CRISI DI GOVERNO

Mattarella convoca Conte al Quirinale

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M5S-Pd, c’è l’accordo

Mattarella convoca Conte al Quirinale

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E’ ufficiale: dopo giorni di trattative prende forma l’accordo tra il Pd e il Movimento Cinquestelle per dare vita a un Conte bis . Le due forze politiche hanno ufficializzato l’accordo al Quirinale durante il secondo giro di consultazioni: "Abbiamo detto al Presidente della Repubblica che il M5S non si sottrarrà alle proprie responsabilità" ha spiegato il capo politico 5 Stelle Luigi Di Maio davanti alla stampa, aggiungendo di aver raggiunto "un accordo politico con il Pd per nuovo incarico a Conte".

Prima di Di Maio era stato il segretario del Pd, Nicola Zingaretti a far cadere ufficialmente il veto sul nome di Conte. "Abbiamo riferito al Presidente di aver accettato la proposta del Movimento 5 Stelle di indicare, in quanto partito di maggioranza relativa, il nome del presidente del Consiglio, nome indicato dal M5S nei giorni scorsi" ha detto Zingaretti, parlando dell’alleanza coi grillini come "una nuova sfida" che "vale la pena tentare".

MATTARELLA CONVOCA CONTE - Dopo le consultazioni, il portavoce del Quirinale, Giovanni Grasso ha reso nota la decisione di Mattarella di convocare Conte al Quirinale oggi alle 9.30.

Grillo: "Ministri non siano politici"

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"Oggi è l’occasione di dimostrare a noi stessi ed agli altri che le poltrone non c’entrano nulla: i ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente al di fuori dalla politica". Lo scrive Beppe Grillo in un post, analizzando il quadro politico dopo la nuova giornata di consultazioni.

"Questa crisi somiglia sempre di più ad un guasto dell’ascensore: quello che conta è mantenere la calma, non fare puzze e non dimenticare chi siamo", aggiunge.

"Non facciamoci distogliere dalle incrostazioni che la realtà ha lasciato sui nostri scudi, è assolutamente normale ed atteso che ogni accenno ad un ministero si trasformi in una perdita di tempo condita da cori di reciproche accuse di attaccamento alla poltrona. Questo perché un po’ di poltronofilia c’è ma, sopratutto, non ci sono i tempi né per un contratto e neppure per chiarirci su ogni aspetto, anche fintamente politico, delle realtà che i ministeri dovranno affrontare", dice Grillo.

"Oggi è l’occasione di dimostrare a noi stessi ed agli altri che le poltrone non c’entrano nulla: i ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente al di fuori dalla politica. Il ruolo politico lo svolgeranno i sottosegretari, ognuno dovrà scegliere secondo verso cui dovrà rispondere nei fatti e sintetizzare, per ogni ministero, l’approccio ottimale e imparare a governare i ’tecnici’ della burocrazia che li occupano da tempo immemore", conclude.

"Di Maio ritiri voto su Rousseau", rivolta eletti 5S

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(Antonio Atte) - Chat roventi e tensione alle stelle. Sta scoppiando una mini rivolta all’interno del gruppo parlamentare M5S dopo la scelta di Luigi Di Maio di indire una votazione sulla piattaforma Rousseau per decidere se dare o meno il via libera alla nascita del governo ’giallorosso’ col Partito democratico.

"Di Maio - dice all’AdnKronos la deputata Flora Frate - ritiri il voto su Rousseau. Ieri, durante l’assemblea dei parlamentari, non abbiamo preso nessuna decisione in tal senso. Anzi, sono emersi molti pareri negativi. Vincolare il Conte bis all’esito di un voto su una piattaforma gestita da una società privata, senza alcuna garanzia di trasparenza, è scelta assurda. Al Quirinale il M5S deve presentarsi con una proposta seria e credibile".

Su Facebook il deputato Michele Nitti si dice "sorpreso" che "si sia fatta passare per una decisione deliberata in assemblea ciò che non è stato affatto deliberato". Ed evidenzia come "la votazione sulla piattaforma non sia, in questo delicato momento, lo strumento più opportuno, viste la tempistica e l’urgenza dei passaggi da esperire con il Quirinale, peraltro regolamentati dalla Costituzione".

Il post incassa il like, tra gli altri, della senatrice Orietta Vanin e delle deputate Rina De Lorenzo e Francesca Galizia. Tra i contrari alla votazione su Rousseau anche Luigi Gallo, fedelissimo del presidente della Camera Roberto Fico, e la deputata Doriana Sarli, che per ora si trincera dietro un no comment senza però nascondere il proprio stato d’animo: "Sono stanca e amareggiata".

La scelta di affidare a Rousseau la decisione sulle sorti della nuova maggioranza è arrivata nella tarda serata di martedì ed è stata annunciata da Luigi Di Maio con un post pubblicato sul Blog M5S. "Alla fine di questo percorso ci sarà una proposta di progetto di governo che sarà stata condivisa tra le forze politiche che intendono entrare in maggioranza. Prima che venga sottoposta al Presidente della Repubblica - ha scritto il capo politico grillino -, questa proposta sarà votata online su Rousseau dagli iscritti del Movimento 5 Stelle".

Calenda si dimette

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"Caro Nicola, Caro Paolo, vi prego di voler accettare le mie dimissioni dalla Direzione nazionale del Partito democratico". Lo scrive Carlo Calenda in una lettera indirizzata a Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni in cui parla, tra l’altro, di "una decisione difficile e sofferta" (LEGGI). "Penso che in democrazia si possano, e talvolta si debbano, fare accordi con chi ha idee diverse, ma mai con chi ha valori opposti. Questo è il caso del M5S", sottolinea l’eurodeputato nella lettera. "Sapete bene che nulla abbiamo in comune con Grillo, Casaleggio e Di Maio. Ed è significativo il fatto che il negoziato non abbia neanche sfiorato i punti più controversi: dall’Ilva alla Tav da Alitalia ai Navigator. Un programma nato su omissioni di comodo non è un programma, è una scusa", dice Calenda.

"Stringendo l’alleanza con il M5S, il Pd rinuncia a combattere per le sue idee e i suoi valori. E questo non posso accettarlo", scrive tra le altre cose l’eurodeputato che prevede: "Le elezioni arriveranno. Le avete solo spinte più in là di qualche metro. Quando sarete pronti a lottare ci troveremo di nuovo dalla stessa parte. Con amicizia".

Salvini: "E’ Monti bis, disegno parte da lontano"

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"Abbiamo espresso a Mattarella lo sconcerto non della Lega, ma di milioni di italiani, di fronte allo spettacolo indecoroso del teatrino della guerra delle poltrone". Matteo Salvini inizia così il suo intervento dal Quirinale dopo le consultazioni con il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Con i due capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, il leader della Lega punta il dito contro quello che nei giorni scorsi aveva chiamato il ribaltone, l’operazione che sta portando il Paese ad essere governato dagli ex alleati Cinque Stelle, abbracciati ora al Pd di Zingaretti.

Salvini le prime bordate le riserva a Conte, perché "il candidato" alla presidenza del Consiglio "probabilmente lo hanno trovato a Biarritz, su indicazione di Parigi, Berlino e Bruxelles". "E’ un Monti bis", dice Salvini. "Dove è la discontinuità?", si chiede il leader del Carroccio, visto che "lo stesso presidente del Consiglio andrebbe a fare un Cdm nello stesso mese con i ministri della Lega e con quelli del Pd".

Dopo aver parlato con Mattarella, chiedendo di bloccare l’operazione 5Stelle-Pd, Salvini lancia il suo allarme per la sovranità italiana. "Abbiamo l’impressione - afferma - che ci sia un progetto che parte da lontano, non parte dall’Italia, che ha una idea di svendita di paese e delle aziende e del futuro di questo paese a poteri che non sono in Italia". Ritorna l’eco dei poteri forti, della Troika, e del cordone sanitario, da ultimo evocato dai leghisti dopo l’isolamento in Ue, con l’elezione di Von der Leyen a Bruxelles.

Poi però nelle sue parole si materializza il nemico di sempre, quel Pd che sembrava sconfitto e che ha firmato la sua uscita dal Viminale, se si arriverà a formare il governo Conte-M5S-Pd. "Tutte le elezioni degli ultimi anni hanno visto un unico partito perdere sistematicamente ed è il Partito democratico, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Trento, Bolzano, Abruzzo, Molise, Basilicata, Sardegna, milioni di italiani si staranno chiedendo a cosa serve votare", lamenta Salvini.

"La verità vera - tuona - è che 60 milioni di italiani sono in ostaggio di 100 parlamentari cacciatori di poltrone. Poi qualcuno si stupisce che la gente non va più a votare". "Speriamo che questo governo non nasca - insiste - perché nasce dall’odio, dalla esclusione, dalla fame di poltrone".

L’appello finale è disperato, perché Salvini stesso sa che ormai il voto è solo un miraggio. "Dignità vorrebbe che ci fossero elezioni, dovrebbe essere una bella parola in democrazia, elezioni, evidentemente chi ha paura del voto può scappare per un mese, per sei mesi, per un anno, ma non può scappare all’infinito" dice ancora Salvini, ricordando che "si voterà in nove regioni italiane nei prossimi mesi, almeno queste elezioni non le possono sottrarre". Da lì cercherà il suo riscatto, il leader della Lega.

Redazione

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