COME SI SENTE CARO SHEIN? BENISSIMO GRAZIE!

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Come state dopo Halloween? Siete sopravvissute alla baracconata che assomiglia sempre più al second hand del Carnevale? Se noi fashion addicted ci sentiamo sfinite da tanto trash, dal canto suo Shein, il colosso cinese dell’ultra fast fashion, gode di perfetta salute inanellando una nuova partnerrship ed una vera e propria acquisizione. La partnership è con la catena statunitense di fast fashion Forever 21, catena che ha da poco dichiarato bancarotta per non essersi adeguata ai cambiamenti del mercato che spingono sempre più verso l’online, almeno per quanto riguarda il fast fashion. Shein arriva in suo soccorso acquisendo un terzo delle sue azioni ed impegnandosi a vendere sulla sua piattaforma di shopping online, piattaforma che conta più di centocinquanta milioni di utenti attivi, capi di abbigliamento ed accessori di Forever 21 che spazieranno dallo sportswear al beachwear. La vera novità sta nel fatto che la collezione sarà disponibile anche negli store fisici di Forever 21 presenti negli Stati Uniti e in Europa e la domanda sorse spontanea: “in men che non si dica saremo inondati da store fisici di Shein?”. Sino ad oggi c’erano stati solo pop-up store, ma in futuro, oltre a cannibalizzare il mercato online, Shein, proverà anche a prendersi la leadership dello shopping fisico del fast fashion? L’acquisizione è quella del brand inglese Missguided, rilevato da Frasers Group, impegnandosi a produrre e vendere i capi sulla sua piattaforma e sul sito di Sumvon Studios a cui ha concesso la licenza e la proprietà intellettuale. Questa è la palese smentita a tutti coloro che hanno, in modo cieco e frettoloso, decretato la fine dell’ultra fast fashion, ma che in realtà continua ad avere molti estimatori con buona pace degli eco-ambientalisti e degli estimatori del poco, ma buono. I “collezionisti” dei capi usa e getta non si pentono e il fast fashion rialza la posta in gioco. A nulla valgono gli sforzi di colossi del fast fashion come Zara, Cos, Uniqlo ed H&M nel cercare di alzare la qualità, con conseguenza aumento dei prezzi, nell’utilizzare tessuti derivati da materiali riciclati. Oggi ci pensa Shein ad accontentare chi non vuole rinunciare ad essere fashion, anche con un piccolo budget. Le domande non politically correct da farsi sono: “Dobbiamo cambiare mentalità noi clienti? Deve aumentare il potere d’acquisto? Tutti hanno diritto di sentirsi fashion, anche se non ricchi? Il poco, ma buono è davvero sostenuto dalle grandi maison che continuano a sfornare collezioni, capsule e limited edition? L’aumento spropositato dei prezzi delle maggiori maison di moda non è un modo per ghettizzare i più, soprattutto i giovani, e spingerli verso il fast fashion?”. Il mea culpa non deve farlo solo di Shein, ma anche il fashion system che continua a mordersi la coda, che continua a predicare qualità, ma che continua a farla pagare a carissimo prezzo.

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Restando in tema di ambiente, mi duole informarvi che il capo più amato da tutte le fashion addicted, quello più collezionato, quello di cui non se ne ha mai abbastanza, come per la sottoscritta, è quello più deleterio per l’ambiente. Ahimè, il caro amato demin è la produzione che ha più impatto negativo per l’ambiente, in particolare per il consumo d’acqua (si stima che servano quattromila litri per un solo paio di jeans). Il jeans resta però il capo più amato dai designers e dai clienti ambosessi, il più venduto, il più reinterpretato da tutte le maison di moda. Ultimamente anche le maison Chanel e Valentino, fiutando l’affaire jeans, lo hanno portato in passerella, Chanel in versione monogram e Valentino in versione haute couture alla Parigi fashion week dedicata proprio all’haute couture. Questo amore smodato per il denim viaggia di pari passo con una produzione continua e un sovraffollamento in discarica dopo che l’amore svanisce e ci si innamora di un nuovo paio di jeans. Per alcuni la soluzione sarebbe puntare su un jeans di qualità e tenerselo per il più lungo possibile, per altri sarebbe più etico orientarsi verso il second hand, ma può essere una strada percorribile con la grande varietà di offerta, di trend che cambiano alla velocità della luce? Ed infine ci sono i più intransigenti che auspicherebbero l’applicazione di una “tassa” di smaltimento sul prezzo di vendita dall’amato jeans.

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Continua la rivoluzione gentile dei designer non social-star nel fashion system al timone delle grandi maison di moda. Dopo Sabato de Sarno approdato da Gucci, dopo Davide Renne a Moschino, dopo Stefano Pilati a Fendi, oggi tocca a Walter Chiapponi essere il nuovo direttore creativo della maison Blumarine. Il designer vanta una lunga carriera nel fashion system, dove ha lavorato in grandi maison come Valentino, Gucci, Miu Miu, Givenchy, Bottega Veneta e ricoprendo svariate posizioni. L’ultima sua collezione è sotto la maison Tod’s, per cui ha lavorato quattro anni e dove ha seguito il suo re-brandig e che oggi si appresta a scrivere un nuovo capitolo fashion nella storica maison Blumarine. Il suo debutto è per il prossimo febbraio durante la Milano fashion week, momento in cui potremo vedere se i codici stilistici della maison come la femminilità e la leggerezza continueranno ad essere il fil rouge del nuovo direttore creativo oppure ci saranno nuove strade stilistiche da percorrere.

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Dopo due anni dall’annuncio, la designer Phobe Philo ha lanciato il suo brand di moda che avrà il suo nome e il supporto finanziario del colosso del lusso LVHM che diventa socio di minoranza. Tutte le inconsolabili adepte del suo mood mannish minimal-chic che la designer aveva portato, come direttore creativo, nelle maison Celine e Chloé, un mood che aveva avuto un’enorme successo, un mood che tutti hanno copiato è tornata. La sua collezione è essenzialmente timeless, non rinnega il suo mood mannish minimal-chic, ma che oggi appare come più “un così fan tutti” più un’innovazione stilistica come lo era stato ai tempi di Celine e Chloé.

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Il primo edits, identificato come A1, si caratterizza per le sue linee minimal, per la quantità limitata, onde evitare eccedenze. Per la prossima primavera sarà disponibile il secondo edits, identificato come A2, ad ogni stagione i capi terminati non avranno una seconda produzione, ma a ben guardare i centocinquanta capi di questo primo edits hanno un mood seasonless più che legati ad una stagionalità, la palette colori è anch’essa timeless fatta di off-white, grigio, nero, nuance della terra ed accenti di rosso.

T. Velvet

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