CONSUMI MEDIATICI DEGLI ITALIANI

Quale futuro per la comunicazione nell’era digitale?

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In che misura la comunicazione mediatica impatta nella vita degli italiani ai tempi del Covid-19, in che percentuale gli stessi vengono profilati e, in particolare, quali sono gli indici di gradimento dei social network?

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La risposta a queste domande offre un’immagine dello spaccato del Paese che, in buona misura, conferma quanto la famiglia rappresenti un potenziale capace di imprimere una fortissima selezione nelle facoltà di scelta e come alcuni settori appaiano irreparabilmente mummificati a vantaggio delle nuove frontiere delineate dalla digitalizzazione.

Digitalizzazione che, per quanto non adeguatamente sostenuta da una politica oculata di investimenti diretti a favorirne l’implementazione, mostra di attrarre un numero crescente di utenti, in parte per interesse e in parte per necessità di lavoro.

In questo nostro Bel Paese, caratterizzato dal viaggiare sempre lungo due diversi binari, in uno a doppia velocità e in un altro al ritmo di un accelerato; in questa straordinaria Italia che esporta cervelli, eccellenze che all’estero mostrano di non avere rivali, e che riluce per una incapacità organizzativa che si riverbera in modo strabiliante in ogni settore, pubblico o privato, in cui la competenza decisionale è fattore determinante, ebbene qui le sorprese vanno di pari passo con le contraddizioni: la televisione mantiene stabilità, crolla la simpatia per la carta stampata (media e libri) mentre svettano i radioascoltatori, qui l’informatizzazione è al di sotto della media europea ma l’utilizzo di computer, audiovisivi e cellulari coinvolge un pubblico ludico/logorroico sempre più vasto.

Quanto detto non è frutto di oziosa diagnosi personale ma proviene dalla ben più autorevole fonte del Censis. Mappando il 54° Rapporto (l’ultimo) vediamo, nel dettaglio, il trend dei consumi mediatici, dei fattori di identificazione, della capacità pervasiva dei social network e della digitalizzazione.

Un sistema sempre più liquido?

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La fruizione della televisione è stabile, i telespettatori della tv tradizionale sono in decisa flessione (il digitale terrestre: -2,5% in un anno) mentre resta salda l’utenza della tv satellitare (-0,1%) e crescono significativamente la tv via Internet (web tv e smart tv arrivano al 34,5% di utenza: +4,4% in un anno) e la mobile tv (che è passata dall’1% di spettatori nel 2007 all’attuale 28,2%, con un aumento del 2,3% solo nell’ultimo anno).

La radio, invece, continua a rivelarsi all’avanguardia nei processi di ibridazione del sistema dei media. I radioascoltatori sono il 79,4% degli italiani. L’ascolto in casa attraverso l’apparecchio tradizionale perde 5,3 punti percentuali di utenza, l’autoradio è stabile (+0,3% rispetto all’anno precedente). L’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (lo fa il 17,3% degli italiani: +0,3%) e soprattutto attraverso lo smartphone (con una utenza arrivata al 21,3%: +0,6% rispetto a un anno prima) è sempre più rilevante.

Si registra ancora un aumento dell’utenza di Internet: dal 78,4% al 79,3% della popolazione, con una differenza positiva di quasi un punto percentuale in un anno. Gli italiani che utilizzano gli smartphone salgono dal 73,8% al 75,7% (con una crescita dell’1,9%, quando ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione).

In decisa crisi permangono i media a stampa. I lettori dei quotidiani, che nel 2007 erano il 67,0% degli italiani, sono il 37,3% nel 2019 ossia gli stessi di un anno prima (il 37,4% nel 2018). Le edizioni on line dei giornali si attestano a una quota di utenza pari al 26,4% (la stessa di un anno fa: +0,1%). Nel campo dei periodici: flettono leggermente i settimanali (il 30,1% di lettori, -0,7% in un anno) e tengono i mensili (il 27,4% di lettori: +0,9%). Gli aggregatori di notizie online e i portali web d’informazione sono consultati dal 51,6% degli italiani, con una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente.

Anche i lettori di libri in Italia continuano a diminuire. Se nel 2007 il 59,4% degli italiani aveva letto almeno un volume nel corso dell’anno, nel 2019 il dato è sceso al 41,9%, ma sembra essersi fermata la discesa, dal momento che il dato risulta stabile rispetto all’anno precedente (-0,1%). Né gli e-book (letti solo dall’8,5% degli italiani, con una variazione nulla in un anno) hanno compensato la riduzione dei lettori.

La spesa delle famiglie per i consumi mediatici tra il 2007 (l’ultimo anno prima dell’inizio della crisi) e il 2018 evidenzia come, mentre il valore dei consumi complessivi ha subito una drastica flessione senza essere ancora tornato ai livelli pre-crisi (-2,0% in termini reali nel periodo considerato), la spesa per l’acquisto di telefoni ed equipaggiamento telefonico ha segnato anno dopo anno un vero e proprio boom, di fatto quadruplicando in valore (+298,9% nell’intero periodo, per oltre 7 miliardi di Euro nell’ultimo anno), quella dedicata all’acquisto di computer e audiovisivi ha conosciuto un rialzo rilevantissimo (+64,7%), mentre i servizi di telefonia si sono assestati verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-16,0%, per un valore però di 16,8 miliardi di Euro sborsati dalle famiglie italiane nell’ultimo anno).

La spesa per libri e giornali ha subito, invece, un vero e proprio crollo nel decennio (-37,8%).

Identità, appartenenze e media personali

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La famiglia costituisce sempre il primo fattore di identificazione per il 76,3% degli italiani e in misura maggiore per gli anziani (83,5%). L’essere italiano (39,9%) e il legame con il proprio territorio di origine (37,3%) si collocano a poca distanza l’uno dall’altro. Segue il lavoro (29,2%), una leva di identificazione più forte tra chi ha una età compresa tra 30 e 44 anni (39,1%). Poi la fede religiosa (17,2%) e le convinzioni politiche (11,8%). Solo dopo viene l’identità europea (10,9%). Ma per il 3,5% (9,1% se si tratta di giovani) a determinarne l’identità è il proprio profilo sui social network.

I social network tra amore e odio

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I social network più popolari sono YouTube (per il 56,7% degli italiani, 76,1% per i 14-29enni), Facebook: 55,2% (60,3% dei giovani), Instagram: 35,9% (65,6% degli under 30). WhatsApp è utilizzato dal 71% degli italiani (88,9% dei 30-44enni, 30,3% tra gli over 65). I social network sono giudicati come essenziali dal 4,9% degli italiani, utili dal 48,6%, inutili secondo il 22,9%, dannosi per il 23,7%.

Le motivazioni del loro utilizzo sono varie:

  • rimanere in contatto con le persone e comunicare in maniera più veloce ed efficace (40,6%);
  • fanno compagnia (28,8%);
  • forniscono molte informazioni (24,0%);
  • sono importanti per il lavoro (18,0%)
  • consentono di coltivare i propri interessi (14,7%).

Le nuove frontiere del mercato digitale

Il lockdown ha incrementato i rapporti domanda/offerta tra internauti. Dal 6,9% registrato nel 2017 la percentuale è balzata al 12,1% nel 2019 (5,2 punti percentuali in più). Il profilo dell’utilizzatore tipo è 30-44enne (19,5%: +10,6%), maschio (12,4%), diplomato o laureato (14,5%), residente in un centro urbano medio-grande (14,7%).

Francesco Leccese

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