CONTINUA L’ALLERTA PER I CIBI CONTAMINATI

Altri due prodotti segnalati al Ministero della Salute; ma cos’è l’ossido di etilene contenuto al loro interno

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La notizia di alcuni cibi ritirati a causa dell’ossido di etilene contenuto al suo interno avrà fatto inarcare un sopracciglio a molte persone. Non si sente tutti i giorni di un allarme per sospetta intossicazione alimentare, provocata da una sostanza chimica non conosciuta al grande pubblico. A far accendere nuovamente la spia rossa nelle ultime ore, sono stati due yogurt, uno greco alla mela cannella e uno ai mirtilli, entrambi da 150 grammi, che vanno ad aggiungersi alla lunga lista di prodotti alimentari nocivi alla salute, da oltre un mese ritirati dalla vendita. Per il caso in questione, MD si è vista privare di questi due prodotti per una contaminazione. La catena alimentare, congiuntamente al Ministero della Salute, esplica tutti i riferimenti per riconoscere i prodotti incriminati: lo stabilimento di produzione è ubicato a Casalrecchio di Reno (provincia di Bologna), la società produttrice ha nome Atlante s.r.l.; il gusto “mela cannella” è identificato da due lotti, G41L195 (data di scadenza: 2 settembre) e G41L201 (8 settembre), mentre quello ai mirtilli (oltre ai due appena riportati) ha anche G4L181 (termine minimo di conservazione al 19 agosto) e G4L188 (26 agosto).

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Più che l’ossido di etilene, scientificamente impossibile da trovare negli alimenti al suo stato naturale, l’ingrediente che ha fatto scattare sull’attenti è la farina di semi di carrube, preparata con il gas chimico. Questo finale di estate, come accennato, è stato particolarmente turbolento dal punto di vista dei richiami alimentari: sono stati interdette dalla consumazione anche varie marche di gelati (Snickers, Twix, Bounty e M&M’s) e di crackers (commercializzati nei punti vendita Bennet, Certossa, LIDL e Despar). Come fa sapere il Ministero della Salute, è possibile recarsi dove si sono acquistati i prodotti “inquinati” per ottenere un rimborso. Prima di chiudere, manca la risposta a due domande fondamentali: cos’è l’ossido di etilene? E perché sembra tanto pericoloso?

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Conosciuto dagli esperti del settore e anche come ossirano (nome datogli dalla IUPAC, ovvero l’Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata), l’ossido di etilene è un composto formato da ossigeno, carbonio e idrogeno (formula chimica: C2H4O), presenta una temperatura di fusione pari a -112 gradi centigradi mentre bolle a 11 gradi. A temperatura e pressione ambiente è un gas incolore dall’odore dolce, è estremamente infiammabile e solubile in acqua. Fu preparato per la prima volta nel 1859 dal chimico francese Charles Wurtz. Come impiego, questo gas viene usato principalmente per produrre altri composti chimici, tra cui: gli antigelo delle auto e i poliesteri. Nel campo medico viene usato spesso come battericida e per eliminare muffe e funghi, e come sterilizzante per i prodotti che vengono danneggiati dal calore e per gli strumenti chirurgi. La sua pericolosità è dovuta al suo alto grado di tossicità: l’esposizione prolungata può provocare mal di testa, confusione, convulsioni, ischemie cerebrali e coma; se inalato irrita le vie respiratorie causando il versamento di liquidi all’interno di esse. È stato anche scientificamente provato che può causare cancro al fegato, aborti spontanei e mutazioni della progenie, per quanto questi ultimi tre effetti non siano stati ancora riscontrati negli esseri umani ma solo sulle cavie. Tuttavia è accertato che un’esposizione cronica causi la cataratta, oltre a essere presente come agente inquinante nel gas naturale, nel fumo delle sigarette e negli scarichi delle automobili.

Francesco Bulzis

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