COSÌ I NARCOS AGGIRANO IL CONFINE USA-MESSICO

Per gli agenti del Border Patrol è più semplice gestire i flussi di immigrati attorno al muro costruito da Trump

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Il muro fatto erigere da Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti, torna a far parlare di sé per una serie di ragioni. La prima: il buco di ben 300 metri in corrispondenza di San Diego (California) e Tijuana. A partire da questo specifico punto del confine tra America e Messico occorre spostarsi per arrivare al luogo dove i Narcos operavano negli anni ’90. Al Corriere della Sera l’agente Shane Crottie, portavoce della sezione di San Diego della US Border Patrol, rivela che l’area del sobborgo Colonia Libertad (Tijuana) era praticamente fuori controllo. Non esistevano barriere, non si era in grado di discernere dove finisse il Messico e dove cominciassero gli USA. Ed è qui che i cartelli di narcotrafficanti e trafficanti di esseri umani agivano quotidianamente indisturbati. Colonia Libertad, infatti, era conosciuta per l’elevato numero di omicidi e per le trappole tese ai poliziotti statunitensi. Per questo motivo Donald Trump, nel 2018, ha fatto sostituire le recinzioni già esistenti con un doppio muro d’acciaio. Il primo tentativo di demarcazione di quel confine, in effetti, come fatto notare dal Wahington Post, poteva essere facilmente superato tagliando le reti o scavalcandole con scale anche rudimentali.

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Le due elevate palizzate parallele ora presenti hanno donato un crisma di ordine alla zona. Per gli agenti della Border Patrol è adesso più semplice gestire i consistenti flussi di immigrati che si ammassano da quelle parti. I narcos, dal canto loro, si sono migliorati nel perfezionare sempre più nuovi modi per eludere gli ostacoli che incontrano. In particolare - e questa è la seconda ragione per cui il muro torna a far parlare di sé - nelle tecniche di scavo: la barriera d’acciaio affonda col cemento per un paio di metri sottoterra, costringendo le cosche ad andare in profondità sino a collegarsi con i canali di scolo sotterranei che attraversano tutta la frontiera. Bazzecole per i narcotrafficanti, a dirla tutta, che hanno già dato prova della loro capacità di realizzazione di opere alquanto ardue: dalla perforazione del suolo messicano per decine di metri alla costruzione di una galleria che sbuca direttamente al sicuro, in grandi depositi usati come base.

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Nei tunnel, ovviamente, circola di tutto e di più: gli stupefacenti più consumati sono fentanyl, metanfetamine, eroina e cocaina. Di cui non sono aumentati i volumi spacciati, ma è variata la composizione. “Nell’ultimo anno sono raddoppiate le esportazioni del fentanyl sono raddoppiate – commenta infatti l’agente Crottie – è una sostanza micidiale, circa 50 volte più forte dell’eroina e con margini di reddito giganti per i trafficanti”.

Francesco Bulzis

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