COREA DEL NORD IN CARESTIA

Kim Jong-un: “La situazione alimentare per il popolo è tesa”

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Dalle possibili stelle alle stalle. La Corea del Nord spreca la ghiotta occasione di concludere un accordo con Donald Trump per poi perdere, tempo dopo, anche la battaglia del grano. Tutto questo a causa della quasi nulla attenzione ricevuta da Joe Biden, impegnato sia al G7 che nelle contrattazioni con la Russia di Vladimir Putin. “La situazione alimentare per il popolo è tesa e peggiora – ammette Kim Jong-un, parlando al Comitato centrale del Partito dei lavoratori – il settore agricolo ha fallito l’obiettivo nella produzione di cereali”. In realtà la vera colpa sarebbe da ricercarsi nei tifoni che l’anno passato hanno colpito la parte nord del Paese coreano, a seguito di una siccità senza precedenti, e nelle misure adottate per contrastare la pandemia: la Corea del Nord si è trovata costretta a chiudere la frontiera con la Cina, tagliando i ponti con l’unica rotta commerciale per lei possibile. Le parole del leader nordcoreano sono la fotografia delle difficoltà di Pyongyang, affrontate in analisi effettuate all’esterno.

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Stando a quanto descrive la FAO, in caso il deficit nel raccolto non dovesse essere colmato con importazioni e aiuti dall’estero, tra il mese di agosto e quello di ottobre dell’anno corrente la popolazione affronterà quasi sicuramente una grave crisi alimentare. Guardando i dati: nel 2020 è mancato un milione di tonnellate di approvvigionamenti, mentre nel 2021 il numero lievita fino a un milione e trecentocinquanta mila. In altre parole: l’anno scorso i nordcoreani hanno assunto 445 calorie in meno al giorno rispetto al fabbisogno di 2100 raccomandato dall’ONU, secondo la agenzia sudcoreana che monitora il Nord.

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Già nel mese di aprile Kim Jong-un aveva sottolineato la necessità di intraprendere “una ardua marcia per alleviare la situazione delle masse”. L’espressione proviene direttamente dal regime degli anni ‘90 del secolo scorso, quando era entrata nell’uso del linguaggio comune. All’epoca la carestia uccise centinaia di migliaia di persone. Allo stato attuale delle cose, la situazione in corso non sembra paragonabile a quella di allora, anche se le organizzazioni umanitarie avvisano che 10 delle 25 milioni di persone nordcoreane sono cronicamente malnutrite. Quando era salito al potere, ormai nel lontano 2011, ereditandolo dal padre, Kim Jong-un aveva grandi piani economici e missilistici: “Il nostro popolo non dovrà più stringere la cinghia”. Un decennio esatto dopo, ammette che il piano di sviluppo economico “ha dato pessimi risultati in quasi tutti i settori”. Un ridimensionamento pressocché totale. E, rimanendo in tema di settore agricolo, si può dire che la Corea del Nord si sia data la zappa sui piedi: la chiusura della frontiera della Cina ha significato la completa rinuncia agli scambi con il mondo esterno. Scambi già ridotti per le sanzioni arrivate nel 2016 e nel 2017, come punizione per i continui lanci di missili e i test nucleari. E con l’isolamento dal coronavirus in procinto di essere prorogato, la ripresa per la Corea del Nord è sempre più lontana.

Francesco Bulzis

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