CUBA, “BASTA CON LA DITTATURA”

Proteste contro la crisi economica. Diaz-Canel: “Dietro ci sono gli USA”

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Una protesta senza precedenti, che ha come bersaglio specifico la crisi economica che la sta attanagliando, sta sconvolgendo Cuba. In principio fu solo San Antonio de los Baños, cittadella grande 50mila abitanti ubicata a sud-ovest della capitale, poi tutto il resto. Prima Trinidad, in provincia di Sancti Spiritus, poi il centro e la provincia est di Santiago di Cuba. In migliaia sono scesi in piazza, nella giornata di domenica, in un evento che non ha similitudini storiche nel Paese. Si udivano grida come “Patria e vita!”, dal titolo di una canzone critica nei confronti del governo, ma anche “Abbasso la dittatura!” e “Non abbiamo paura!”. Un evento dalla portata mai vista sull’isola, il che ha messo sull’attenti il governo e il presidente Diaz-Canel. Il capo di stato è convinto che gli Stati Uniti abbiano fomentato il malcontento che va espandendosi nel paese centroamericano.

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La crisi economica cubana va letta come mancanza di medicinali, interminabili file per procurarsi beni di prima necessità e cibo e tutto ciò che la pandemia ha potuto causare. In tutto questo Cuba ha dovuto mettere a referto un nuovo picco di contagi e decessi, rispettivamente 6923 e 47. I social sono impazziti al ritmo di #SOSCuba e #SOSMatanzas, gli hashtag utilizzati per richiedere aiuto al governo in modo tale da semplificare l’invio di donazioni dai paesi esteri. Un gruppo di oppositori ha chiesto l’ideazione di un “corridoio umanitario”, idea respinta dai politici.

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Miguel Diaz-Canel si è spinto a visitare San Antonio de los Baños, lì dove tutto è iniziato. “A queste proteste hanno partecipato rivoluzionari, che lo hanno fatto senza smettere di sostenere la rivoluzione” dichiara il capo di stato, che ha respinto l’accusa secondo la quale Cuba sarebbe diventata una dittatura. “La popolazione riceve benefici sociali ed economici che sono possibili grazie al sistema socialista”. Il presidente ha condannato gli altri manifestanti, appellandoli “criminali”, incitando “i rivoluzionari, e in prima fila i comunisti, a difendere il sistema cubano”. Si è dunque scagliato contro l’America: “Osserviamo come in modo molto codardo, molto perverso, nelle situazioni più complicate che abbiamo nelle province, cominciano ad apparire personaggi dell’impero yankee, propugnando dottrine di intervento per rafforzare il concetto che il governo cubano non è in grado di uscire da queste difficoltà”, pregando gli Stati Uniti d’America a “revocare il blocco economico, finanziario e commerciale contro l’isola”. La dichiarazione si chiude così: “Dietro tutto questo c’è il sogno di porre fine alla rivoluzione cubana. Non permetteremo a nessuno di manipolare la nostra situazione. Né ammetteremo che un qualsiasi mercenario venduto agli Stati Uniti provochi una destabilizzazione a Cuba”.

Francesco Bulzis

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