CORTE SUPREMA, TRUMP HA SCELTO CONEY BARRETT

Gli USA rischiano un salto indietro di cinquant’anni

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Il governo degli Stati Uniti sta portando avanti quello che è a tutti gli effetti un oltraggio alla memoria ed alle ultime volontà di una delle figure più importanti della storia delle istituzioni americane: Ruth Bader Ginsburg, femminista di ferro deceduta il 18 settembre, la quale aveva espressamente richiesto che la nomina del giudice o della giudice che l’avrebbe sostituita alla Corte Suprema Americana venisse effettuata dal Presidente che si sarebbe insediato dopo le Presidenziali che si svolgeranno a novembre. E invece, come era stato ampiamente previsto, il governo a guida repubblicana ha deciso di fare orecchie da mercante e buttarsi a capofitto nell’occasione più unica che rara di doppiare i liberals nel numero di componenti della Corte Suprema, mettendo a segno un 6 a 3 che potrebbe cambiare la storia della legislazione statunitense anche per i prossimi 30 anni, considerando che le nomine dei giudici della Corte sono a vita. Anche per questo motivo, non è un caso che nel piano degli ultraconservatori che attualmente la fanno da padrona nel Grand Old Party sia entrata a pieno titolo una giurista di soli 48 anni: Amy Vivian Coney Barrett, dal 2017 giudice di circoscrizione presso la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Settimo Distretto a Chicago, allieva di Antonin Scalia, storico esponente conservatore della Corte Suprema deceduto nel 2016.

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Coney Barrett ha posizioni fortemente tradizionaliste, è una fervente cattolica e ha già in passato giurato guerra alla celebre sentenza “Roe contro Wade” che fu emessa dalla Corte Suprema nel 1973 e legalizzò di fatto l’aborto negli USA. Insomma, l’obiettivo dell’amministrazione Trump è quello di sferrare un colpo di coda clamoroso e cristallizzare la propria influenza nella politica americana per i prossimi decenni nonostante il Presidente in carica non sia per nulla certo di essere riconfermato. Coney Barrett sarebbe addirittura il terzo componente della Corte Suprema ad essere nominato da Donald Trump: un’enormità, su un totale di 9 giudici eletti vita natural durante. La nomina di Coney Barrett dovrà essere confermata dal Senato americano, dove i repubblicani godono di una risicata maggioranza.

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A pochi mesi dalle elezioni, una ribellione dei moderati nel rispetto del nome e dell’importanza di Ruth Bader Ginsburg non è completamente da escludere, ma appare fortemente improbabile anche perché fare infuriare il leader in questo momento significherebbe per i moderati del GOP perdere di fatto la possibilità di essere ricandidati per un seggio in Senato. Più probabile, invece, sembra il verificarsi di una “ribellione” nelle strade degli Stati Uniti, da parte di milioni di donne (ma anche di uomini) consapevoli che la nomina di Coney Barrett potrebbe corrispondere ad un salto indietro nel tempo di 50 anni nelle battaglie per i diritti individuali, specie del sesso femminile. Durante l’attuale legislatura, è già successo infatti che negli Stati repubblicani dove sono state approvate le leggi sull’aborto più restrittive (e che in una Corte Suprema in equilibrio con RBG sarebbero state dichiarate sicuramente illegittime) migliaia di donne si riversassero in strada vestite da ancelle, come le protagoniste del romanzo distopico di Margaret Atwood “Il Racconto dell’Ancella”, che narra di un mondo post-apocalittico in cui l’unico ruolo sociale accordato alle donne è quello riproduttivo.

Giulio Negri

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