta e verdura perdendo oltre cinque chili e incrementò significativamente le sue attività fisiche facendo tutti i giorni esercizi con i pesi. Le numerose e plateali uscite in pubblico, che troppo spesso in passato avevano causato gaffe imbarazzanti dell’ex sindaco (“Hilary Clinton ha lo sguardo di un’infermiera sadica in un ospedale psichiatrico”; “una volta credevo di aver sniffato della coca ma era solo zucchero a velo”) sono state drasticamente ridotte, inducendolo perfino a disertare il primo dibattito elettorale in vista delle prossime primarie. Al suo posto, infatti, è subentrata una brillante comunicazione sui social basata su dignitosi post su Twitter, dove la possibilità di controllare le proprie parole è senz’altro maggiore. In altri termini, in pochi mesi l’ex ministro degli esteri è passato dall’essere una figura scarsamente popolare - e perfino un po’ bislacca - ad essere un leader credibile a livello nazionale, tanto da essere percepito dalla maggioranza degli elettori come l’unico uomo in grado di salvare il Regno Unito dal difficile periodo in atto.

Se tutto andrà come deve, quello in corso potrebbe divenire davvero un anno indimenticabile per Boris Johnson: da un lato, infatti, il suo mai troppo celato desiderio di essere nominato primo ministro sembrerebbe sul punto di essere realizzato; dall’altro, laddove le pratiche di divorzio dalla moglie Marina dovessero giungere in tempo non è escluso che egli possa convolare a nozze con la sua nuova fiamma prima dell’inverno. Due eventualità che, se combinate, lo trasformerebbero nel primo capo di governo della Storia inglese a non sposarsi in chiesa.

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Prima però occorrerà vincere le elezioni interne ai tories: una competizione nella quale, ironia della sorte, il suo più agguerrito avversario sembra essere proprio Michael Gove, l’uomo che ha lanciato la carriera pubblica della sua dolce metà. In quanto a Carrie, la sua relazione con un uomo così in vista ha temporaneamente reso inopportuna la prosecuzione del suo lavoro per il partito conservatore, pertanto la sua attività come responsabile della comunicazione è stata sospesa fino quando le votazioni interne non saranno terminate. Al tempo stesso, il desiderio di evitare qualunque accusa di nepotismo rende improbabile l’eventualità che Boris Johnson, qualora divenisse Primo Ministro, possa affidare un qualunque incarico di governo alla sua promessa sposa. Tuttavia, dopo il capolavoro comunicativo realizzato da Carrie negli ultimi mesi non è escluso che, laddove a vincere fosse invece Gove, questi possa pensare di affidarle un ruolo significativo nell’ambito delle pubbliche relazioni governative. In altre parole, se dovesse vincere Johnson lei diverrebbe con ogni probabilità la moglie del premier, mentre se questi dovesse perdere Carrie otterrebbe il lavoro più importante della sua vita: il contesto è tale per cui qualunque circostanza dovesse presentarsi sarebbe a lei favorevole. Come amano dire gli inglesi, una win-win situation.

Gianmatteo Ercolino

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