CRISI ISTITUZIONALE IN TUNISIA

Riepilogo della caduta del governo, avvenuta poco dopo l’inizio del Ramadan

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È iniziato il Ramadan, e il popolo tunisino non digiunerà soltanto dai piaceri terreni ma anche dalle certezze. I tempi recenti della Tunisia sono passati sottotraccia, complici gli accadimenti ormai tristemente noti. In particolare, l’ultima settimana non è stata particolarmente tranquilla: sei giorni fa un gruppo di parlamentari, appartenenti a diverse tendenze politiche, si è riunita nella rediviva assemblea del Bardo. La riunione è stata la prima dopo lo scioglimento, avvenuto a luglio scorso, deciso dal presidente Saied. L’obbiettivo era rimuovere la decisione del capo di Stato, che quella stessa sera aveva sciolto definitivamente il Parlamento: facendosi scudo con uno dei commi della Costituzione e con un discorso particolarmente duro, aveva accusato i deputati definendoli dei rivoltosi e dei cospiratori nei confronti delle istituzioni nazionali; inoltre, si è appellato al popolo garantendogli sicurezza e ordine, così come promesso dalle forze di sicurezza dello Stato e dall’esercito.

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Da quel momento in poi silenzio assoluto, con l’attenzione generale focalizzatasi altrove e con la Tunisia in balia di una crisi istituzionale che la stava lentamente indebolendo. Quanto avvenuto una settimana orsono, è il punto finale a uno scontro istituzionale culminato con la caduta del governo che ha praticamente ibernato la situazione politica. In realtà l’intero Paese ha vissuto per abbastanza tempo in una fase di stasi pressocché costante, nella quale fase la “calma sociale” non ha garantito progressi o riforme per uscire da una crisi che, in realtà, va avanti da alcuni anni. L’impressione, tra l’altro, è che non si sappia neanche cosa fare: le proteste sono molto blande, in quanto non vi è stata una mano pesante nei confronti dei parlamentari.

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Il potere assoluto di Saied, che si era auto-attribuito dopo lo scioglimento del Consiglio superiore della magistratura, non è durato molto, anche perché organismi internazionali e Unione Europea gli avevano contestato ripetutamente questo accentramento. Quale futuro, dunque, per la Tunisia? Non roseo: si affaccia, sempre più prepotente, una crisi potenzialmente aggravata dall’aumento delle derrate alimentari e conseguentemente dell’inflazione; è anche alle prese con un esodo sempre maggiore di giovani, che scelgono di avventurarsi per mare alla ricerca di coste più sicure dal punto di vista economico. È iniziato il Ramadan, e se anche il radicalismo islamico dovesse fare anche la sua parte, l’immagine tunisina ne uscirebbe compromessa. Quando la necessità, è assolutamente ripristinare una regolarità istituzionale. E per fortuna c’è interesse affinché la Tunisia ritorni ad essere un’area di stabilità e una nazione cerniera fra l’Africa del Nord e le aree del Mediterraneo europeo.

Francesco Bulzis

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