CRISI DI GOVERNO, PER ORA POSIZIONE DRAGHI NON CAMBIA

M5S, Pd, Meloni, Berlusconi e Salvini, Renzi, Di Battista

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cms_26833/draghi_serio_conferenza_fg.jpgAl momento per palazzo Chigi le cose non cambiano e la linea è quella di non interferire in alcun modo sul dibattito in corso tra le forze politiche.

Dal punto di vista "sostanziale", è la valutazione riportata all’Adnkronos, non vengono registrati "particolari cambiamenti, ci sono molti distinguo".

Nella consapevolezza della fase delicata che si sta attraversando, il premier Mario Draghi resta in silenzio, segue l’evoluzione informato sia del dibattito politico in corso sia dei numerosi "appelli che vengono dal Paese reale", da ultimo quello di centinaia di sindaci, giudicati "molto importanti".

Un appello sottoscritto da circa 1000 sindaci e che, spiega Matteo Ricci primo cittadino di Pesaro, avrebbe colpito il premier. Domani il presidente del Consiglio sarà in Algeria per firmare una serie di "importanti accordi" andando avanti con "il consueto pragmatismo".

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cms_26833/M5s-movimento-cinque-stelle.jpgM5S: prevale linea Conte, D’Incà chiede una tregua

Prevalgono nettamente, nel corso dell’assemblea congiunta M5S di questa mattina, gli interventi dei parlamentari a sostegno della linea di Giuseppe Conte dopo la crisi di governo. Tra questi Daniela Torto, Giuseppe Buompane, Marco Bella, Luigi Gallo, Francesco Silvestri, Angela Salafia, Sebastiano Cubeddu, Teresa Manzo, Vittoria Baldino, Giovanni Currò, Filippo Scerra, Manuel Tuzi, Arnaldo Lomuti, Giulia Lupo, Marco Pellegrini, Tiziana Ciprini. Tra ieri e oggi oltre 30 gli eletti che hanno sposato la linea dei vertici, mentre sono una decina i parlamentari schieratisi apertamente a favore della fiducia al governo Draghi. Questa mattina è stata la deputata Azzurra Cancelleri, apprende l’Adnkronos, a manifestare la sua intenzione di appoggiare l’esecutivo.

Nel suo intervento, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà ha chiesto inoltre "una tregua" tra Conte e Draghi, per non mettere in difficoltà l’esecuzione delle riforme collegate al Pnrr e i progetti collegati, questo "per il bene del Paese".

L’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari in videoconferenza è ricominciata questa mattina in continuazione con quella di ieri, iniziata intorno alle 20.30 e conclusa alle 23.30. "Per ora - spiegava stamane un parlamentare grillino all’Adnkronos, numeri alla mano - 17 eletti si sono espressi contro la fiducia a Draghi, mentre 10 si sono detti favorevoli". La partita ad ogni modo è ancora lunga: sospesi i lavori alle 14.20, la riunione riprenderà nel pomeriggio alle 18.

GLI INTERVENTI IN ASSEMBLEA

“Abbiamo fatto delle precise richieste al Presidente Draghi, e lui ha dichiarato che le ritiene, in parte, condivisibili. Quindi ora è fondamentale che Draghi e Conte si incontrino per trovare il punto di incontro, e se Draghi non volesse incontrare Conte o volesse offrire ’noccioline’, non credo che sia opportuno per noi proseguire con questa esperienza di governo". Così il senatore Gianmauro Dell’Olio intervenuto alla congiunta del Movimento 5 Stelle.

"E se Draghi dovesse comunque rassegnare le dimissioni, è una sua scelta: noi avremo fatto il possibile per trovare una soluzione, nessuno potrà addebitarci alcuna responsabilità, perché la decisione di aprire la crisi è di Draghi, non nostra”, conclude.

"Mercoledì voterò la fiducia se sarà necessario, mettendoci come sempre la faccia, perché sono convinta che sia più utile votare la fiducia alla responsabilità piuttosto che fare un insensato salto nel buio". Rosalba Cimino, deputata del Movimento 5 Stelle, ha parlato così all’assemblea congiunta del Movimento. Chiamata in causa per esprimere le sue intenzioni, la parlamentare precisa che la sua scelta è figlia di una lunga riflessione: "Non votare la fiducia al governo significa causare una crisi che non è mai stata deliberata dalle assemblee che si sono tenute in queste ultime settimane, né tantomeno questa scelta è stata sottoposta ai nostri attivisti - spiega ancora - sono perplessa perché la gente fuori non sta capendo cosa sta avvenendo e allo stesso tempo sono preoccupata perché mentre noi stiamo a dibattere da settimane dovremmo ricordarci che c’è una guerra in corso nel cuore dell’Europa e che stiamo vivendo la peggiore crisi economica degli ultimi tempi".

"Senza un governo - continua Cimino - le misure realizzate in favore dei cittadini e delle imprese non potrebbero essere realizzate: salario minimo, sostegno sul caro bollette e Pnrr. Inoltre uscire dal governo significherebbe anche far spazzare via le due misure che stanno tenendo in vita le famiglie italiane e le imprese: reddito di cittadinanza e bonus 110". Per questi motivi la deputata, dicendosi delusa per ciò che è avvenuto all’interno del Movimento, sceglie la via della continuità "in un momento storico delicato in cui una crisi di governo porterebbe solo esiti negativi": "Faccio questo - precisa - non per paura di perdere la poltrona ma per paura di dover raccontare a mio figlio che sua mamma, quando aveva il potere di cambiare le cose, ha preferito scappare piuttosto che lottare, per un mero tornaconto elettorale".

Occorre sostenere il governo ed essere coerenti, anche perché gli scenari alternativi - ovvero il voto o un nuovo governo con il Movimento all’opposizione - non ci permetterebbero di attuare i punti del nostro documento. Così, apprende l’Adnkronos, la deputata M5S Azzurra Cancelleri. "Come stiamo comunicando con Draghi oggi, con la diretta Facebook di ieri? L’atto responsabilità ci è stato chiesto un anno fa e oggi è ancora più importante dare sostegno al governo", ha detto ancora.

"Seguo la maggioranza e le scelte del Movimento con a capo Giuseppe Conte. La linea ’dentro o fuori’ è inventata dai media, noi siamo per la coerenza e la linearità da cui siamo partiti. Attendere le risposte su proposte di soluzione dei problemi in modo concreto. Grande gesto aver parlato ai cittadini mettendoci la faccia, con rispetto verso i cittadini e anche i partiti che invece ci attaccano in modo offensivo ed oltraggioso. Il voto in Senato era stato ampiamente annunciato, anche in assemblea. Vedo malafede o distrazione... non so più cosa sia peggio". Cosi la senatrice Giulia Lupo intervenendo alla congiunta del Movimento 5 Stelle. "Rispetto tutte le scelte legittime, anche di rinunciare ai valori, ma agli ultimi tiratori scelti che sono rimasti per completare un progetto di distruzione interno al Movimento, chiedo di avere dignità e lasciare adesso", ha aggiunto la parlamentare. "Tecnicamente noi non abbiamo ’partecipato’ ad un solo voto, non votato contro o astenendoci. Ma in una Camera abbiamo dato la fiducia, quindi non c’è stata alcuna sfiducia, ma di certo c’è una mirata strategia per mettere in perenne cattiva luce e difficoltà il Movimento. Renzi non ha votato la riforma Cartabia, la Lega se non erro il green pass, ma Draghi manco un whatsapp ha mandato a Mattarella... Ogni tanto alziamo i toni, oltre che il livello come sempre. Rifiutiamo e rimandiamo al mittente le falsità e le accuse, in modo chiaro e forte", ha detto la senatrice.

"La fiducia incondizionata al governo è un suicidio politico clamoroso. M5S è l’unico argine alla deriva a-politica e unico contenitore di istanze sociali altrimenti senza rappresentanza. Questa crisi provocata ha come unico obiettivo quello di spaccarci per dimostrare invano che il M5S è altrove e continuare senza di noi". Lo ha detto la deputata Vittoria Baldino.

Bisogna dare continuità all’azione del governo, innescare una crisi adesso metterebbe a rischio il Pnrr: visto che la legislatura si concluderà tra pochi mesi, meglio rimanere per completare i provvedimenti previsti dal Piano di ripresa e resilienza. Questo, apprende l’Adnkronos, il senso delle parole pronunciate in assemblea M5S dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, il quale è tornato a ribadire la necessità di sostenere il governo di Mario Draghi. Per il pentastellato, inoltre, andare al voto con questa legge elettorale sarebbe un disastro. D’Incà ha inoltre fatto appello all’unità, invocando una "tregua" interna al Movimento per superare questa burrascosa fase politica.

Nel suo intervento in assemblea congiunta M5S il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha chiesto inoltre "una tregua" tra Conte e Draghi, per non mettere in difficoltà l’esecuzione delle riforme collegate al Pnrr e i progetti collegati, questo "per il bene del Paese". D’Incà ha fatto inoltre riferimento alle difficoltà che ci sarebbero nel campo progressista in caso di voto anticipato.

"Dobbiamo usare ogni mostra grammo di sudore per far sì che si risolvano i problemi che abbiamo posto. Se rilanciamo sempre appare invece che cerchiamo un pretesto. Se poi Draghi come negli ultimi mesi non apre a soluzioni, ad esempio per salvare le imprese che hanno lavorato con il Superbonus, allora sì, usciamo a testa alta. Lo diciamo chiaro che vogliamo uscire". Queste, apprende l’Adnkronos, le parole pronunciate dal deputato Riccardo Fraccaro, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

"Ringrazio il presidente Conte per l’impegno che sta profondendo affinché i 9 punti proposti dal M5S possano essere accolti dal presidente Draghi. Come tutti ben sappiamo è un compito arduo e di non facile soluzione, però al tempo stesso è doveroso insistere su queste posizioni che rappresentano i motivi fondanti del M5S. Com’è risaputo siamo nati per farci garanti delle istanze di quei cittadini che vivono ogni giorno una condizione di assoluta precarietà e di tutti coloro i quali credono fermamente nei valori della giustizia, dell’uguaglianza sociale, della legalità e soprattutto nel rispetto dell’ambiente". Così la senatrice Felicia Gaudiano. "Sono convinta che gran parte del nostro elettorato che ultimamente non si è espresso, si trovi in una posizione di attesa, ci chiede con forza di poter recuperare i nostri valori attraverso la nostra azione politica ossia attraverso i nostri temi e di poter di nuovo riconoscersi è ritrovare nel M5S le ragioni del proprio voto", conclude Gaudiano.

"Non cambierei una virgola di quello che il M5S ha fatto nelle scorse settimane. Andiamo avanti così avendo come unico obiettivo il bene dei cittadini, quello reale però e non quello che viene raccontato da alcuni partiti che manipolano l’opinione pubblica". Cosi la senatrice Barbara Guidolin.

"Fare opposizione non darà risposte a chi oggi si lamenta, per dare risposte si deve stare nel governo. Tuttavia stare all’opposizione è legittimo e serve a non sentirsi complici di scelte politiche che non si condividono". Questa, apprende l’Adnkronos, la posizione espressa in assemblea M5S dalla deputata Giulia Grillo, ex ministra della Salute nel primo governo Conte. La parlamentare ha poi aggiunto che, ad ogni modo, si atterrà alle indicazioni del leader pentastellato.

"Ormai la scelta è stata presa, fare una riunione dopo un video e un ultimatum non serve": questo, apprende l’Adnkronos, il concetto espresso dalla deputata Federica Dieni. Per la parlamentare "è sicuro che Draghi non cambierà idea con questo atteggiamento. Se si voleva scegliere di stare all’opposizione, lo si doveva fare in modo ordinato e non adesso, non su questo provvedimento. Il M5S alle elezioni ci va in modo organizzato, ritritando i ministri e prendendosi la responsabilità: non facendo questa scena confusa", ha poi osservato la vicepresidente del Copasir.

"La politica deve essere centrale. La situazione nazionale e internazionale richiede attenzione, la complessa fase economica ancor di più. Partendo da queste concrete istanze, i punti politici richiamati dal Movimento 5 Stelle sono nell’esclusivo interesse dei cittadini, degli imprenditori e delle classi sociali più deboli. Se la politica è centrale e non i personalismi, c’è tutto lo spazio per dialogare sui punti concreti che abbiamo messo al centro, partendo dal Superbonus, certificato da studi indipendenti come concreto volano economico che ha generato economia e risorse e posti di lavoro. Allora perché fermarlo invece di dialogare su come migliorarlo tutti insieme? Ripeto che se la politica è centrale, significa che c’è dialogo ma non accettiamo imposizioni". Cosi il senatore Agostino Santillo.

"Da dissidente in molti provvedimenti mi trovo oggi a sostenere le idee dei cosiddetti ’governisti’: votare la fiducia alla Camera ma non al Senato è stato un fallo di reazione, dopo aver subìto provocazioni a testa bassa senza fiatare siamo scoppiati in una reazione isterica e schizofrenica". Lo ha detto Gabriele Lorenzoni, deputato M5S. "In questo momento stiamo fornendo un assist clamoroso a Draghi per lasciare il governo e addossarci le responsabilità dello tsunami economico che sta per arrivare. Questo non è il momento degli ultimatum ma della comunicazione chiara: troviamo un accordo con Draghi per il salario minimo e per evitare che migliaia di imprese vadano in fallimento per i crediti fiscali incagliati, facciamo la legge di bilancio e poi andiamo a votare", ha poi aggiunto il parlamentare.

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cms_26833/PD.jpgPd guarda a ‘governisti’ M5S
La misura di quanto nel Pd si è convinti che serviranno tutte le ore di qui a mercoledì per capire quali saranno le effettive posizioni in campo, è il messaggino arrivato oggi pomeriggio a deputati e senatori dem. Enrico Letta ha convocato la congiunta dei gruppi martedì sera alle 21 e 30. All’ultimo, prima dello show down in aula con il premier Mario Draghi. Mentre nei 5 Stelle in assemblea permanente volano gli stracci e Lega e Forza Italia fanno un passo avanti verso il voto e uno indietro, la linea dem è quella di continuare, riservatamente, a lavorare per salvare il salvabile.

Certo la situazione è quella che è. Andrea Orlando la dice così: “Dopo la discussione dei Cinquestelle, oggi vediamo che anche dalla destra arrivano ostacoli alla ripresa di un ragionamento sulla possibilità di proseguire questa esperienza di unità nazionale”. Parla di “cauto pessimismo” il ministro dem che, pure sempre tra i più dialoganti con i 5 Stelle, parla di “tattica sbagliata e dannosa” dei pentastellati. “Conte ha alzato il sasso e Salvini rischia di prendere l’anguilla: la destra ha approfittato di questa convulsione dei Cinque stelle per aprire la strada alle urne”.

Nei gruppi parlamentari si racconta di un lavorio instancabile sui 5 stelle. Tra chi si muove per tenerli dentro e chi per convincere almeno la truppa governista a prendere le distanze dai falchi pronti ad uscire dal governo. “Non hanno ancora deciso ma tra loro ormai è guerra aperta, un Vietnam”, racconta un deputato dem.

Un senatore la mette così. “Il quadro che si va componendo è questo: nuova spaccatura del M5S, una minoranza si esprimerà per Draghi - soprattutto deputati ed il ministro D’Inca- e il resto con Conte verso l’appoggio esterno che diventerebbe nel giro di pochi giorni opposizione”. Ma sarà una soluzione accettabile per Draghi?

Oggi Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e coordinatore dei sindaci Pd, tra i sottoscrittori del maxi appello dei primi cittadini a Draghi, pone l’accento non solo sulla tenuta M5S ma anche su quella di Salvini. “Credo che il presidente Draghi stia guardando con grande attenzione agli atteggiamenti della Lega di qui a mercoledì. Non si può pensare di chiudere la partita coi 5 Stelle e poi magari Salvini ne apre un’altra la prossima. Spero che Salvini ascolti i suoi sindaci che hanno firmato l’appello”.

E quanto ai 5 Stelle dipende da come si concluderà la crisi che hanno aperto: “Sono ancora in tempo per tornare a sostenere Draghi e recuperare un rapporto con il Pd” altrimenti compromesso. Anche perché tra i dem da sempre scettici sul rapporto con Conte, salgono le voci di chi sarebbe disposto a sostenere un governo Draghi anche senza M5S. Vedi Andrea Marcucci: “un Draghi bis senza 5 stelle? L’interesse dell’Italia prima di tutto”.

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cms_26833/giorgiameloni_ipa_fg.jpgAffondo di Meloni sui sindaci per il Draghi bis
"Mi chiedo se sia corretto che questi sindaci e governatori che rappresentano tutti i cittadini che amministrano, anche quelli che la pensano diversamente, usino le Istituzioni così, senza pudore, come se fossero sezioni di partito...". Giorgia Meloni si fa sentire sui social per criticare l’appello dei sindaci per un Draghi bis. La presidente di Fratelli d’Italia si chiede sulla sua pagina Fb "se tutti i cittadini rappresentati da Gualtieri, Sala, Nardella o da altri sindaci e presidenti di Regione che si sono espressi in questo senso, condividano l’appello perché un governo e un Parlamento distanti ormai anni luce dall’Italia reale vadano avanti imperterriti, condannando questa Nazione all’immobilismo solo per garantire lo stipendio dei parlamentari e la sinistra al governo".

Meloni va giù duro: ’’La mancanza di regole e di buonsenso nella classe dirigente in Italia comincia a fare paura’’. Le sue parole contro i primi cittadini pro Draghi sono state precedute da una nota di condanna dei tre governatori di Fdi, Francesco Acquaroli, Marco Marsilio e Nello Musumeci, che prendono le distanze dagli altri presidente di Regione firmatari dell’appello: ’’Non condividiamo questa iniziativa, lanciata da alcuni colleghi, sia nel merito che nel metodo. Sono forzature che chi ricopre un ruolo istituzionale non può permettersi, né tanto meno promuovere".

Più che una frenata, quello della Meloni è un vero e proprio affondo. La leader di via della Scrofa si smarca così dagli alleati Lega e Fi (entrambi al governo con Draghi) che, allo stato, non si sono espressi ufficialmente sull’iniziativa dei sindaci. Matteo Salvini, raccontano, non avrebbe ancora deciso con i suoi governatori se firmare o meno l’appello perché l’ex presidente della Bce resti ancora in sella. Per ora non lo hanno sottoscritto nemmeno i governatori azzurri.

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cms_26833/berlusconi_salvini_ftg.jpgBerlusconi e Salvini: "Pronti al voto a breve"
Aspettano l’evoluzione della situazione politica ma sono pronti al voto a breve. Matteo Salvini ha incontrato oggi a villa Certosa Silvio Berlusconi. I due hanno deciso di anticipare il vis a vis previsto in un primo momento per domani, per discutere della crisi del governo Draghi con la ferma intenzione di tenere una strategia comune come centrodestra di governo.

Il presidente di Forza Italia Berlusconi e il segretario della Lega Salvini hanno avuto un "lungo e cordiale incontro oggi in Sardegna". I "leader del centrodestra di governo hanno esaminato e approfondito la situazione politica". Le "nuove dichiarazioni di Giuseppe Conte - contraddistinte da ultimatum e minacce - confermano la rottura di quel ’patto di fiducia’ richiamato giovedì dal Presidente Mario Draghi e alla base delle sue dimissioni", si legge in una nota congiunta firmata dall’ex premier e dal segretario della Lega al termine del vertice.

I due leader, "con il consueto senso di responsabilità, hanno dunque concordato di attendere l’evoluzione della situazione politica, pronti comunque a sottoporsi anche a brevissima scadenza al giudizio dei cittadini". E "confermano che sia da escludere la possibilità di governare ulteriormente con i 5 stelle per la loro incompetenza e la loro inaffidabilità".

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cms_26833/renzi_parla_fg_ipa.jpgRenzi: "Lotteremo anche nei minuti di recupero"
"Dobbiamo provarci e crederci fino all’ultimo. Anche nei minuti di recupero. La partita non è semplice, ma è in mano a Draghi. Deve decidere se venire in Parlamento e comunicare all’Italia cosa vuole ancora fare o mollare. Credo però che Draghi abbia un senso delle istituzioni straordinario e quindi c’è ancora margine perché resti". Queste le parole di Matteo Renzi, intervenuto in diretta su Radio Leopolda durante lo speciale ’Avanti con Draghi’.
"La petizione ha raggiunto quasi 70 mila firme di persone che non vogliono le dimissioni di Draghi. Dobbiamo arrivare a 100 mila entro mercoledì. Ma se dovremo andare alle elezioni ci andremo con l’orgoglio di chi ha portato Draghi a palazzo Chigi e mandato a casa Conte", ha concluso Renzi.
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cms_26833/di_battista_serio_alessandro_fg.jpgDi Battista: "Draghi se ne vuole andare"
"Draghi se ne vuole andare e Di Maio è attaccato alla poltrona. Questa è la verità!". Lo scrive su Facebook l’ex M5s Alessandro Di Battista.

"Non devo difendere il Movimento 5 Stelle (figuriamoci, nell’ultimo anno e mezzo è indifendibile, dal ’Draghi è grillino’ in poi è stato un suicidio continuo) tuttavia amo difendere la verità - si legge nel post - È evidente che Draghi si sia stancato di fare il Presidente del Consiglio. In realtà non l’ha mai voluto fare. Accettò sperando di diventare presto Presidente della Repubblica. Ora prende la palla al balzo per andarsene mentre gran parte della Stampa dà tutte le colpe a Conte descrivendolo come un irresponsabile perché ci ha fatto perdere (a detta loro) il miglior Presidente del Consiglio della galassia. Scemenze.".

"Se Draghi davvero lo volesse sarebbe ancora non solo il Presidente del Consiglio, ma il Presidente del Consiglio di un governo di unità nazionale, perché quasi tutti gli voterebbero la fiducia, prosegue Di Battista.

"Dall’altra parte chi è terrorizzato dall’idea di perdere la poltrona e di andare ad elezioni anticipate (si dovrebbe mettere con l’agendina in mano alla Carlo Verdone in un ’Sacco Bello’ a chiamare tutti i democristiani d’Italia, con il pericolo che in molti non siano disposti a rispondergli perché ci sono democristiani seri e non soltanto democristiani di convenienza) è Luigi Di Maio", conclude.

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Redazione

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