COLOMBIA: ANCORA PROTESTE CONTRO DUQUE

In migliaia a Bogotà manifestano contro le disuguaglianze e gli abusi della polizia

1626886865copertina.jpg

In Colombia proseguono le proteste contro il governo di destra di Ivan Duque. Migliaia le persone scese in piazza anche questa settimana per rivendicare i propri diritti, dinnanzi alla sistematica non osservanza degli standard basilari delle prestazioni sociali essenziali, che dovrebbero essere garantiti a tutti i cittadini in virtù del principio di eguaglianza e di dignità della persona umana. La Colombia infatti, nella morsa del conflitto armato per tanti anni, non è intervenuta capillarmente sulle disuguaglianze sociali, vincolanti nella frenata dello sviluppo del Paese. I dati dell’Eclac registrano che oggi nel paese latino americano, circa l’1% della popolazione detiene il 40% della ricchezza; mentre, facendo riferimento al coefficiente di Gini, che misura la disuguaglianza sui redditi, il tasso si aggira intorno allo 0,55, tra i più alti del pianeta, rivelando l’inefficienza del sistema impositivo che aumenta le disuguaglianze anziché ridurle. Questo breve accenno ad un contesto socio-economico profondamente lacerato da fenomeni di divergenza territoriale e polarizzazione dei livelli di reddito, spiega le ragioni a monte delle tensioni che ormai da mesi stanno scuotendo le piazze dei principali centri colombiani.

cms_22590/foto_1.jpg

Il diffuso malcontento popolare, ha trovato come appiglio, il recente progetto di riforma fiscale, che ha funto da detonatore per le proteste. Presentato dal dimissionario Ministro delle Finanze Carrasquilla, il progetto di riforma prevedeva un aumento della pressione fiscale sulle fasce medie e povere, con un incremento del 19% sull’IVA per luce, gas, acqua, apparati elettronici e altri servizi essenziali. Un altro tema centrale delle rivendicazioni, è la violenza perpetrata per mano delle forze armate, che ha comportato in due mesi di proteste, un bilancio di 75 morti, di cui 44 si è accertato siano causate per mano della polizia, secondo i dati di fine giugno delle Ong colombiane Indepaz e Temblores.

cms_22590/foto_2_copia.jpg

Il documento sottolinea che «la responsabilità dei membri della forza pubblica ha a che fare con azioni palesemente irregolari, come omissioni e complicità, che devono essere indagate da organismi di controllo sia nazionali sia internazionali», come denunciato anche dall’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Michelle Bachelet, che afferma: “è essenziale che coloro che siano coinvolti in queste morti o ferimenti, inclusi funzionari governativi, siano soggetti ad un’inchiesta rapida, efficace, indipendente, imparziale e trasparente.” Sin dall’inizio delle mobilitazioni, l’epicentro dei disordini è stato Calì, dove decine di giovani sono stati prelevati di forza e detenuti arbitrariamente, senza lasciarne traccia. Nell’occhio del ciclone, la Esmad, Squadrone antisommossa, responsabile di molte violazioni come testimoniato da decine di video amatoriali raccolti dalle Ong locali, che smentiscono l’attribuzione della responsabilità di tali atti da parte del governo, ad elementi terroristici infiltrati.

Federica Scippa

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos