CONTINUA LA GUERRA FREDDA TRA MALAGÒ E IL “CALCIO”

È POLEMICA SUI DIRITTI TV E RIPRESA DEI CAMPIONATI TRA CONI E LEGA SERIE A

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Continua la guerra fredda tra il Coni e i vertici del calcio. Dopo le frecciatine lanciate nei scorsi giorni verso Giancarlo Gravina (Presidente della Figc), infatti, Giovanni Malagò (Presidente del CONI), questa volta, cambia bersaglio e attacca direttamente la Serie A, sia sul fronte ‘ripresa campionati’ che su quello dei ‘diritti tv’, provocando la dura reazione del Presidente di Lega, Paolo Dal Pino. Ma procediamo con ordine partendo dalle dichiarazioni rilasciate a ‘Il Tempo’ dal numero uno dello sport italiano, Giovanni Malagò:

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“Premesso che il Coni è la confederazione delle federazioni, ogni federazione ha il diritto e il dovere di prendere una decisione. Ma tutti quanti alla spicciolata hanno preso delle decisioni: chi di annullare il campionato, chi di sospenderlo sine die. Voi parlate della ripartenza del calcio, ma di quale calcio? Non c’è solo la Serie A. È chiaro che ciò che potranno fare le grandi società non sarà possibile per alcuni club di Serie B o Lega Pro, ma è altrettanto chiaro che la salute di tutti i calciatori andrà sempre messa sullo stesso piano”.

Ma il Presidente Malagò non si è fermato qui e, anzi, ha rincarato la dose attraverso un’altra intervista rilasciata al ‘Corriere dello Sport’: “Senza voler fare polemica, per carità, io avrei chiuso dentro una stanza la Federcalcio, la Lega di A, l’Assocalciatori, gli allenatori, le televisioni e gli organismi internazionali, Fifa e Uefa, e non li avrei fatti uscire finché non avessero prodotto un documento condiviso. Ti rendi conto che a tutt’oggi le televisioni che tirano fuori 1 miliardo e quattrocento milioni non hanno nemmeno un pezzo di carta della Lega sulla base del quale sviluppare il tema dell’immediato? Niente: si procede a vista, per ipotesi, con una conflittualità che danneggia qualsiasi progettualità”.

Proprio ‘senza voler fare polemica’, non si direbbe. Fermo restando, infatti, il ruolo di grande prestigio che riveste il Presidente del Coni, Malagò, alcune sue dichiarazioni, in realtà, sono sembrate al veleno.

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Non potevano, dunque, non destare indignazione le sue esternazioni, tanto che, attraverso una nota ufficiale, la Lega di Serie A - del Presidente Paolo Dal Pino - ha prontamente replicato: “La Lega dall’inizio della situazione di emergenza legata all’impatto del Covid-19 sul calcio, è in costante contatto con i broadcaster titolari dei diritti TV. Tali rapporti sono peraltro regolati da chiare previsioni contrattuali. La Lega Serie A è inoltre in continuo aggiornamento con la FIGC e le altre componenti del sistema calcio per vagliare tutte le opzioni possibili, proseguendo allo stesso modo il dialogo con le altre Leghe europee, l’Eca, l’UEFA e la FIFA. Ci si augura, in un momento di grande difficoltà per il Paese, che ogni Istituzione lavori, con senso di responsabilità, in modo costruttivo e propositivo per il bene comune, senza creare, come dice il Presidente del Coni, "conflittualità che danneggino qualsiasi progettualità".

In effetti, entrambe le parti auspicano maggiore serenità e senso di responsabilità, ma a fronte di queste dichiarazioni, soprattutto da parte di Malagò, sembra emergere tutt’altro.

Se si afferma, infatti, di voler rispettare le decisioni delle singole Federazioni, allora si dovrebbe accettare anche la possibilità che il calcio, sbagliato o giusto che sia, possa ripartire anche se ‘tutti gli altri hanno deciso alla spicciolata diversamente’. Così come non va bene che a giorni alterni il numero uno dello sport italiano «bacchetti» pubblicamente e puntualmente Figc e Lega di A. Per usare le sue stesse parole, avrebbe potuto chiudersi in una stanza con i vertici del calcio e parlare direttamente con loro per cercare una soluzione condivisa e indolore per tutti, eventualmente, il male minore. Questo per quanto riguarda la forma.

Per quanto concerne i contenuti, invece, si possono condividere alcune perplessità del Presidente del Coni.

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Effettivamente, tutte le misure contenute nel protocollo sanitario di garanzia - volute soprattutto da Gabriele Gravina e stabilite dal Comitato Tecnico Scientifico della FIGC - potrebbero essere adottate solamente dalla Serie A e forse da parte della serie B; solo difficilmente, invece, dalle Leghe minori (Serie C e Lega nazionale dilettanti). Questo perché c’è una grande differenza tra il calcio di serie A e il resto dei campionati italiani di calcio.

E che si navighi a vista è anche vero. Ma come si può calendarizzare con certezza il resto del campionato se il coronavirus continua a dettare legge? Non si sa ancora quando finirà quest’incubo, per cui si possono fare solo ipotesi. Ma una certezza c’è: sia la Uefa che la Figc non intendono mollare e, anzi, hanno deciso di terminare i campionati per evitare un bagno di sangue epocale, ‘costi quel che costi’, anche se si dovesse giocare ad agosto. Per cui si possono capire le difficoltà della Figc e della Lega di Serie A nel prendere con fermezza certe decisioni; purché non si rischi, però, sulla pelle dei calciatori e di tutti quelli che gravitano nell’orbita delle società di calcio.

Sui diritti televisivi, infine, a prescindere dal fatto che ci sono dei contratti che regolano i rapporti tra la Lega e i licenziatari titolari dei diritti tv, è giusto che - alla luce dell’emergenza COVID19 - aggiornino l’accordo già regolato nel contratto, eventualmente con dilazioni nei pagamenti. Ma anche in questo caso si attendono le decisioni del ‘coronavirus’. Perché, allora, tutte queste polemiche? A chi giova?

Effettivamente, al di là dei contenuti, più o meno condivisibili dell’una o dell’altra parte, queste continue polemiche tra Coni e Figc/Lega A certamente non fanno bene al sistema. Da queste guerra fredda difficilmente si possono distinguere i vinti dai vincitori.

(foto da Afp e Fotogramma adnkronos.com – si ringrazia)

Rino Lorusso

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