COP26: DEFORESTAZIONE E METANO

Temi centrali nella seconda giornata del summit

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La COP26 in scena a Glasgow porta con sé interessanti novità. Da quello che è considerato come il summit del secolo sul clima emergono annunci di importanza storica e conseguenti azioni per la salvaguardia del nostro pianeta.

Dalla città scozzese continuano ad arrivare costanti aggiornamenti, notizie ed indiscrezioni. Dopo la due giorni romana, però, le aspettative iniziali erano tutt’altro che rosee. I grandi del mondo, infatti, avevano lasciato Roma senza aver trovato un accordo con cui si promettesse di fermare le emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050.

Inoltre, non sono state fissate scadenze rigide per abbandonare il carbone e c’è stata poca chiarezza per quel che riguarda il metano. Per finire, Xi Jinping e Vladimir Putin, leader dei paesi che emettono più gas serra nell’atmosfera (Cina) e uno dei tre principali produttori di petrolio (Russia) non si sono presentati a Glasgow.

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Nonostante ciò, le trattative e lavori della COP26 stanno avanzando e già qualche risultato è stato ottenuto. Di principale rilievo in questi primi tre giorni è sicuramente l’accordo raggiunto da circa 100 paesi per ridurre le emissioni di metano entro il 2030. Il taglio, fissato al 30%, sarà raggiunto in simbiosi e congiuntamente dai paesi partecipanti, coprendo ogni settore. Tra i Paesi uniti nel patto vi sono la metà dei 30 emettitori maggiori sul globo, ovvero due terzi dell’economia globale. Tra i nuovi “volti’’ appare il Brasile, mentre Cina, Russia ed India non aderiranno.

Con il raggiungimento dell’obiettivo del patto globale sul metano si eviterebbero circa 200mila morti premature, innumerevoli viste mediche legate all’asma, ed oltre 20 milioni di tonnellate di perdite di raccolto all’anno (Stime della Coalizione per il clima e l’aria pulita del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente).

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Altro tassello storico che scaturisce dal summit scozzese è l’accordo sulla deforestazione, cui i leader mondiali si impegneranno a porre fine entro il 2030. Tra le firme spicca quella di Jair Bolsonaro e di Xi Jinping. Boris Johnson, che fa gli onori di casa, ha spiegato che la dichiarazione è stata sottoscritta da Paesi che ospitano l’85% delle foreste del mondo e ha elogiato l’adesione di Paesi come Russia, Cina, Indonesia, Colombia, Congo e il Brasile. Impegno, quello sulla deforestazione, da circa 19 miliardi di dollari. Nella pratica, i paesi si impegneranno anche nel combattere la piaga degli incendi boschivi e nel sostenere le comunità indigene, evitando il ricorso alla deforestazione per le pratiche legate al commercio globale di cibo e altri prodotti agricoli come l’olio di palma, la soia e il cacao. Inoltre, un fondo da 1,5 miliardi di dollari sarà istituito per proteggere la seconda foresta pluviale tropicale più grande del mondo, nel bacino del Congo. Biden ha aggiunto che il governo USA si è impegnato col Congresso per stanziare fino a 9 miliardi di dollari per la causa.

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Da Glasgow giunge anche il messaggio di un “grande” della terra: Jeff Bezos. Il fondatore di Amazon, tra i più ricchi del pianeta, ha promesso una donazione da 2 miliardi di dollari per ridare vita a terreni "degradati" dal clima in Africa.

"Noi dobbiamo conservare ciò che abbiamo. Dobbiamo ripristinare ciò che abbiamo perduto e dobbiamo far crescere ciò di cui abbiamo bisogno senza degradare il pianeta a danno delle generazioni che verranno”. Ha poi proseguito con queste parole: “Un totale di due terzi delle terre di tutta l’Africa è degradato, ma questa tendenza può essere invertita. Ripristinare le terre possa migliorare la fertilità del suolo, far aumentare i raccolti, incrementare la sicurezza alimentare, rendere l’acqua più disponibile, creare lavoro e dare spinta alla crescita economica”.

Restando in tema Africa, la Cop26 ha lanciato una partnership con il Sudafrica per la transizione ecologica. Unione Europea, Francia, Germania, Gran Bretagna e Usa in campo con lo Stato africano per accelerare la decarbonizzazione dell’economia sudafricana. Il programma, come spiegato dall’esecutivo UE, prevede 8,5 miliardi di dollari come prima tranche di risorse (che avverrà attraverso finanziamenti, prestiti agevolati, investimenti e settore privato).

Altra iniziativa molto interessante che ha trovato il via a Glasgow è l’Eu Catalyst Partnership. Tale progetto, che vedrà l’impegno oltre che dell’UE anche del fondatore di Microsoft Bill Gates e della Banca Europea degli Investimenti, prevede 1 miliardo di dollari per incoraggiare gli investimenti in tecnologie per il clima.

Da ricordare anche alcuni risultati ottenuti nella giornata di ieri. Il Brasile ha alzato il suo target sul clima, spostando l’asticella al -50% di emissioni di gas serra entro il 2030. L’India invece ha fissato l’emissione zero al 2070, data sensibilmente più avanti rispetto agli USA, che ha messo il traguardo al 2050.

Riccardo Seghizzi

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