COSA STA SUCCEDENDO IN TUNISIA?

Riepiloghiamo la situazione del governo Saied in quattro atti

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Arrivano nuove dalla Tunisia, ma prima di procedere con l’ultimo atto di questo spettacolo dai contorni abbastanza drammatici, è utile riavvolgere il nastro e riepilogare quando accaduto fino a oggi. Primo atto. “Chiedo alla gente di mantenere la calma e di non cedere alle provocazioni, non voglio vedere nemmeno una sola goccia di sangue”. Queste le parole di Kais Saied, presidente tunisino, in data 26 luglio. Cosa stava accadendo? Il capo del potente sindacato UGTT aveva deciso di silurare il premier Hichem Mechichi, mettendo conseguentemente in pausa le attività del Parlamento e ponendo la Tunisia ad una scelta in precario equilibrio tra democrazia e svolta autoritaria. La cacciata di Mechichi segue le vicende del proemio di questi avvenimenti: in occasione del 64esimo anniversario della proclamazione della Repubblica tunisina, il 25 luglio, un non meglio identificato Gruppo del Movimento aveva chiesto lo scioglimento del Parlamento.

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Secondo atto. Due gruppi, uno pro Saied e l’altro a favore del partito islamico Ennhadha, si sono fronteggiati in maniera non esattamente amichevole dinanzi la sede del Parlamento, divenuto epicentro di tutte le correnti. È dovuto intervenire l’esercito per sedare senza vittime lo scontro che stava avendo luogo. Terzo atto. “L’ingente carico umanitario, messo a disposizione dalla struttura del commissario straordinario per l’emergenza Covid ed imbarcato con il supporto logistico della Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite di Brindisi è composto da cinque container, suddivisi tra più navi e contenenti ventilatori polmonari, mascherine protettive, guanti, camici chirurgici e gel igienizzante”. A dirlo è Lorenzo Fanara, ambasciatore italiano a Tunisi. “Arrivata una nuova carica di aiuti anti-Covid donati dalla Cooperazione italiana alla Tunisia – è, invece, il tweet dell’Ambasciata d’Italia – solidarietà nella lotta contro la pandemia”.

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Quarto atto. Continua il terremoto nell’alta politica tunisina: in data 27 luglio il presidente Saied annuncia, tramite un decreto ufficiale, di aver sollevato dai propri incarichi Hichem Mechichi, Brahim Berteji e Hasna Ben Slimane. Il primo, dunque, cessa definitivamente di ricoprire qualunque tipo di incarico; i secondi chiudono le rispettive esperienze come ministro della Difesa e ministra della Giustizia. Arriviamo, infine, al presente: richiuso il cerchio, vediamo l’ultimo atto di questa storia. Altri venti alti funzionari del governo sono stati licenziati da Saied, insieme al procuratore generale militare Taoufik Ayouni. E l’impressione che si ha da tutto questo è che l’epilogo è ben lungi dall’essere scritto.

Francesco Bulzis

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