CRITICA DELLA RAGION RUSSA

Analisi generale delle sanzioni a seguito dell’invasione dell’Ucraina

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Uno dei più grandi insegnamenti di Immanuel Kant, tanto banale e scontato al giorno d’oggi quanto difficile da applicare nella realtà fattuale, è di non affrettare i giudizi riguardo a qualcosa. Nelle sue opere massime Critica della ragion pura e Critica della ragion pratica il filosofo tedesco individua due gradi principali di analisi, che poi determinando l’opinione definitiva: giudizio a priori e giudizio a posteriori. Le esperienze della vita insegnano che quanto più l’argomento oggetto di discussione si fa delicato tanto più la bilancia delle opinioni tende più verso quelle aprioristiche che quelle ponderate. Nella triste e lunga storia della guerra russo-ucraina è stato individuato immediatamente vittima e cattivo, rispettivamente Ucraina e Russia. Apriamo il libro di storia al capitolo delle sanzioni alla nazione di Vladimir Putin e, manuale di filosofia alla mano, proviamo a giudicare secondo insegnamenti kantiani. Paragrafo 1: le cause delle sanzioni sulla Russia – critica della conseguenza. Nel suo discorso all’Eastern Economico Forum a Vladivistok, il presidente russo si è lasciato andare ad una confessione: “le sanzioni imposte dai Paesi occidentali alla Russia ci stanno facendo male”. Applicando un giudizio a priori si potrebbe pensare che le parole di Putin siano un tentativo di riabilitare, almeno nell’immagine, uno stato che vuole mostrarsi forte ma che in realtà sta accusando i colpi ricevuti. Un giudizio a posteriori, invece, farebbe pensare che il capo del Cremlino sta semplicemente ammettendo che pure il suo popolo non è esente dalle restrizioni. In questo caso, analizzando le conseguenze delle punizioni inflitte, i due giudizi coincidono.

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Paragrafo 2: i destinatari delle restrizioni – critica del giudizio. Questa è la parte dove si chiede quella sfilza di nomi lunga come la lista della spesa. Tra i personaggi che hanno già deciso di incidere indelebilmente le proprie gesta negli annali si contano: il presidente Putin, il ministro degli Esteri Lavrov, alcuni oligarchi e membri diplomatici dei più disparati organi. Giudizio aprioristico: tutti colpevoli, in quanto connazionali di chi ha ordito il diabolico piano. Giudizio ponderato: per una volta è giusto “fare figli e figliastri”, prendendo in prestito un’espressione popolare, perché non è detto che tutte le parti in causa sostengano e condividano gli stessi ideali. E infatti…

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Paragrafo 2, sottoparagrafo: gli effetti sullo sport – critica dell’applicazione. Uno dei mondi più afflitti e che più ha risentito delle sanzioni al Cremlino è stato sicuramente quello dello sport. Qui non c’è neanche bisogno di discernere tra le massime di Kant, perché nessuno storico o giornalista ha ancora trovato un senso nello squalificare i tennisti russi o escludere squadre e nazionale slava dalle competizioni calcistiche. Si è voluto aderire alla causa internazionale, probabilmente spinti dalla paura delle proteste dei finti perbenisti, ma lo si è fatto nel modo sbagliato.

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Paragrafo 3: l’eticità della punizione – critica dell’estetica. Il filosofo modello di ispirazione per questo particolare sciorinamento riepilogativo della questione dell’anno ha anche distinto i giudizi in “etico” ed “estetico”. Senza addentrarci nel significato di questi due termini, impelagandoci in un argomento non esattamente semplice, giudizio a priori e a posteriori vanno anche qui a braccetto: tra divieti di viaggio e interdizione all’esportazione di beni, si sono applicate queste limitazioni più per apparire che per risolvere. Si è deciso di percorrere la strada dell’ostracismo verso la Russia, senza tener conto che tutti questi effetti si sono ritorti conto l’Europa intera. Le misure per il gas suggeriscono qualcosa?!? “La pandemia è stata rimpiazzata da nuove sfide globali che pongono una sfida al mondo intero. Mi riferisco alla frenesia delle sanzioni occidentali, agli aggressivi tentativi di imporre un modello di comportamento ad altri Paesi, privandoli di sovranità e soggiogandoli al suo volere”. Potrà sembrare assurdo ma il giudizio migliore di questo lungo capitolo di 2022 arriva proprio dal “grande antagonista”.

Francesco Bulzis

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