CURIOSITA’ ETIMOLOGICHE....LAPALISSIANO

Jacques II de Chabannes signore di La Palice c’entra qualcosa?

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Chiunque di noi si sarà chiesto come siano nate, e nascano, le parole. A volte esse scaturiscono, come il verbo miagolare, dal verso miao del gatto, per onomatopea. Altre volte, come l’elemento chimico radioattivo polonio, scoperto da Marie e Pierre Curie, rappresentano un omaggio alla propria patria: la Polonia. L’origine del termine libro fa riferimento al latino librum che indica una delle tre parti che compongono la corteccia dell’albero ed è una lamina fibrosa ricavata da alcune piante, in particolar modo dal papiro, che al tempo degli Egizi veniva fatta seccare al sole e utilizzata per scriverci sopra. Il nome proprio del social Twitter ha fatto derivare il verbo twittare che indica lo scambio di brevi messaggi di testo.

L’elenco potrebbe continuare all’infinito.

La storia dell’aggettivo lapalissiano è davvero singolare e, per certi versi, divertente. Oserei dire tragicomica.

cms_21445/2.jpgEsso deriva dal nome del maresciallo Jacques II de Chabannes signore di La Palice e, costui, contrariamente a quanto si possa supporre, non fu autore di nessuna verità banale o frase scontata. Tutt’altro.

Ma partiamo con ordine: il termine trova la sua origine nel 1525 ed è legato alla sconfitta dei francesi nella battaglia di Pavia. I soldati, per commemorare le gesta eroiche del maresciallo e la sua valentia militare, composero e dedicarono alla sua figura una canzone.

Originariamente, quindi, l’intento era di rendere onore al coraggio del comandante, che nel conflitto aveva trovato la morte. Ecco la strofa incriminata che ha dato origine all’equivoco:

«Hélas! la Palice est mort,

il est mort devant Pavie;

Hélas! s’il n’estoit pas mort,

il feroit encore envie»

La cui traduzione è la seguente:

«Ahimè! La Palice è morto,

è morto davanti a Pavia;

Ahimè! se non fosse morto,

farebbe ancora invidia.»

Tuttavia, il destino fu beffardo. Purtroppo, con il tempo la effe di feroit, ossia farebbe, fu letta esse poiché nella scrittura d’allora le grafie della f (effe) e della s (esse) erano similari, differivano solo per il trattino centrale; mentre la spaziatura fra lettere e parole era spesso incerta. Quindi, a causa di questo fraintendimento, feroit ossia farebbe divenne seroit ossia sarebbe stravolgendo il senso della quartina. La parola envie, che significa invidia, fu divisa e divenne en vie, ossia in vita. Il sostantivo envie, invidia, e l’espressione en vie, in vita, in francese sono suoni omofoni. È stato anche sostenuto che tale confusione sia sorta nella tradizione orale, per assonanza. Il risultato fu il seguente:

«Hélas! la Palice est mort,
il est mort devant Pavie;
Hélas! s’il n’estoit pas mort,
il seroit encore en vie.»

La cui traduzione è la seguente:

«Ahimè! La Palice è morto,
è morto davanti a Pavia;
Ahimè! se non fosse morto,
sarebbe ancora in vita.»

La strofa finale, inesorabilmente, fu mutata. Il risultato fu comico e tragico al contempo e, inevitabilmente, dette origine all’equivoco e alla sfumatura di ovvietà che l’aggettivo ancora oggi conserva: una verità scontata, qualcosa che è talmente palese da risultare banale se non addirittura surreale per la sua evidenza.

Successivamente la formula errata dette vita a una versione moderna della strofa che recita così: un quart d’heure avant sa mort il était encore en vie che nella traduzione è ancora più sarcastica: un quarto d’ora prima della sua morte egli era ancora in vita.

Questa forma alterata, fu scoperta da Bernard de La Monnoye più di un secolo dopo. Costui, parodiandone il carattere comico, compose una canzoncina ove aggiunse, a quella originaria, altre quartine di sua invenzione. La canzoncina ebbe molto successo, ma cadde poi nell’oblio. Fu riscoperta nel secolo XIX da Edmond de Goncourt il quale coniò il termine lapalissade per indicare un’affermazione del tutto evidente tanto l’assunto sia ovvio.

In lingua francese il termine lapalissiano è utilizzato come sostantivo, mentre in Italia è adoperato in qualità di aggettivo.

L’ortografia di entrambi comunque proviene dal nome moderno della città di Lapalisse, nella quale è ubicato il castello della famiglia di Jacques de La Palice il quale, suo malgrado, sarà ricordato non per le sue imprese di prode militare ma soltanto per l’aggettivo cui, involontariamente, diede vita.

Gian Carlo Lisi

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