CONTRO IL DIVIETO ALL’ABORTO

Polonia, migliaia di donne in piazza a protestare in più di 80 città

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cms_23757/Polonia_CONTRO_IL_DIVIETO_ALL_ABORTO.jpgAborto. Sostantivo maschile, indicante nella donna l’interruzione (spontanea o provocata), della gravidanza prima del centottantesimo giorno; negli animali tale interruzione è definibile tale prima che il feto sia vitale; nelle piante, invece, questo termine designa il mancato sviluppo di un organo. In senso figurato, nel tempo, è passato ad indicare un’opera non riuscita o rimasta incompiuta. Ciò che accomuna tutte queste didascaliche definizioni è la delicatezza di un tema come questo. Che in Polonia sta diventando uno degli epicentri delle proteste, accanto agli scivoloni del governo con l’Unione Europea. Tracciamo un identikit della nuova ondata di manifestazioni pacifiche (più o meno) che da Varsavia si sono espanse in tutto il paese. Periodo delle proteste: dal 22 settembre e ancora in corso. Motivo delle proteste: decesso di una donna trentenne cui i medici si erano rifiutati di interrompere la gravidanza, secondo la nuova e discutibilissima normativa vigente. Questo evento, oltre allo sbigottimento e all’indignazione, ha provocato una nuova protesta generale da parte delle donne.

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La donna che ha pagato con la vita una legge insensata era incita di 22 settimane, e lo shock settico ha provocato la morte di feto e genitrice. Il feto, tra l’altro, era malformato. “I medici hanno atteso la morte del feto – scrive su Twitter l’avvocata della famiglia della vittima – il feto è morto, la paziente è morta”. Come preventivabile che fosse, sono partite decine di denunce anche dalle ONG per i diritti delle donne. È incontrovertibile che la donna avrebbe potuto salvarsi se solo ci fosse stato un tempestivo intervento medico. Le manifestazioni, sempre più accese, si sono riunite sotto lo slogan “nessun’altra deve morire”; le dimostranti hanno anche osservato un minuto di silenzio in memoria di Izabella (la parrucchiera di Pszczyna così soprannominata dai media locali), che ha purtroppo lasciato il marito e una figlia di nove anni.

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Cosa resta di questa storia, ennesimo capitolo che ci si ritrova a commentare in un’epoca dove neanche dovrebbe essere contemplato? Un’altra vita spezzata, anzi, altre due, seguendo le tesi di chi è anti-abortista. Chi scrive ammette il proprio limite nel comprendere una tesi che impedisce ad un essere umano di prendere una decisione potenzialmente salvifica, tesi sostenuta da un labile “l’aborto è un omicidio”. Omicidio è anche impedire ad una persona di salvarsi quando si hanno possibilità e strumenti per farlo. Anzi, certe leggi sono un liberticidio, forse il padre di tutte le uccisioni che possono conseguirne. Ognuno deve essere assolutamente libero, ovvero che devono essere forniti tutti i mezzi affinché possa farlo, di salvaguardare la propria vita e possibilmente quella delle altre persone. Altrimenti il futuro per cui tanto si lotta, rischiamo addirittura di non costruirlo proprio.

Francesco Bulzis

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