COSA SAPPIAMO DELLA MORTE DEL DOTTOR GIUSEPPE DE DONNO?

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cms_22677/1.jpg E’ stata una notizia che ha scosso il sistema sanitario e non solo, il suicidio del dottor Giuseppe De Donno, ex pneumologo e primario 54enne dell’ospedale di Mantova, avvenuta nel pomeriggio dello scorso ventisette luglio nella sua casa di Curtanone, in provincia di Mantova, dove viveva con la moglie Laura e i suoi due figli Edoardo e Martina è stato un fulmine a ciel sereno. Una morte avvenuta in circostanze ancora poco chiare e che ha portato la Procura di Mantova ad aprire un’inchiesta in merito all’accaduto.

I Magistrati hanno provveduto a sequestrare computer e cellulari del medico alla ricerca di un’eventuale responsabilità sulla sua morte da parte di terzi. L’obiettivo degli inquirenti è quello di comprendere se qualcuno possa aver indotto l’ex primario a togliersi la vita senza, peraltro, lasciare alcun messaggio, i Carabinieri hanno anche ascoltato la moglie e i figli. Nei mesi più critici della pandemia, il dottor De Donno era diventato il simbolo della lotta al virus con il plasma, De Donno servendosi di trasfusioni di sangue iperimmune, trattato e trasfuso ad altri pazienti contagiati, aveva salvato molte vite. Purtroppo la sua battaglia per “imporre” la terapia del plasma iperimmune aveva suscitato non poche polemiche dividendo la comunità scientifica e l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari. Si vocifera che si fosse dimesso per trovare un po’ di quella serenità che da qualche tempo aveva perso. “Un professionista tanto amato e rispettato, a tal punto da attirarsi diversi attacchi, hanno dichiarato gli ex colleghi del Carlo Poma di Mantova, “Giuseppe era a momenti solare e in altri ombroso, disilluso o arrabbiato per non essere riuscito a fare quello che sperava per i pazienti. Aveva dimostrato caparbietà nel periodo più drammatico della pandemia, ma che in parte lo aveva profondamente logorato e stancato, come è accaduto a molti di noi e forse a lui più che a tutti”.

cms_22677/2_1627611839.jpgUn suo stretto collaboratore ha raccontato che De Donno “da ottobre non era più lui, aveva un’ombra dentro, negli ultimi giorni aveva lo sguardo assente, c’era qualcosa che non andava. Era stato lasciato solo, verso di lui c’era molta invidia e lui soffriva molto gli attacchi nei suoi confronti”. Sta di fatto che dal giorno della sua morte hanno cominciato a diffondersi le “teorie del complotto” secondo le quali il medico “lo hanno ucciso i piccoli schiavi con le loro menzogne, con la loro cecità imposta, con il loro odio spacciato a reti unificate.

La sua colpa è stata solo salvare delle vite, ma salvarle davvero, curando la malattia che li stava uccidendo, strappandoli da un protocollo che li avrebbe condannati”. La tesi è sempre la stessa: il medico sarebbe morto perché aveva trovato nel plasma iperimmune la cura per il Covid-19. Il giorno dopo la sua morte, il dottor De Donno è stato anche ricordato nelle piazze che hanno contestato il Green Pass obbligatorio dimenticando, o facendo finta di dimenticare, che De Donno non era affatto contrario al vaccino. Accostare la figura del dottor De donno ai no vax serve solo a svilire la sua statura morale, la sua dedizione ai pazienti e le sue acclarate competenze scientifiche.

Anna Di Fonzo

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